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Eau de Paris

I Parigini si riprendono l’acqua. In Italia la diamo ai Francesi

Dom 01 Feb 2009 | di Francesco Buda | Acqua

A Parigi le risorse idriche tornano in mani pubbliche. Il Sindaco della Ville Lumière ha vinto la sua battaglia: il Municipio parigino si riprende l'acqua. Parliamo dell'area metropolitana più popolata d'Europa, con circa 13 milioni di abitanti. La rivoluzionaria decisione arriva dopo 23 anni di disastrosa gestione privata, tra corruzione, inefficienze e rincari dell'”oro blu”. Se lo erano spartito in un modo molto semplice: una società sulla riva sinistra e l'altra sulla sponda destra della Senna. Tutto sotto il controllo di due multinazionali. Le stesse che stanno penetrando con sempre maggiore prepotenza in Italia, al comando delle nostre sorgenti, acquedotti, depuratori, fogne.

Parigi li caccia, Roma li accoglie
Così, mentre la capitale francese caccia i compatrioti furbetti del rubinetto, da noi gli si stendono tappeti rossi, a partire da Roma. Qui l'acqua è gestita da una società in cui - sulla carta - la maggioranza delle azioni è di proprietà pubblica. Di fatto il vero potere ce l'ha il socio privato francese. Ma c'è anche chi sta reagendo: a Frosinone centrodestra e centrosinistra hanno votato all'unanimità per sciogliere l'attuale contratto idrico coi soliti francesi del gruppo “romano”.

Gli italiani vogliono l’acqua pubblica
Gli amministratori parigini hanno fatto quello che hanno chiesto oltre 406.000 italiani a luglio 2007, presentando una legge di iniziativa popolare, firmata da gente comune, associazioni, comitati, politici e amministratori di tutti gli orientamenti. Chiedevano di tutelare questo bene comune riportandolo in mani pubbliche, ossia sotto il vero controllo dei rappresentanti dei cittadini, anche per superare le speculazioni di chi tratta l'acqua come merce. Senza contare le proteste che si moltiplicano in ogni parte del Paese.

Ma il Parlamento trasforma l'acqua in merce
Per tutta risposta, un anno dopo il Parlamento ha approvato una norma che stabilisce tutto il contrario, ossia la privatizzazione e mercificazione dei servizi pubblici essenziali, tra cui pure il più essenziale di tutti, quello idrico. Questo nonostante sia ormai evidente nei cinque continenti che privatizzare l'acqua è un vero fiasco, alimentando disservizi, corruzione, oppressione dei poveri, rincari ingiustificati e sperperi. E ovunque nel mondo le persone si stanno ribellando contro tutto questo. A parte politici e funzionari corrotti, a guadagnarci sono soltanto le società private.
Aziende “schiacciasassi” che non guardano in faccia a niente e nessuno, che si tratti dell'opulento e democratico Occidente, della martoriata Africa o dei popoli sudamericani. Solo che, mentre altrove le prepotenti multinazionali vengono mandate via, in casa nostra invece vengono favorite. Bisogna dire che le vecchie gestioni totalmente pubbliche non sempre brillavano per trasparenza ed efficienza, ma qui fanno finta di curare quelle sanguisughe con un parassita ancora più grande e potente. E per giunta straniero.

Le assurdità dell’acqua privatizzata in Italia
• Oltre il 35% dell'acqua si disperde nelle reti colabrodo
• Il bene più vitale diventa una merce
• Staccano l'acqua senza rispetto di leggi e persone
• Le bollette aumentano, l'efficienza diminuisce
• Un italiano su 3 è senza depurazione
• Anche chi non ha depurazione, è costretto a pagarla
• Rischiamo 700 milioni di multe europee per la malagestione
• I telegiornali non parlano di queste assurdità


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