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Muscoli di argilla

Si chiama vigoressia il nuovo fenomeno che colpisce maschi giovani e donne over 40: è l’attenzione morbosa per la forma fisica

Ven 13 Mar 2009 | di Paola Simonetti | Salute
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 Come nelle più celebri fiabe di tutti i tempi, lo specchio, interrogato ossessivamente, può rispondere con grandi menzogne. Quelle riflesse nella testa di chi ci si guarda. Può rivelarsi uno scellerato grillo parlante, che ha cattivi suggeritori: noi stessi. Una sorta di piccolo, letale demone capace di catturare i disagi più profondi dell’animo, per trasfigurarli in difetti fisici enormi. Lo specchio, non a caso, è uno dei funesti alleati di chi soffre di “vigoressia” (dal latino vigor -oris = avere forza / essere robusto) o “Complesso di Adone”, una patologia emergente e semi-sconosciuta che si colloca nel vasto terreno dei disturbi del comportamento alimentare che colpiscono circa il 5% della popolazione italiana. È stata ribattezzata l’”anoressia inversa”, ovvero l’ossessione di un corpo robusto, muscoloso, tonico che conduce il soggetto a estenuanti allenamenti, ma anche ad un’alimentazione squilibrata, con pesanti risvolti sulla salute. L’esatta dimensione del fenomeno è ancora oscura in Italia, ma la percezione forte da parte degli esperti è che sia in vertiginoso aumento e pervada molti dei luoghi del fitness come anche le privatissime sedute di ginnastica casalinga. L’allarme, di recente, lo ha lanciato il professore Emilio Franzoni, direttore del reparto di Neuropsichiatria infantile e del Centro per i disturbi del comportamento alimentare dell'Università di Bologna: «Noi crediamo – ha spiegato - che il fenomeno sia maggiore rispetto a quanto si riesca a sapere. Per questo abbiamo messo in campo, in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, un’inchiesta che da qualche mese sta coinvolgendo le palestre del bolognese e che, se tutto andrà come speriamo, sarà allargata anche ad altre zone del Paese». I più colpiti sarebbero i maschi tra i 25 e i 35 anni, seguìti da quelli tra i 18 e i 24; ragazzi capaci di sottoporsi a compulsive sedute di fitness, ma anche al costante controllo dello stato e dello sviluppo di ogni singolo muscolo davanti allo specchio, col quale si confrontano decine di volte al giorno: «Si pesano continuamente, si sottopongono a un regime alimentare iperproteico, fanno uso assiduo di integratori e, in molti casi, di sostanze anabolizzanti – spiega Franzoni -. Obiettivo: migliorare la prestazione corporea non tanto da un punto di vista “salutistico”, quanto puramente estetico. Come l’anoressica non si vede mai sufficientemente magra, il vigoressico non giudica mai i suoi muscoli abbastanza gonfi, tonici, perfetti». La morsa si stringe, quando aumenta la dipendenza da allenamento, un comportamento compulsivo che obbliga a dedicare la maggior parte del tempo agli esercizi fisici, ad anteporli a relazioni interpersonali, famiglia, carriera; l’eventuale impossibilità di praticarli provoca sintomi di privazione, ansia e sbalzi d’umore che terminano solo alla ripresa dell’esercizio fisico. Nel controllo severo dell’immagine riflessa, dunque, il vigoressico cerca di ridefinire i contorni di una personalità smarrita, fragile, probabilmente carente da un punto di vista affettivo. Scarsa autostima, unita a smania di perfezionismo e fragilità emotiva sembrano essere i caratteri distintivi di una patologia che si rivela in stretta comunanza con le più conosciute e studiate, anoressia e bulìmia: «Queste patologie - prosegue Franzoni - nascono da disagi psicologici che, però, coinvolgono anche il corpo e la relazione con la società esterna, dunque vengono collocate ai margini della psichiatria classica». Una concausa dell’insorgere della patologia, secondo gli studiosi, si rintraccia nei profondi cambiamenti culturali degli ultimi due decenni, che hanno visto, anche attraverso un crescente battage mediatico, un innalzamento dell’attenzione alla perfezione estetica, con risultati devastanti a lungo termine. I risvolti su fisico e psiche, provocati dallo stile di vita del vigoressico, infatti, sono pesantissimi: «La salute ne risulta seriamente compromessa – sottolinea Emilio Franzoni -: la dieta iperprotecica, l’eccessivo allenamento e l’uso di prodotti farmacologici provocano problemi cardiaci, disfunzioni renali, sintomi da carenza di calcio, problemi ossei ed articolari. Dal punto di vista psicologico, la depressione, come spesso uso dire, è la “compagna di viaggio” dei disturbi del comportamento alimentare, anche se non è del tutto chiaro che cosa nasca prima se il disturbo o lo stato depressivo. Disagi a monte, sono certamente la causa: di solito, infatti, la patologia del disturbo del comportamento alimentare è una scelta terapeutica del soggetto coinvolto, di fronte ad un dolore che ha dentro. Ritiene, erroneamente, di dover scegliere la malattia, che tuttavia non considera tale, come soluzione del problema».
Non trascurabile il ruolo della famiglia: «è fondamentale che i familiari non entrino nel terreno della “battaglia” opponendosi direttamente al congiunto malato, ma lo esortino a chiedere aiuto. La famiglia deve rassegnarsi che non può essere un terapeuta. Occorre rivolgersi ad esperti, dove venga messa in campo il lavoro d’équipe, il solo  che riesca efficacemente a fronteggiare il problema con un’ottica multidisciplinare».

UOMINI VIGORESSICI E ANORESSIA
Nel 2005 la stima degli anoressici ruotava intorno all’ 1% della popolazione maschile tra i 10 e i 60 anni (200 mila su un totale di 19 milioni e 500 mila cittadini). Dopo neppure quattro anni la percentuale è salita al 3%. Colpa di un’attenzione sempre più maniacale al fisico. Per le femmine l’obiettivo è entrare nei jeans taglia 36, i maschi vogliono un corpo tutto muscoli e addominali.  Di qui il termine vigoressia, utilizzato per indicare la fissazione per il fisico iper-palestrato, risultato di ore trascorse ad allenarsi, diete a basso contenuto calorico, occhi fissi sulla bilancia e controlli continui della muscolatura allo specchio. Nonostante la trasformazione del corpo i vigoressici si vedono sempre gracili e flaccidi. Fino a uccidersi di fatica e fame. Non contano né titolo di studio né ceto sociale: quasi sette pazienti su dieci hanno in tasca il diploma (il 12% addirittura la laurea), il reddito è quello tipico della middle class per il 56,2% (per il 28,5% è alto, solo per il 15,3% basso).
I più colpiti sono i maschi tra i 19 e i 40 anni (pari al 55,5% dei casi). Inutile sorprendersi: uno studio condotto nel 2006 dallo Iard, istituto specializzato nello studio dei fenomeni giovanili, mostra che un ragazzo su quattro tra i 15 e i 34 anni è ossessionato dal peso (per intercettare soprattutto i giovanissimi Palazzo Chigi ha appena istituito il sito web www.timshel.it). Ma non finisce qui. Ormai l’anoressia maschile è diffusa a qualsiasi fascia d’età: il 7% dei malati ha meno di 12 anni, il 21% tra i 12 e i 18, il 16,5% è over 40. La comparsa dei disturbi alimentari avviene sempre prima. Ci sono, infatti, bambini che si ammalano già alle elementari.

Anabolizzanti:  veleni per la salute
Il vigoressico, ossessionato dalla potenza muscolare, ad una dieta iperproteica, (nella quale arriva ad assumere più di 2OO g di proteine al giorno a fronte delle 60 consigliate dai medici), affianca spesso l’utilizzo di steroidi anabolizzanti, sostanze che aiutano il potenziamento dei muscoli e la resistenza alla fatica, trascurando le pesanti conseguenze nella quali incorrono. Gli effetti collaterali, infatti, sono di seria entità: negli uomini possono provocare impotenza, calvizie, crescita delle ghiandole mammarie, simili a quelle femminili. Nelle donne le ripercussioni possono concentrarsi sui capelli (alopecia), la comparsa di peli, sul cambiamento della voce, le dimensioni del seno, ma anche sull’atrofia della mucosa vaginale e l’irregolarità del ciclo mestruale. Ancora sconosciuti gli effetti a lungo termine sulla funzione riproduttiva.


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