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L’acqua torna (forse) pubblica

Parte l’iter per ridare l’acqua agli italiani, basta con i furbetti del rubinetto

Mer 01 Apr 2009 | di Francesco Buda | Acqua
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La proposta è semplice: rimettere le risorse idriche sotto il controllo degli italiani. Il motivo è sacrosanto: l'acqua è un bene di tutti e come tale va gestito. È la legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'“oro blu”.
Ora il Parlamento ha iniziato finalmente ad occuparsi di questa proposta avanzata dal Forum dei movimenti per l'acqua, una miriade di cittadini, sindaci e amministratori pubblici, associazioni, comitati. Bastavano 50.000 firme, loro ne hanno raccolte oltre 406.000, in tutta Italia, di tutti i colori per presentare la proposta di legge. Sulla base del principio che non si tratta di una merce, chiedono di superare l'attuale spirale affaristica che ha “espropriato” il nostro Paese di sorgenti, acquedotti, depuratori, affidandoli a società private. E un privato, naturalmente, mette al primo posto il ricavo economico anziché l'interesse della collettività. Il 22 gennaio scorso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha avviato l'esame del disegno di legge per la ripubblicizzazione del servizio idrico. «Si tratta di nuove regole per riorganizzare il servizio idrico in tutta Italia, affidandolo ad enti di diritto pubblico, come aziende speciali o Consorzi tra Comuni, ossia a soggetti rappresentativi dei cittadini, in cui le decisioni vengano prese nei Consigli comunali anzhiché da manager-mercanti nei consigli di amministrazione di oscure società private lontane dalla gente. Gli enti di diritto publico, infatti, hanno come scopo la fornitura del servizio a tutti, non solo a chi può pagare. La nostra proposta punta inoltre alla tutela e conservazione dell'acqua attraverso regole che facciano evitare gli sprechi», spiega Marco Bersani, coordinatore nazionale dell'Associazione Attac Italia, in prima linea nel Forum italiano dei movimenti per l'acqua. Attualmente, invece, gli italiani sono sempre più trattati come clienti da spremere, sotto i colpi di tariffe lievitate, spesso riconosciute ingiuste o addirittura illegali, ma con servizi in molti casi peggiorati. Per non parlare dei ghiotti giri di appalti per sistemare le reti che oggi sono dei colabrdo peggio di quando i privati non si erano accaparrati l'acqua italiana. Tra questi spiccano per voracità soprattutto un paio di multinazionali francesi (a cominciare dalla Capitale italiana), da poco cacciate a Parigi dopo anni di corruzione e malagestione. L'iniziativa di legge popolare punta anche alla partecipazione delle comunità alle decisioni sulla gestione idrica. «Chi gestisce l'acqua deve ascoltare le esigenze del territorio – prosegue Bersani – per poi programmare e realizzare gli interventi necessari in base alle reali necessità anziché alla redditività economica, come per la sanità o la scuola pubblica». Ad agosto il Parlamento ha approvato una norma che dà ancora più potere ai privati sull’acqua. Ora, però, si riapre la speranza per riportarla sotto un sano controllo dei rappresentanti dei cittadini.


I Vescovi per l’acqua pubblica
“L'acqua in Molise non manca. Anzi, è una terra benedetta dal Signore. Ed è per questo che con generosità viene donata alle regioni vicine, sia quella sorgiva che quella dei nostri bei laghi artificiali. E siamo certi che è un gesto benedetto dal Signore, perché l'acqua è un bene di tutti. Proprio per questo, come vescovi, leviamo la nostra voce perché, mentre si discute sull'utilizzo di questa risorsa, la gestione sia sempre ad impostazione pubblica, perché è un bene di tutti. E di tutti deve restare. Non ci sia una gestione privatistica, ma un affido ai comuni e agli enti locali, in modo diretto. Lo hanno scritto i 4 Vescovi del Molise nel loro messaggio per la Giornata della Vita (1 febbraio), i Monsignori Giancarlo Maria Bregantini, Gianfranco De Luca, Salvatore Visco e Domenico Angelo Scotti.


Quei Sindaci che sanno fermare la privatizzazione
Si moltiplicano le mobilitazioni per riportare o mantenere l'acqua sotto il controllo di enti pubblici, e nell'interesse di tutti. Tra le più recenti iniziative, spicca quella in Sicilia: stanchi dei disservizi, sostenuti dai cittadini, vari Sindaci in rappresentanza di 25 Comuni in provincia di Agrigento hanno evitato il passaggio ai privati dell'acquedotto del Comune di Burgio. Davanti al Municipio siculo si era presentato il funzionario incaricato della consegna degli impianti alla Girgenti Spa. Lo hanno invitato a non entrare nel palazzo comunale, occupato dalla cittadinanza. «Protestiamo contro la privatizzazione del servizio idrico integrato e ci opponiamo al trasferimento del servizio ai privati per affermare l'ordine e la legalità. Denunciamo la persistente lesione delle prerogative dei Comuni e la acclarata inaffidabilità del gestore privato» hanno detto i Sindaci. Molti altri loro colleghi nell'agrigentino, già spogliati della gestione idrica, si sono uniti per sciogliere il contratto con la società privata.
E in Lombardia 144 Sindaci con le loro comunità hanno sventato il tentativo di privatizzare il servizio idrico, ottenendo l'abrogazione di alcuni articoli della nuova legge regionale.


CONTRO LEGGE E CONTRO NATURA
L’acqua non può essere merce nelle mani di pochi privati
L’acqua da diritto universale, l'hanno declassata a “bisogno vitale”. Così hanno deciso oltre 130 Paesi al 2° Forum Mondiale sull'acqua nel 2000 all'Aja (Olanda). Da qui si è poi arrivati a considerarla principalmente un “bene economico”, il cui valore deve essere determinato sulla base del “giusto prezzo”, fissato dal mercato.
Cioè: serve a tutti, ma non spetta a tutti, visto che va controllata e gestita da privati. Da qui a trasformarla in merce il passo è stato breve. Come ha fatto da noi, lo scorso agosto, il Parlamento approvando l'articolo 23 bis del decreto legge sulla competitività che privatizza i servizi pubblici, acqua compresa. 
Eppure, per il Patto sui Diritti Civili e Politici del 1966, ratificato da oltre 130 Stati, “ogni popolo ha diritto di disporre liberamente delle proprie ricchezze e risorse naturali”. Mentre nel 1977, alla prima grande conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua, i governi hanno affermato che “tutti gli esseri umani hanno il diritto di accedere all’acqua potabile”. Cosa ribadita dalle Nazioni Unite nel 1981 allorché lanciarono il “Decennio internazionale dell’acqua”. Gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si dettero nel 1984 come “obiettivo 20” di una Politica per la Salute per tutti di fare in modo che “nell’anno 2000 tutte le popolazioni dispongano di un approvvigionamento soddisfacente d’acqua potabile”.
Oggi, invece, i ricatti commerciali e la devozione al mercato - la stessa che ha causato l'attuale crisi planetaria - non mollano la preda: la Banca Mondiale ha dichiarato che solo i Paesi che privatizzeranno i servizi pubblici di acqua potabile e fognature potranno godere dei finanziamenti internazionali in altri settori.


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