acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Com’è cambiato il nostro carrello?

Meno carnivori e con più voglia di dolcezza e sapori etnici. Salutisti e più viziati, per l’alcol spendiamo la metà degli anni ’80. E divoriamo surgelati e cibi pronti

Dom 01 Feb 2009 | di Francesco Buda | Attualità

Meno carnivori, più attenti alla linea, etnici e bio. E con il gomito meno alzato. È profondamente cambiato il nostro modo di fare la spesa nell'ultimo quarto di secolo. Specialmente in fatto di cibi e bevande. Basta guardare il recente studio di Federalimentare, l'associazione degli industriali del settore, che mette a confronto la nostra spesa mangereccia del 1983 e quella attuale.
Oggi riempiamo meno il frigorifero, il paniere dei prodotti scelti  non è più lo stesso e andiamo molto di più in supermercati e ipermercati anziché al negozietto sotto casa. “Colpa” anche dell'hard discount, arrivato da noi nel 1994. Fermo restando che la marca continua ad essere il primo fattore nella scelta degli acquisti alimentari. Per quanto riguarda le calorie, complessivamente assumiamo in media 2.200 calorie rispetto alle circa 3.000 del 1983, grazie anche alla minore spesa per margarine, bistecche, vino, oli.

Più pesce, meno carne
Prima compravamo più carne, soprattutto bovina. Segno di abbondanza e sicurezza alimentare non mancava mai in casa. È invece quasi raddoppiata la spesa per il pesce, con una media di 21 kg a testa in un anno. Anche se un pochino meno rispetto al passato, continuiamo ad essere ottimi mangiatori di frutta e ortaggi, magari pronti da gustare.

Divoratori di pane e pasta
Forse anche a causa degli aumenti dei  prezzi, spendiamo molto di più per pane, pasta e cereali. Questi ultimi, in particolare, fanno ormai parte della nostra colazione: quasi una  persona su quattro li abbina a latte, yogurt, succhi. E abbiamo più voglia di dolcezza: mangiamo più zuccheri, marmellate,  cioccolato e sciroppi. Resta invariata  la spesa per latte (ultimi in Europa), formaggio e uova, ma ci piace tanto lo yogurt che ha raggiunto quasi tutte le famiglie (96%). Per oli e grassi spendiamo meno.

Dimezzati vino e liquori
Sorpresa nel bere: spendiamo quasi la metà del 1983 in vini, liquori e distillati, a favore di acque minerali – nonostante quasi ovunque abbiamo ottime acque dal rubinetto -,  bibite gassate e succhi. La spesa per analcolici è più che quadruplicata: dall'1,3% del nostro budget alimentare del 1983 siamo saliti al 5,6%. 

Boom di cibi pronti e surgelati
Il mitico capitano coi suoi bastoncini e i sofficini hanno aperto la strada ad un mare di nuovi piatti sotto zero, compresa la pizza.  Mentre 25 anni fa l'alimentare classico la faceva da padrone (85%) e cucinavamo ancora come la nonna, oggi siamo molto più orientati verso rapidità e facilità del consumo. Nei nostri frigoferi e dispense spopola il cosiddetto “tradizionale evoluto”: cibi pronti, oli aromatizzati, condimenti, verdure già pulite e imbustate, surgelati, sottolio e sottaceto, ecc., studiati soprattutto per i single e per chi ha meno tempo per la cucina.
Per i surgelati “investiamo” addirittura il quadruplo rispetto a 25 anni fa. E il prosciutto chi lo taglia più? Tra le dieci categorie di prodotti più in crescita nel 2008 si trovano i salumi affettati (+18%). Un vero boom, insomma.
Gli addetti lo chiamano “carrello pronto”: e negli ultimi 5 anni registra una crescita del 47%, occupando oramai un quarto del fatturato dell'industria alimentare. E pazienza per l'ormai quasi estinta scatoletta di carne.
 
Affascinati da esotico e lusso
Cresce la voglia di esotico, benessere e leggerezza. Molto più spazio di ieri ce l'hanno infatti i prodotti etnici (+60% dal 2003) – chi non ha mai provato il sushi o il kebab? - e quelli dietetici, integratori e che promettono benefici per la salute (+59% dal 2003). Largo anche a sfizi d'élite con sontuose leccornìe come caviale, salmone, champagne, spumanti, caffè in cialde e aperitivi monodose.
La spesa per questi “lussi” negli ultimi 5 anni è salita di oltre il 40%. Prodotti biologici e tipici – che non sono un lusso, ma comunque cibi ricercati - assorbono il 10% del nostro bilancio alimentare.


Condividi su: