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Ho lottato, ora siamo vivi tutti insieme

Mio marito senza lavoro e la doccia gelata della terza gravidanza. Volevamo abortire, ma abbiamo deciso di tenerla

Ven 22 Nov 2013 | di a cura di Patrizia Lupo | Bambini

Ciao, la mia storia con Giovanni inizia in Italia quando avevo appena 15 anni. Lui mi offriva ciò che io non avevo dalla mia famiglia: l’amore. Mi dava fiducia perché mi sembrava buono e lavoratore. Ci siamo sposati qualche anno dopo: un bellissimo matrimonio tradizionale con tanti invitati proprio come l’avevo sempre sognato. Desideravamo tanto dei figli, ma le prime due gravidanze si sono interrotte spontaneamente con nostro grande dolore. Poi finalmente l’arrivo della nostra prima bambina e qualche anno dopo di un bel maschietto. Quello è stato un periodo felice per noi. Giovanni lavorava e guadagnava molto e non ci mancava niente. 

Il sogno però è durato poco. Per colpa di cattive amicizie, mio marito iniziò a bere e spesso non rientrava a casa la notte. Trascurava il lavoro e non facevamo altro che litigare. Un errore dopo l’altro e perse tutto: chiuse i cantieri ed era pieno di debiti. Anche il nostro matrimonio fu sul punto di chiudere, ma poi decidemmo di ripartire insieme e per sanare la nostra situazione economica prendemmo una decisione che mi costò molte notti di lacrime: avremmo portato i nostri figli al paese dai suoi genitori per essere più liberi di lavorare. Era dura staccarmi da loro, ma mi ripromettevo di lavorare fino a rompermi la schiena per riavere con me i miei piccoli prima possibile. Le cose però non andarono secondo i nostri piani, perché Giovanni faticò a trovare lavoro e quando lo trovò spesso nemmeno lo pagavano. I mesi passarono e cominciai ad avvertire dei malesseri. Decisi di fare un test di gravidanza: era positivo e il mondo mi crollò addosso. Decidemmo che era meglio abortire. Feci le visite e poi parlai con una psicologa, le dissi il motivo: non avevo soldi per offrire tutto il necessario ad un neonato. Lei mi parlò del Segretariato Sociale per la Vita, un centro che aiuta mamme in difficoltà come me. Ma non mi convinse, perché a me nessuno mai ha regalato niente nella vita. 

4 giorni prima della data per l’aborto andai a fare un’ecografia: prima sentii il battito di un cuoricino, poi guardai lo schermo vicino e vidi un salsicciotto, era il mio bambino. Quella sera non chiusi occhio, ho pensato, pianto e pregato Dio di aiutarmi a fare la cosa giusta. Il giorno dopo andai a parlare con la ginecologa anche delle mie condizioni di salute. Ho avuto delle gravidanze difficili e c’erano dei rischi. Mio marito si arrabbiò e mi sgridò, era preoccupato per me, per il nostro futuro, per i figli. Non dissi niente neanche ai miei genitori per non preoccuparli e non avere altre interferenze. Andammo al Segretariato, dove ci rassicurarono che ci avrebbero aiutato economicamente con il Progetto Gemma. Decidemmo, non senza preoccupazioni, di andare avanti con la gravidanza e di riportare a casa i nostri figli. Non è stato facile avere la nostra bambina. Abbiamo rischiato di finire male tutte e due… 

Lei è bellissima, ha un bel caratterino e una personalità forte e decisa, come sono io. Amo i miei tre tesori e non rimpiango niente. Ringrazio Dio per il coraggio che mi ha dato e ci tengo a ringraziare anche il Segretariato per la Vita. E se c’è una cosa che ho capito è che nella vita bisogna sempre lottare per quello che vogliamo.

D.L.


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