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Simona Molinari: sono come Dottor Jekyll

Dopo il successo di “In cerca di te”, torna a Sanremo e si prepara al tour internazionale che la porterà anche in Giappone

Mer 02 Gen 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Ha cominciato ad 8 anni. Ma la sua vera passione è sempre stata la musica jazz. Dopo essere venuta alla ribalta con “In cerca di te”, meglio nota come “Sola me ne vò per la città”, ora, per la seconda volta, sale sul palco dell’Ariston.

Al tuo fianco Peter Cincotti: quando è nata la vostra collaborazione?
«L’anno scorso. Lo chiamai per registrare un brano del disco “Tua”. Poi i brani sono diventati 3. Mentre eravamo in studio, abbiamo concepito la versione, poi supportata dalle radio, di “In cerca di te”. In realtà io lo conoscevo da prima: ero una sua fan. Poi è nata l’amicizia ed ora la collaborazione sanremese».

Che genere di canzoni porterete a Sanremo?
«Portiamo due brani: “La felicità” (scritto da Simona, Maurizio Vultaggio e Carlo Avarello - ndr) e “Dr. Jekyll and Mr. Hide”, scritto da Lelio Luttazzi. Sono canzoni elettroswing: si sente questo sapore retrò, ma c’è l’elettronica. Sono pezzi movimentati. All’inizio non sapevamo se fare una cosa lenta o veloce. Un brano parla di come siamo tutti Jekyll e Hide, di come siamo doppi e mutevoli. L’altro racconta di una donna lasciata dal suo uomo che, a distanza di tempo, si rende conto che si sarebbe accontentata anche del minimo pur di stare con lui, perché senza di lui la vita non ha senso».

In che Sanremo sperate?
«Spero in un Sanremo leggero e positivo. Che sia una vetrina per raggiungere tante persone. Voglio divertirmi e non percepire la tensione della gara fino all’ultimo istante».

Che ricordi hai del primo Sanremo?
«Ero terrorizzata! È stato un ciclone».

Cosa ti dà cantare?
«Cantare per me è comunicare. Nella vita io sono più dottor Jekyll, sono molto riservata. Non riesco mai ad esprimermi al 100%, se non sul palcoscenico, dove riesco a mettermi a nudo. Il canto per me è terapeutico!».

Da dove nasce la tua passione per il jazz?
«Da uno dei miei insegnanti che mi ha fatto conoscere il jazz e comprendere che è un tipo di musica che esprime libertà!».

Ti sei mai sentita dire: “Lascia perdere tanto non ce la farai mai”?

«In faccia nessuno me lo ha mai detto. Ma mi è stato riferito o ho sentito commenti del tipo “è difficile intraprendere questa carriera, figuriamoci se tu ce la puoi fare…”. Il premio più bello è dimostrare che, lavorando, si possono raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati!».

Tu sei molto apprezzata all’estero: hai mai pensato di abbandonare l’Italia?
«Non sarei in grado di stare lontano dal nostro Paese più del tempo di un tour».

L’esperienza internazionale cosa ti ha dato?
«Mi sono resa conto dei nostri limiti, ma anche dei nostri pregi. Vedo con lucidità ciò in cui noi siamo forti e quello in cui possiamo migliorare!».

Progetti per dopo Sanremo?
«Ad aprile inizia il nuovo tour. Andrò anche all’estero: ad ottobre sarò in Giappone».

Cosa ti affascina dell’Oriente?
«La loro cultura di cui sappiamo poco. Sono molto aperti e amanti della nostra terra».

Sei cresciuta a L’Aquila: quanto spesso riesci a tornare nella tua città?

«Almeno una volta al mese. Quando vado lì, faccio il giro delle 7 chiese: devo incontrare i parenti e gli amici con cui è immancabile una birra! Poi sto con i miei genitori e la mia sorellina di 16 anni che mi sta sempre vicina: ogni giorno mi manda messaggi in cui mi scrive che le manco e di tornare presto!».                                 



20 ANNI DI MUSICA
Nata a Napoli nel 1983 e cresciuta a L’Aquila, ha pubblicato tre album: “Egocentrica”, “Croce e delizia”, “Tua”. Nel 2009 ha partecipato per la prima volta a Sanremo, arrivando finalista. Per l’edizione 2013 si presenta con Peter Cincotti.

 

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