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Sono vicina a Tata Lucia

Quali sono le tecniche educative giuste per crescere i nostri figli?

Ven 22 Nov 2013 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Ma avete sentito o letto delle polemiche su Tata Lucia? Roba forte! Critiche dure dal pubblico, dalle associazioni, perfino un intervento del Garante per l'infanzia, un'autorità pubblica che, a quanto pare, ha anche il compito di guardare i reality show e criticarli. Insomma la storia è questa: nel mirino c'è una puntata dello show che mostra le “avventure” di una tata professionista che consiglia a una famiglia come risolvere i problemi di gestione quotidiana dei figli ribelli (in genere vere e proprie piccole pesti che spaccano tutto, litigano tra loro come selvaggi e sono privi di ogni forma di rispetto verso i genitori). Nella puntata in questione un neonato viene messo nella culla e chiuso in camera da letto, mentre Tata Lucia parla con la madre in cucina. Mentre loro chiacchierano, il neonato si mette a piangere e la protagonista dello show, ormai una celebrità tra le mamme d'Italia, esorta la mamma a non correre a soccorrere il pupo piangente, per lasciare che acquisisca un po' di autonomia. Non ho visto la puntata in questione, per cui non è che possa giudicare fino in fondo e i dettagli, il contesto, il pregresso della vita di una famiglia. Sono tutte cose importanti per capire se sia stato un errore così grave da meritare una pubblica censura. Per la verità è certamente un po' strana la natura stessa del programma: ormai ci siamo abituati a veder mostrato in tv ogni aspetto della vita privata delle persone e proprio non ho voglia di fare la morale su questo. Ognuno può condidividere ciò che vuole della propria vita. E, in fondo, programmi così possono anche essere divertenti. E, chissà, forse pure utili, perché se la metà delle situazioni familiari che viene mostrata è vera, c'è davvero tanto da imparare su come ci si comporta con i bambini. Sta di fatto che un'associazione ha denunciato con parole di fuoco la “tortura del pianto” imposta al bambino: nella lettera al Garante dell'infanzia hanno scritto “di essere rimasti letteralmente sconcertati durante la trasmissione”, ecc., ecc. Tata Lucia ha provato a reagire, a dire che si era “guardato solo in superficie”. Ma niente  da fare, ormai il processo si era innescato e il Garante ha stoccato la sua bacchettata, ha emesso la condanna. Lei poi in un'intervista successiva ha dichiarato che i bambini devono imparare a star soli e che si è trattato solo di tre o quattro minuti. Apriti cielo, le associazioni hanno rincarato la dose: “Ma come, un bimbo di 12 mesi lasciato solo a piangere, in una stanza con la porta chiusa?. Scene terribili e diseducative!”. Ma io mi sono sentita vicina a lei. Lasciando da parte il fatto che personalmente non condividerei in tv la mia vita familiare, nel programma si vedono soprattutto genitori che viziano troppo i figli e che ne sono succubi o che non riescono ad allacciare nessun tipo di comunicazione con i bambini. Anche questa levata di scudi delle associazioni mi pare confermare che l'atteggiamento di genitori sempre più pronti a proteggere i figli da tutto, anche da un pianto, dalla difficoltà di addormentarsi, da qualche minuto fuori vista (seppure davanti alle telecamere) sia l'ennesimo indicatore di una società figliocentrica. Che bambini cresceranno? Che scudo avranno di fronte alle difficoltà della vita? Certo, non è che bisogna anticipargliele le difficoltà, è giusto che vivano un'infanzia serena, ma farli vivere sotto una campana di vetro è troppo. Tra l'altro, chi si ricorda del metodo Estivill, che prescriveva un rituale per far addormentare i bambini di cui facevano parte anche momenti progressivamente più lunghi in cui il genitore doveva lasciare che il bimbo piangesse, fino ad abituarsi ad associare al rituale il momento del sonno. Si vede che pure quel metodo, tanto di moda per un certo periodo, è tramontato. 
Cara Tata Lucia, non si preoccupi: la severità e la disciplina, anche minime, non vanno di moda. Ma le tecniche educative sono soggette alle tendenze quanto i vestiti.


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