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Ambra Angiolini: Non voglio piacere a tutti

Dimenticate “non è la rai”, superate i pregiudizi e leggete questa intervista

Dom 01 Feb 2009 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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La “microfonata telecomandata” la chiamavano, la Lolita eterodiretta. Ambra Angiolini era la leader di “Non è la Rai”, trasmissione, forse, che ha segnato l’ultimo passo verso il declino definitivo e inesorabile della nostra tv. Era il Male. E in un paese come l’Italia è sempre stato più facile guardare il dito che indica la luna e non la luna stessa. Più facile, furbo, benpensante e rassicurante dare addosso a quella adolescente e non a chi aveva messo in moto quella macchina di sfruttamento telesessuale, quel baraccone a senso e sesso unico. Da allora gli attacchi a lei sono stati uno sport molto praticato, meglio ancora se i giudizi (s)cadevano nel personale e nel preconcetto. Eppure già allora non si prendeva sul serio, pur lavorando già seriamente. Ha provato a reinventarsi e a migliorare, riuscendoci, costretta sempre a scontare il suo peccato originale. Toccò il fondo con il flop di “Generazione X” e dischi improbabili, poi si è ricostruita facendo un percorso difficile, tra radio, cinema e ora di nuovo tv, con curiosità e perseveranza, una strada di ricerca e maturazione, nel lavoro e nel privato (ora è madre di due figli che adora). Spalla divertente e intelligente per Crozza, leader, come autrice e come conduttrice, di un gioiello come “Stasera niente Mtv”, che ha visto lei e il suo team lavorare con impegno alla seconda edizione. Ha grinta e umiltà, è profondamente diversa da come ce l’avevano designata. Maledetti pregiudizi.

E così sei tornata al “diabolico” piccolo schermo, dopo che cinema e radio ti hanno dato il successo e la rivalutazione della critica.
«C’è un classico gioco in Italia per chi vuole fare più cose: quando ne fai una, ti chiedono le altre. Fai tv, perché non il cinema? Balli? E perché non canti? Ti spogli? E perché non rimani vestita? E naturalmente viceversa. E allora l’unica bussola è fare quello che vuoi quando senti che è il momento giusto per affrontarlo. Anche se è pericoloso. Anzi meglio, così è più stimolante».

Certo “Stasera niente Mtv” è un progetto al limite dell’incoscienza.
«Cerco semplicemente di fare la cosa giusta e di solito è la scelta meno scontata. Non mi piace questa tv delle figurine, pur essendolo stata anch’io, quella in cui sei solo una faccia da abbinare a una trasmissione: guarda “Affari tuoi” e il balletto annuale dei possibili conduttori. Io vorrei sempre provare qualcosa che non ha precedenti, non ha paragoni, sono insofferente alle gabbie. Ed è così che ci siamo tolti parecchie soddisfazioni: i musicisti che chiamavano per venire, per duetti ed esperimenti che la discografia spesso gli impedisce, gli attori che si sono prestati a tutto e poi ringraziavano pure! Siamo diventati un posto in cui si gioca ad essere qualcun altro per mostrare chi si è realmente. Non voglio sembrare presuntuosa, ma io in un programma così farei l’ospite volentieri».

Immaginiamo l’incredulità e lo scetticismo quando hai presentato la trasmissione.
«Sì, ma i miei punti di riferimento, Boncompagni per primo, mi hanno incoraggiata e fatto complimenti e Mtv ha accettato questa sfida senza remore. Ci ha aiutato non avere la mannaia dell’Auditel, anche se le interviste e le indagini fatti sugli ascolti, oltre a darci buoni consigli, ci hanno mostrato che abbiamo coinvolto tutte le età del canale. Per modo di dire, visto che a Mtv sono tutti under 28. Non è facile parlare questo linguaggio a questa generazione. Se ci pensi, io e te siamo giovani eppure siamo già fuori quota!».

Lo stile che hai “imposto” è fuori da tutti i canoni attuali.
«Faccio fatica a capire certe regole. Per esempio tra le critiche più frequenti a una trasmissione c’è il non avere ritmo. Che significa? è come una melodia: se è adatta, non importa quale velocità abbia. Rifiutando certe regole, credo, abbiamo disorientato molti. Cialtronerie e citazioni alte, per far sentire lo spettatore parte di un “gruppo”».

