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Il nemico della porta accanto

La causa principale delle liti condominiali sono gli odori della cucina etnica provenienti dalle altre case

Dom 01 Feb 2009 | Attualità

È provato che più gli uomini son costretti a condividere spazi angusti, maggiori sono le probabilità che nascano liti. Tranquilli, non stiamo parliamo di Grande Fratello e affini. Qui parliamo di vita vera, di vita condominiale! Dall’odore di cipolla reiterato all’automobile posteggiata a casaccio, dal bambino che gioca in cortile al cane che abbaia: in un condominio i motivi per litigare non mancano mai e l’ANAMMI (Associazione Nazionale Amministratori di Immobili), basandosi sulle segnalazioni dei suoi 13mila associati, ha stilato l’elenco delle motivazioni che, con maggiore frequenza, provocano dispute tra gli abitanti dello stesso immobile. E questa originale hit parade non manca di sorprendere: al primo posto del 2008 troviamo le cosiddette “immissioni”, ovvero rumori e odori provenienti da altri appartamenti; il classico ticchettio di scarpe femminili a tutte le ore. Lo spostamento di mobili certo, ma la vera novità sono i problemi correlati alla multietnicità: la cucina “esotica” ed i suoi aromi forti sono spesso al centro di dispute di condominio. Il curry entra di diritto tra le armi di distruzione di massa! E questo nuovo genere di motivo d’attrito scalza dalla vetta quella che sino all’anno scorso era il motivo principe di lite, ovvero l’apposizione in aree comuni di oggetti e mezzi di un singolo condòmino. Qualche esempio: la fioriera attaccata al muro, l’automobile parcheggiata in uno spazio non autorizzato nel garage condominiale. Terzo posto per i rumori in cortile prodotti da meccanici o falegnami improvvisati, ma in particolare dal gioco dei bambini. In un’epoca di crescita demografica zero, le voci infantili sono, purtroppo, sempre meno tollerate. Segue l’innaffiatura di piante e balconi, nel caso in cui il flusso idrico investa pesantemente gli spazi sottostanti, appartenenti ad altri condomini; quinta piazza per il problematico rapporto con gli animali domestici, soprattutto quando usano razzolare in ascensore, o, peggio, passare la notte ad abbaiare a casaccio. Infine le liti che riguardano, a vario titolo, l’esterno del condominio: lo sbattimento di tovaglie, il bucato in evidenza o gocciolante, i mozziconi gettati dalla finestra: ultime, ma altrettanto incendiarie! 

FARE CAUSA? NON CONVIENE…
Circa 2 milioni di italiani ogni anno fanno causa per questioni condominiali; liti che comportano mediamente l’esborso di 3-4mila euro per il “dante causa”. Il più delle volte, poi,  il querelante si vedrà  respingere il ricorso di fronte al giudice di pace, con la beffa che il comportamento illecito lamentato, nel frattempo, si perpetua magari con maggiore acredine. «Ecco perché – sottolinea il presidente Bica -  la via del buon senso resta quella da preferire! Essenziale in questo senso il ruolo dell’amministratore di condominio che deve saper mediare tra le ragioni dei contendenti, evitando lo scontro duro.»

IO CONTESTO LA CIPOLLA!
«Voi avete il soffritto, io il pollo al curry!». Questa la replica più frequente quando l’amministratore espone le lamentele al cuoco esotico della porta accanto. «Il punto - chiarisce Bica, presidente ANAMMI - è che ha ragione. Secondo l’articolo 844 del Codice Civile, l’immissione non può essere impedita a meno che non superi la normale tollerabilità, rilevata nel contesto di riferimento. E la tollerabilità di un odore - spiega il presidente - è assai difficile da quantificare. Come faccio a definire intollerabile un aroma di cucina, se non configura un danno per la salute o per il decoro?» è chiaro che vanno adottati dei distinguo: «Una cosa è il cucinare di tutti i giorni – chiosa il leader dell’associazione - un’altra sono i fumi del ristorante cinese o somalo. In questo caso, parliamo però di un’azienda che ha precisi doveri ambientali».


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