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Maldive: il sogno da cartolina dove i cinesi sono di casa

Scoperta negli anni ’70 dagli italiani, la destinazione è diventata la meta privilegiata degli honeymooner del paese del Dragone

Lun 29 Apr 2013 | di Amina D'Addario | Mondo
Foto di 11

Giallo, Le Belle Arti, Lo Sfizio: le insegne dei piccoli negozi di souvenir e artigianato locale parlano ancora italiano. Ma nelle Maldive, la destinazione scoperta e poi portata alla ribalta agli inizi degli anni '70 dai turisti del Bel Paese, la lingua più diffusa tra i vacanzieri è ormai il mandarino. Sono infatti i viaggiatori cinesi, cresciuti negli ultimi cinque anni ad un ritmo vertiginoso che li ha portati nel 2010 ai vertici delle classifiche degli arrivi internazionali, ad affollare le spiagge da catalogo dell'arcipelago di origine corallina più chic dell'Oceano Indiano. E sono soprattutto le giovani coppie asiatiche in viaggio di nozze a scegliere di coronare il loro sogno d'amore in uno dei circa 80 resort costruiti nel paese. Fin dalle prime ore del mattino puoi trovarli in spiaggia armati di macchine fotografiche professionali e cavalletto, pronti a catturare la luce perfetta che possa illuminare la loro posa più accattivante o l'espressione più fotogenica. Un flash dietro l'altro, prima la sposa che sorride ammiccante sotto il cappello a tese larghe, poi un autoscatto che li ritrae insieme sollevarsi da terra con le braccia alzate, come nel cartone manga più romantico. Alcune donne, scortate dai mariti reporter provetti, scelgono addirittura di posare indossando il proprio abito nuziale portato direttamente dalla Cina. Come fatine di una fiaba, capita allora di sorprendere queste figurine esili e senza abbronzatura muoversi eteree sulla sabbia o farsi largo tra la vegetazione lussureggiante, alla ricerca dello scorcio da cartolina più suggestivo. Di grande successo, ma solo tra il pubblico più esigente, anche i matrimoni-coreografia celebrati direttamente in spiaggia. Petali rosso carminio sparsi a terra e tunnel di palme intrecciate sono gli elementi immancabili di questi set da cerimonia di largo consumo, ma senza nessun valore giuridico. In ogni caso, a spingere questi giovani appassionati dello scatto, in tutte le salse, sembra essere sempre la smania di catturare in una foto ogni istante del proprio sogno. Ma un sogno mordi e fuggi, dopo tutto. Limitata a pochi giorni, la loro vacanza condensa infatti in un lasso di tempo breve tutte le esperienze che gli altri turisti dall'Europa dilazionano di solito in una o due settimane. «I cinesi si concedono soggiorni molto corti, di solito di quattro o al massimo cinque giorni - conferma Carlo Cravanzola, direttore di una struttura ricettiva, il Kihaad Maldives -. Almeno un pernottamento amano poi trascorrerlo nelle water suites, gli alloggiamenti più lussuosi costruiti proprio sull'acqua e da cui si può ammirare da vicino lo spettacolo della barriera corallina». Quello dei cinesi con il mare turchese maldiviano è però un rapporto di attrazione e timore allo stesso tempo. «Di solito i turisti che arrivano - evidenzia il responsabile - non sanno nuotare e molti vedono addirittura il mare per la prima volta. Per questo occorre spiegare loro come indossare pinne e maschera e come comportarsi una volta entrati in acqua». Provenienti dalle affollate e spesso inquinate megalopoli asiatiche, questi neofiti dei viaggi hanno infatti davvero poca dimestichezza con i passatempi da spiaggia. In compenso un timido entusiasmo sembra contraddistinguerli in ogni situazione. Che si trovino alle prese con la loro prima e un po' goffa esperienza di snorkeling sottomarino, a pochi metri dalla riva, o che restino seduti sulle assi di legno dei pontili a guardare il cangiante spettacolo dei pesci tropicali, a contrassegnarli è sempre lo stesso curioso interesse per le novità. Anche a tavola, dove non si rivelano affatto schizzinosi.

Lontano dal loro Paese, i clienti che provengono da Pechino o da Shanghai non pretendono affatto di ritrovare i sapori di casa, ma, anzi, sperimentano senza esitazione tutti i piatti della cucina internazionale proposti nelle strutture ricettive. «Qualche anno fa ci siamo chiesti se fosse necessario adeguarci ai gusti di questo nuovo target di turisti che si affacciava sul mercato. Alla fine, sapendo che avremmo potuto offrire solo un surrogato della loro cucina  - racconta  Cravanzola -  abbiamo deciso di non stravolgere la dieta da noi proposta. E la scelta si è rivelata giusta, perché i cinesi sembrano gradire tutti i piatti, soprattutto la pasta e anche la carne, che consumano in quantità industriale, spesso in combinazioni ardite con budini e gelatine dolci, di cui vanno molto ghiotti». Ma se nel cibo i cambiamenti non sono poi stati così radicali, la nuova geografia turistica ha imposto agli operatori l'adozione di alcune innovazioni. Per superare lo scoglio principale, quello della lingua, nei resort del luogo sono sempre più ricercate le figure professionali di origine cinese e anche il materiale informativo negli alberghi riporta sempre anche la versione in mandarino. E altro passo, forse neanche troppo lontano, potrebbe essere la sostituzione di quelle scritte da Little Italy, che si leggono ancora nelle botteghe locali, a favore degli esotici ideogrammi.  


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