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Il nucleare favorisce la guerra

In Congo 5,5 milioni di morti in 10 anni, dietro anche la corsa per l’uranio

Gio 01 Gen 2009 | di Francesco Buda | Energia

Un milione di persone in fuga. Una nuova catastrofe umanitaria in Congo. Il Paese, grande 10 volte l'Italia, è una immensa miniera, potenzialmente il più ricco dell'Africa: oro, coltan (presente in tutti i cellulari), rame, cobalto, diamanti.
E prezioso uranio. Oggi, l'ex Zaire, si ritrova impoverito e violentato a causa della generosità del proprio suolo, nel mirino della spregiudicata avidità degli affaristi di mezzo mondo.
Pesantissimi i costi: negli ultimi dieci anni quasi 5 milioni e mezzo di morti. È la più grave perdita di vite umane per cause belliche della storia. Solo la seconda guerra mondiale ha prodotto più vittime.

Traffico illegale di uranio
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha scoperto un traffico illegale di uranio laggiù. Come ha raccontato recentemente Daniele Mastrogiacomo sul quotidiano La Repubblica, si tratta di un giro criminale che nessuno è in grado di controllare. Il tremendo reportage, dal titolo “Congo, l'uranio dietro la guerra”, dovrebbe farci riflettere anche su questo prezzo occulto che sarebbe incrementato dal ritorno all'energia nucleare.

Vogliamo alimentare simili tragedie?
Chi se la sente di alimentare simili tragedie? Ai rischi irrisolti delle centrali atomiche – scorie eterne, inesistenza di depositi sicuri, insicurezza della tecnologia, attacchi terroristici, enorme indebitamento statale, proliferazione di armi atomiche - si aggiunge la strage della nazione congolese sfruttata e gettata in una guerra civile per gli interessi di altri, anche in nome di tecnologie incerte e contrabbandate per fonti pulite.

Gli italiani hanno già detto no
L’80% degli italiani nel 1987 hanno già deciso: stop per sempre ai reattori nucleari nel Bel Paese. Grazie a tre referendum, oggi in Italia abbiamo “solo” 25.000 metri cubi di rifiuti altamente radioattivi e 250 tonnellate di combustibile irraggiato delle vecchie centrali atomiche. Non sappiamo come e dove sistemarli. Senza il No del 1987 sarebbero aumentati: cosa sarebbe accaduto? Dove li avremmo messi? Ora il Parlamento ha cancellato quella scelta così chiara, reintroducendo l'atomo tra le fonti energetiche su cui puntare. Accanto al maestro unico e alle polemiche sul grembiule, lo scorso agosto il decreto Gelmini-Tremonti con la riforma della scuola italiana ha così stabilito. Ma siamo sicuri che gli italiani vorranno contribuire a sostenere sanguinari tiranni, conflitti etnici, schiavizzazione di migliaia di persone nelle miniere di uranio?

Scorie gestite dalla criminalità?
Vista la tragica gestione dei rifiuti urbani, è legittimo domandarsi da chi e come sarebbero stati gestiti i redditizi rifiuti radioattivi. Ed è purtroppo sempre più stretta la connessione del nucleare a scopi civili, con quello a scopi militari. Infatti ad oggi bombe e missili atomici rappresentano  il metodo “migliore” per “recuperare” il plutonio derivante dai reattori. E le armi, già assurde di per sé, fanno gola pure a tiranni e governi canaglia oltre che alla criminalità organizzata.


URANIO: SEMPRE PIÙ RARO, SEMPRE PIÙ CARO
L'uranio è una risorsa sempre più rara, le scorte non bastano, il suo prezzo è aumentato da 37,5 a 113 dollari a libbra (circa mezzo chilo) in 15 mesi (gennaio 2006 – aprile 2007). Attualmente la produzione di uranio è di 40.000 tonnellate l'anno, a fronte di un fabbisogno di 65.000 tonnellate l'anno. È quindi già insufficiente adesso, senza nuovi impianti.
Se si faranno nuove centrali nucleari si amplierà la dipendenza da questa risorsa ed il rischio di altri conflitti per il controllo della materia prima saranno seri. «La disponibilità di sufficienti risorse di uranio minerale è una delle incognite prinicpali per il futuro della teconologia attuale», spiega l'Associazione per lo studio del picco del petrolio in un recente dossier. Sicuro è invece che un popolo, il Congo, è martoriato anche per questo minerale. Il prezzo dell'uranio è salito del  934% in 9 anni: chi ne ha fame, non andrà tanto per il sottile per accaparrarselo.


