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Zie professionali senza bambini

Se non ci fossero bisognerebbe inventarle...

Gio 27 Feb 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Sul web è spuntata una classificazione, tipo tavola anatomica. Ci sono le “zie che viziano”, quelle che riempiono i nipoti di regali, possibilmente quelli che la mamma ha severamente proibito, e che proprio per questo sono i più desiderati dai figli. Le zie di questa categoria, anche se non sono assiduamente presenti nella vita dei nipoti, si fanno in quattro per soddisfare ogni loro capriccio. Poi ci sono le “zie devote”, quelle che fanno del coccolare i nipoti una missione: ritagliano grandi fette del loro tempo libero e lo appaltano ai figli (altrui). Infine le “zie Natale”, quelle che spuntano fuori solo in occasioni “istituzionali”, incontrano i nipoti per le feste comandate, un bacio sulla guancia, una insinuante domanda di rito “ma come sei cresciuto... ce l'hai la fidanzata?”, magari un regalo un po' casuale e poi addio fino alla prossima occasione. Per molte mamme, segretamente, sono queste ultime le zie preferite. Ma non lo ammetterebbero mai. Anzi, di più: le preferiscono perché le possono liberamente criticare per la loro scarsa presenza. Gli altri due tipi, individuati e categorizzati da un sito “specializzato”, Ziario.it, rappresentano invece una pietra di paragone impossibile, un modello irraggiungibile per le mamme agli occhi dei figli, una fonte continua di frustrazione. Ecco, la zia senza figli è la figura familiare che sta subendo una più prepotente e silenziosa trasformazione. In America le hanno dato un nome: Pank, ovvero Professional Aunt No Kids, zia professionale senza bambini. Un termine chic destinato a soppiantare l'odiosa etichetta di una volta: la zia zitella. Quel marchio sembrava fatto apposta per stroncare la rivale nell'amore dei figli. Ora che se lo sono tolto di dosso, come può una madre in perenne affanno, sempre a corto di tempo, costretta dal senso di dovere morale a proibire ai figli di rientrare ubriachi alle tre di notte e a strigliarli per farli studiare? Sì, insomma, come può una madre evitare di provare risentimento per la zia buona che ai figli (sempre altrui) da bambini regala tonnellate di cioccolatini e videogiochi e da adolescenti presta loro la casa per dar spazio a ogni sorta di scorribanda? I miei pargoli non hanno zie a portata di tiro, io da bambina ne avevo una che adoravo, ed era così: lei per me era un vero mito, impareggiabile. Più giovane di una nonna, più spensierata di una mamma, più bella di entrambe, e sai che ci vuole, se non hai passato due gravidanze e hai il tempo di andare dall'estetista, mentre la mamma in carica deve fare il giro stile autobus per accompagnare un figlio a nuoto, l'altro a pianoforte e poi tornare a prenderli entrambi. E così quel termine, zitella, è lì pronto a riaffiorare sulle labbra della mamma rancorosa. Date un'occhiata a Ziario.it: è una sorta di ritrovo segreto per zie soddisfatte, che si scambiano il racconto di piccoli trionfi con i figli (sì, avete capito, altrui), si danno consigli per conquistarli sempre di più. Ma lo sapete come s'intitola il romanzo di culto della passata stagione letteraria? “Zia mame”. Una persecuzione. Però, quante volte si trasformano in àncore di salvezza sorbendosi pargoli scatenati per un pomeriggio, regalando tempo libero alle mamme. E quante si improvvisano mediatrici con figli adolescenti incasinati. D'accordo, rimando giù quella parola, zitelle, che sia bandita dal vocabolario. Zie, se non ci fossero, bisognerebbe inventarle. O no?     


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