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Corsi e ricorsi

Sulla rete è sfida tra i fan delle boy band e i detrattori. E intanto i genitori sborsano centinaia di euro per i concerti... ma passerà

Mar 07 Gen 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Se avete figli adolescenti o preadolescenti ci sono alcuni nomi anglosassoni che avrete sentito ricorrere ossessivamente, anzi, martellare, scrivere, incidere, urlare, graffitare su quaderni, diari e non solo. Vi dicono niente le parole “One” e “Direction”? Proprio loro, sono il gruppo musicale che ha rapito gli adolescenti di tutto il mondo e li ha restituiti trasformati in tante repliche di lacrimosi cantanti di boy band. Gli One Direction sono una faccia della medaglia, la cui altra faccia è occupata da Justin Bieber, un altro imberbe cantante che incanta i ragazzini. Inutile provare ad ascoltarli, a studiarli, a guardarne le esibizioni, a trangugiare brandelli delle loro avventure che a un adulto risultano davvero ben poco appassionanti. Ma, è ovvio, tutto questo non è che l'eterno ripetersi di un rito di passaggio e di crescita che prevede l'identificazione totale in un idolo a cui ci si uniforma il più possibile. Gli adolescenti vivono in tribù legate da gusti condivisi e emotività a secchiate. Che ne vogliamo sapere noi “grandi” di quei tormenti, di quelle gioie, di quei saperi segreti, di quell'adorazione che diventa quasi religiosa verso certi personaggi?
A dir la verità dovremmo sapere proprio tutto, visto che alla nostra età molti di noi, moltissimi, hanno attraversato riti di passaggio del tutto simili. Quando è toccato a me gli idoli si chiamavano Duran Duran e Spandau Ballet, o meglio Duran Duran contro Spandau Ballet. E prima ancora c'erano i Beatles e i Rolling Stones. Non è un caso che le icone adolescenziali viaggino in coppia, come i Carabinieri delle barzellette. Per riconoscere la propria religione e, dunque, la propria tribù d'appartenenza, è necessario che ce ne sia un'altra con cui confrontarsi e scontrarsi. Nell'era dei social network, da Facebook in poi, le dinamiche sono particolarmente evidenti. Le due tribù hanno addirittura preso nomi che definiscono la loro identità. I fan degli One direction sono i, o le, “directioners”, quelli di Justin Bieber si chiamano “Beliebers”. Le tribù impazzano su Youtube, dove potrete osservare le loro usanze come allo zoo. In tempi di web comunicare è fondamentale e le due tribù comunicano su internet davvero tutto, soprattutto il superfluo. Forse non ci ricordiamo più granché, perché sono periodi che è meglio riporre in archivi da non riaprire più.
Attorno a quest'ultima generazione di boy band e cantanti in erba, attraverso il web si sta sviluppando un fenomeno un po' diverso. I fan dei due gruppi non sono poi così diversi e c'è chi ama entrambi cantanti. Un terzo gruppo si è però affacciato sulla scena, quello che beliebers e directioners chiamano “haters”, odiatori. Si tratta di ragazzini che disprezzano i due idoli. Il che ha fatto nascere una nuova categoria, che passa il proprio tempo libero insultando sul web il cantante, la band e i loro fan. Con un neologismo non proprio raffinatissimo li chiamano “bimbiminkia”, sfottendoli per le loro abitudini, l'abbigliamento, il modo di essere. 
Tra i fan e gli haters è guerra vera e in alcuni casi ci sono stati anche degli scontri fisici. Ci sono genitori che hanno tentato di fare “quelli che partecipano”. Risultato: sono stati costretti a sborsare cifre astronomiche per accompagnare i figli ai concerti, acquistando biglietti anche a mille euro. 
Personalmente non credo che sia utile. Sono periodi della vita. Anche loro cresceranno e dimenticheranno Justin Bieber, vergognandosene. Per poi fare la morale ai propri figli. Corsi e ricorsi.

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