L’ATOMO RENDE MENO DI VENTO E SOLE
Secondo gli esperti, il rendimento di una tecnologia energetica va valutata in base a quanta energia produce e quanta energia viene spesa per la costruzione, manutenzione, attività e smantellamento dell'impianto. È questo il rapporto tra energia prodotta ed energia investita, si chiama EROEI (Energy return on energy invested). Se il suo valore è inferiore a 1, vuol dire che la tecnologia consuma più energia di quanta ne produca. Alcuni dicono che il nucleare sia sotto tale soglia, cioè una bufala gigantesca utile solo a succhiare fondi statali. Secondo le analisi più affidabili – dice l'autorevole Associazione per lo studio del picco del petrolio (Aspo) – “l'EROEI attuale della fissione nucleare è intorno a 5-15, ma potrebbe essere ancora più basso se si considerano tutti i costi esterni” (sussidi statali, smantellamento, sistemazione delle scorie, assicurazioni ecc.). L’atomo è l’unica fonte che può essere così costosa da raggiungere EROEI -1 (meno uno). Il valore della fissione nucleare - sottolineano gli studiosi dell'Aspo, è inferiore a quello dei combustibili fossili e non è significativamente superiore a quello delle sorgenti rinnovabili (vento e sole).


AIUTIAMO LE FONTI PULITE
Speriamo che il Governo tenga gli incentivi fiscali su rinnovabili ed efficienza
L’Europa ci chiede di ridurre l'inquinamento per salvare il clima. Lo sviluppo del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili in Italia stanno riscuotendo un certo successo. Ma al momento in cui scriviamo, nel cosiddetto “pacchetto anti-crisi” (decreto 185/2008) il Governo prevede di limitare gli incentivi fiscali a chi punta su efficienza e natura.
Oltre a rendere più complicato e farraginoso il sistema per ottenere le agevolazioni, la norma ridurrebbe l’attuale sconto fiscale (detraibilità del 55%) a chi spende in efficienza energetica ed energia pulita. Ossia la possibilità di non pagare le tasse sul 55% dei soldi spesi, ad esempio, per rendere le case meno sprecone di corrente, acqua e gas, per alimentarle con pannelli solari o per rendere energeticamente più efficienti capannoni e locali delle aziende. Grazie a questi sgravi, un po’ alla volta abbiamo avuto un’opportunità concreta per ridurre la nostra dipendenza dall'estero, le importazioni di combustibili fossili e le emissioni che stanno uccidendo il pianeta. Negli ultimi due anni questi incentivi sono stati utilizzati da 250.000 cittadini per un giro d'affari di oltre 3 miliardi di euro, facendo calare il lavoro in nero e attivando finalmente il boom dell'economia veramente moderna e sostenibile. In California (Usa) con simili sistemi negli ultimi 30 anni hanno creato 1 milione e mezzo di nuovi posti di lavoro, il consumo pro-capite di energia è rimasto invariato (nel resto degli Usa è cresciuto del 50%), hanno evitato altre 24 centrali elettriche risparmiando sulle bollette 55 miliardi di dollari (oltre 41 miliardi di euro). Anche dal Pdl e dalla Lega Nord alcuni parlamentari hanno chiesto di cancellare la norma che ostacola queste agevolazioni tributarie. Il taglio degli sgravi fiscali a chi spende in efficienza energetica ed energia pulita è un danno per l'economia nazionale e si traduce in minori entrate fiscali per lo Stato. Speriamo che ci ripensino.


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