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Abbattute le frontiere sanitarie

Ma in Italia il risultato è la frammentazione e l’irrigidimento

Mar 07 Gen 2014 | di Armando Marino | Salute

Sulla carta anche l'Italia è entrata nell'Europa unita delle cure. Il 4 dicembre il Governo ha varato il decreto che recepisce la direttiva europea sulle cure transfrontaliere. La direttiva andrebbe nel senso di abbattere le frontiere della sanità, permettendo a chiunque di curarsi all'estero se è necessario. Nella pratica, il Governo ha varato all'ultimo momento possibile una norma che serve soprattutto ad ascoltare i lamenti piovuti dalle Regioni, le quali temevano di trovarsi costrette a pagare migliaia di euro di rimborsi a torme di cittadini in fuga verso ospedali più avanzati all'estero. Il decreto, dunque, pone un bel po' di paletti, a partire dal fatto che lascia in vigore la necessità di un'autorizzazione da parte della Asl anche solo per provare a capire se è possibile far ricorso a una certa terapia all'estero. In più casi i malati sono costretti ad anticipare il costo delle cure, il che può essere proibitivo. Il risultato, secondo alcune associazioni di pazienti, è che curarsi all'estero potrebbe essere ancora più scomodo e costoso. L'altro aspetto grave è che il sistema introduce un'ulteriore frammentazione del servizio sanitario, consentendo alle Regioni di regolarsi in modo diverso su una serie di temi. Il che finisce con l'accentuare una vera malattia dell'Italia, Paese che corre a due velocità. Alcune Regioni potrebero pagare una quota più ampia di rimborsi per cure all'estero, altri sborseranno molto meno, col risultato che il malato non è più uguale in tutta Italia e rischia di essere “meno uguale” degli altri anche all'estero, a seconda di quale sia la sua regione di provenienza. Del resto quello che era il Servizio sanitario nazionale è sempre più regionalizzato, spezzetato e suddiviso a causa dell'embrione di federalismo che è stato introdotto negli ultimi anni. Oltretutto molti dettagli di come ci si curerà all'estero non sono ancora noti, perché il Governo ha approvato in fretta e furia la norma che regolamenta la materia pur di non prendere multe per il ritardo, ma in realtà si tratta in gran parte di un testo vuoto, un contenitore che rimanda tutto a successivi decreti attuativi. Una tecnica che è tanto piaciuta sia al Governo Monti che a quello Letta. Tanto che a inizio dicembre, svelava il Sole24ore, dei 725 provvedimenti attuativi che dovevano stabilire i dettagli di tante riforme, ne mancano all'appello ancora 469: solo 256 regolamenti sono stati emanati.         


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