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Immigrazione: un sistema da riformare

Sono undici i milioni di immigrati illegali in Usa: cosa intende fare la politica?

Ven 01 Mar 2013 | di da New York - Manuela Senatore | New York

Nonostante il generale consenso sulla necessità di riformare l’immigrazione, in America da sempre manca l’accordo su come trattare undici milioni d’immigrati illegali che da anni vivono nel Paese senza documenti. Ma questa volta sembra esserci la volontà politica di risolvere il problema. Lo vogliono anche i repubblicani, che devono a tutti costi acquistare consensi presso la popolazione latina se intendono riconquistare la Casa Bianca in futuro.

Segnali concreti
A febbraio il Presidente Obama ha presentato il suo piano d’azione e 24 ore prima un gruppo misto di otto senatori ha ugualmente proposto la propria idea di riforma. I due piani finiscono entrambi con il legalizzare lo status degli immigrati illegali, ma divergono sui tempi. Il progetto di Obama consente agli illegali di ottenere fin da subito un permesso di lavoro e di richiedere dopo poco tempo il permesso di residenza – la cosiddetta carta verde. La proposta del Senato invece suggerisce che questi immigrati si mettano in fila con tutti quelli che cercano di trasferirsi e vivere negli USA: una trafila che richiede anni. Per ora manca una proposta legislativa vera e propria, ma il presidente e i leader del Senato di entrambi i partiti sperano di votare una legge prima della fine dell’estate.

Una visione per il XXI secolo
Per assicurare la prosperità nazionale nel XXI secolo, dicono alla Casa Bianca, bisogna superare il resto del mondo in innovazione, educazione e infrastrutture. Mettere a posto il sistema dell’immigrazione ha un ruolo primario. Il problema degli immigrati illegali non si può sistemare solo ricorrendo alla forza, occorre un sistema che soddisfi le esigenze di crescita e di sicurezza del Paese e che al tempo stesso rispetti le tradizioni di una nazione che è da sempre patria d’immigrati.
Una politica dell’immigrazione efficace si basa su alcune priorità: tutelare la frontiera e impedire l’ingresso agli individui pericolosi per la nazione; perseguire i datori di lavoro che sfruttano i lavoratori illegali a detrimento dei lavoratori americani; favorire il ricongiungimento delle famiglie e incoraggiare chi studia negli USA a rimanervi per sviluppare tecnologie e industrie d’avanguardia. Infine, gli illegali devono assumersi la responsabilità di registrarsi e sottoporsi al controllo dei precedenti personali, devono pagare le tasse ed eventuali penalità, e imparare l’inglese prima di poter ottenere residenza e cittadinanza.

Varietà di opinioni
Le opinioni del pubblico sono svariate: alcuni concordano con l’idea di una sanatoria, purché gli immigrati che vi ricorrano non abbiano commesso alcun crimine e siano disposti a imparare l’inglese. Le ragioni sono tante: gli illegali sono già nel Paese e fanno lavori che molti cittadini americani non si sognano di fare. Lavorando per un compenso irrisorio, non solo aumentano i profitti di chi li impiega, ma creano una pressione verso il basso sugli stipendi e la condizione lavorativa di tutti gli altri. Acquisendo uno status di legalità, almeno comincerebbero a pagare la loro quota di tasse. I contrari temono che dopo la sanatoria sempre più gente si riverserebbe negli Stati Uniti con gravi conseguenze sociali ed economiche. Secondo i contrari, gli illegali non dovrebbero avere la precedenza su tutti gli altri (familiari d’immigrati e professionisti con visti vari) che sono rimasti in fila per anni rispettando la legge, pagando le tasse, investendo e aspettando il loro turno prima di ottenere la carta verde. Il dibattito è ancora in divenire, ma undici milioni di persone sono un dato sempre più difficile da ignorare.


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