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Colpa sempre dei genitori?

Fino a che punto padre e madre sono responsabili delle azioni dei figli

Ven 01 Mar 2013 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Che i due piccoli gioielli della mia casa siano capaci di tramutarsi in piccole pesti, quando sono particolarmente agitati, lo so benissimo. E quando combinano qualche guaio in luogo pubblico mi capita di chiedermi se e quanto sia colpa mia. In genere mi rispondo che, sì, avrei dovuto essere più severa sotto alcuni aspetti, o forse semplicemente seguirli di più e prevenire certe esuberanze. Certo poi, come tutti, vedo gli altrui scalmanati figli in azione e un po' mi consolo, pensando che in fondo i miei sono due bravi bambini, anche se un po' tendenti all'euforia. In ogni caso difficilmente mi è capitato di pensare a questa questione in termini di conseguenze legali dei comportamenti dei due fanciulli. Perlomeno finché non mi è capitato di leggere la storia di fratello e sorella liguri, minorenne lui, appena maggiorenne lei, condannati per aver tentato di uccidere un altro ragazzo. A parte i dettagli sanguinolenti della storia, la sorella si offende per un motivo futile e convince il fratello a ordire un agguato a coltellate, che finisce con gravi lesioni per il malcapitato. Il nocciolo sta nella condanna inflitta ai genitori dei due “focosi” ragazzi dal giudice civile, a cui i genitori della vittima si sono rivolti chiedendo un risarcimento molto cospicuo. Visto che il fratello era minorenne, 17 anni, il giudice ha accordato un risarcimento di oltre 800.000 euro, specificando che i genitori erano colpevoli per la carenza di educazione del ragazzo.
Recita il codice civile: “Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi”. Dunque non c'è dubbio che in caso di danno causato dal figlio minorenne, siano papà e mamma a doverne rispondere. Ed è anche naturale, altrimenti avremmo in giro dei soggetti in grado di fare danni senza che nessuno ne risponda. Perché allora la sentenza ha fatto tanto discutere sui giornali così come nel mio forum interiore? Di certo per quell'accenno alla carenza di educazione che in qualunque genitore fa scattare la molla del senso di colpa. In realtà la legge stessa prevede una “scappatoia”, aggiungendo che genitori e  tutori “sono liberati dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto”. L'onere della prova, insomma, spetta ai genitori e questo è un fatto che va tenuto presente. Ma quell'accenno a “non aver potuto impedire il fatto”, io credo che faccia riferimento anche al tipo di danno commesso dal ragazzo. Se un figlio getta le cartacce per terra o spacca un vetro a scuola per divertirsi, è possibile, anzi probabile, che i genitori non gli abbiamo inculcato la necessità di rispettare certe regole. Ma “non uccidere” è una regola che insegnano i genitori? Inutile entrare oltre nel caso specifico, bisognerebbe approfondire i dettagli del processo per farlo. Più in generale però, io credo che certi valori vadano oltre l'educazione impartita da padri e madri, che comunque si mescola agli input ricevuti da altre fonti educative (le amicizie, la scuola). Non sono mai tenera con i genitori, soprattutto con chi giustifica sempre se stessi e i figli. Ma non si può pensare che i comportamenti di una persona di 17 anni siano tutti riconducibili all'educazione dei genitori. Altrimenti saremmo come computer programmabili in tutto e per tutto. E per fortuna non è così. Anche se a me qualche volta piacerebbe poter impostare sulle mie due piccole pesti il programma “bimbo buono”...        


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