Anche questa volta non sono mancate le critiche. Spesso, forse, senza neanche accendere la tv.
«Il mio cammino è sempre stato costellato di critiche violente e spesso di attacchi personali. Mi incuriosiva che poi l’attacco feroce agli autori non mi comprendeva. Sottovalutazione o benevolenza, mi è dispiaciuto, amo metterci la faccia e lavorare in redazione, scrivere, partecipare. Mi sono rotta di chiedermi se ci faccio o ci sono, cosa posso farci se gli altri non hanno superato questa fase? Non ho l’ambizione e l’ansia di piacere a tutti, ho smesso di farmi “lapidare” da questa violenza verbale. Ci aspettavamo il massacro, sapevamo le difficoltà di una strada come questa. Spesso si attende per stroncare, nel mio caso dopo la prima puntata, a tv appena spenta, si sono scatenati. è normale che una prima puntata sia la “peggiore”, scopri i tuoi difetti, le debolezze della tua struttura e li migliori con il tempo. Con altri si ha ben altra pazienza».

Paghi il tuo atteggiamento disincantato?
«Non lo so, dopo il film di Ozpetek tutti mi accusavano del contrario, di essere troppo seriosa. Solo perché tento di essere intonata in ogni luogo, all’altezza del posto in cui sei. è una mia ambizione, ci provo sempre: sento l’importanza della Mostra di Venezia e rispetto la sua solennità. Si pretende la finzione da parte nostra, a me viene naturale invece comportarmi come credo. Poi, certo, ricordo come Boncompagni mi ripeteva sempre che quello che facevamo non cambiava il mondo. è un sano distacco. Io faccio la tv perché mi piace, non per cambiare le vite degli altri. E tantomeno la mia. La vita per me è un’altra cosa, quello che mi rende felice e serena è altro».

La tv punisce modelli di donna che come te non seguono i soliti stereotipi?
«La questione femminile in questo mondo è complessa: per esempio a MTV non c’era nessun atteggiamento maschilista o snob, anzi. Ma in generale esiste. L’importante è non cadere nel vittimismo, continuare a lavorare e cercare le occasioni. Alla fine ce la fai, magari non su Raiuno. A me aiuta avere nella genetica il concetto di fatica. Solo provandola sento di lavorare davvero e così le difficoltà e le novità non mi spaventano».

L’impressione è che ora non sia più la tv a fare Ambra, ma Ambra a fare la tv.
«Questa frase te la ruberò, sàppilo. Dopo il mio boom mi sentivo manipolata dalla televisione, sentivo che voleva farmi diventare altro. Poi ho scelto la mia strada, grazie ai cambiamenti nella vita personale, anche drastici, e a grosse iniezioni di fiducia come Saturno contro. Ho detto tanti no, anche a costo di farmi terra bruciata: non faccio parte di famiglie di potere. è stato anche un modo per riconciliarmi col passato. Con una sola filosofia: poco importa se sbagli, l’importante è farle le cose e poi imparare dagli errori. Trovo che sia la parte più bella della vita e del lavoro».

LA GIOVANE LOLITA DIVENTA GRANDE
Trentadue anni ad aprile, ha passato metà della sua vita nello spettacolo. Fu una bomba mediatica  a “Non è la Rai”, giovane lolita a condurre il contenitore discusso di Boncompagni che cambiò, in peggio, la tv.
“Generazione X” fu un esperimento interessante ma fallimentare, così come la carriera musicale (ricordate “T’appartengo?”: 370.000 copie vendute).
Si rimboccò le maniche e diede una svolta a vita e carriera. L’incontro con Francesco Renga e i loro due figli, nel privato, l’incontro con la radio e il cinema nella professione, l’ha riportata, più matura e preparata, al successo. Splendida la sua interpretazione per Ferzan Ozpetek in “Saturno contro”, “rompiscatole” in “Bianco e Nero” di Cristina Comencini.
Ora è spalla esilarante in Crozza Italia, è stata conduttrice e autrice del rivoluzionario Stasera niente Mtv.


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