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Le isole del Golfo del Quarnero

A nord dell’Adriatico, nella Repubblica della Croazia, tra mare, natura e storia

Gio 24 Apr 2014 | di Testo e foto di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
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Rijeka ha un aspetto familiare, i palazzi, le strade, la gente ci ricordano tanto l’Italia. E infatti, l’antica nostra Fiume col Trattato di Pace di Parigi nel 1947 passò prima alla nuova Jugoslavia di Tito e, dopo la guerra del 1991, all’attuale Repubblica di Croazia, riconquistando in pochi anni il suo ruolo di porto principale, con la sua strategica posizione nel golfo del Quarnero a nord dell’Adriatico. In alto, il Castello medievale di Trsat, una delle più antiche fortificazioni del litorale croato, domina la città. Nei giardini della chiesa dei cappuccini una drammatica statua in onore di Papa Giovanni Paolo II sta a vegliare la città. Col timore perenne di attacchi dal mare, questa collina era il punto d’osservazione dell’antica tribù dei Liburni: ora è uno splendido belvedere sul mare, dove al suo interno si tengono manifestazioni culturali, spettacoli teatrali, sfilate di moda e serate musicali in un clima di pace. Negli ultimi anni Rijeka, dal celebre passato industriale, si è trasformata in una interessante attrazione turistica, grazie all’opera di numerose associazioni di volontari che, insieme agli addetti al turismo, stanno lavorando per promuovere avvenimenti diversi di interesse locale e internazionale, come la Fiumanka che in poco tempo è diventata tra i velisti l’evento dell’anno. Dal 1961 sono raccolte e conservate nel Museo Marittimo e Storico le vicende del litorale adriatico croato, attraverso la minuziosa esposizione di reperti archeologici, modelli di velieri, dall’XI secolo ai nostri giorni, antichi bassorilievi di imbarcazioni, quadri di capitani e preziosi reperti della storia, della cultura e dello stile di vita dell’alta società che ha caratterizzato la fine del Novecento.

12 KM DI LUNGOMARE
Da questa città partiamo in macchina verso Opatia, per noi Abbazia, nota già alla fine dell’Ottocento come luogo di soggiorno per la ricca borghesia, alla ricerca del sole e del mare in inverno. Il suo aspetto classico in armonia con la natura, gli stabilimenti balneari, i 12 chilometri di lungomare illuminato tra ville e parchi, fanno da cornice a questo quadro immutato nel tempo. Il suo clima moderato e l’ambiente un po’ déco viene raccomandato a chi oggi è sopraffatto dallo stress. Ci fermiamo al porto per visitare il paradiso botanico del parco di Villa Angiolina, oggi Museo del Turismo.  

IL PARADISO DEI PESCATORI
Con il sole splendente e il mare blu scendiamo a sud lungocosta, direzione Moscenicka Draga, un angolo del passato dove il tempo ha detto stop. Il paradiso dei pescatori: poche case colorate dal pastello all’ocra, barche, reti, cassette di pesci appena pescati e gente vera che si gode così i piaceri della vita. Il professor Gianni Mahovich, docente alla facoltà di Studi Marittimi dell’Università di Rijeka ci viene incontro per farci vedere il vecchio paese in cima alla collina, con stradine tipiche dove, all’angolo delle case, è facile vedere in mostra vecchi orci di tutte le misure a simboleggiare che qui si produce un ottimo olio d’oliva. Conosciamo anche la famiglia, col papà Giuseppe, la mamma, i fratelli e scopriamo che parlano in dialetto “venetian”, facendoci sentire a casa. Incredibile, ma c’è anche un grande Hotel Marina che si nasconde tra il verde del parco proprio sulla spiaggia e pernottando qui concludiamo la giornata. La mattina presto con appena 16 chilometri arriviamo a Brestova per imbarcarci con la Jadrolina, direzione l’isola di Cres, anticamente contesa dalla Repubblica di Venezia, poi appartenuta all’impero asburgico ed ora affermatasi tra i più importanti centri turistici dell’Adriatico orientale. Scendiamo alla contrapposta cittadina Porozine, giungendo all’isola in venti minuti. Proseguiamo direttamente per il capoluogo omonimo Cres, attraversando l’unica strada principale che percorre l’isola, tra boschi di latifoglie, conifere e coste ripide, con spettacolari panorami. La prima cosa che ci appare è il moderno porto turistico Aci Marina, il porto sicuro che affianca la cittadina dall’aspetto incantevole. L’insenatura del vecchio porticciolo è delineata da casette pastello che si specchiano sull’acqua. Predominano questo quadretto d’altri tempi la Torre del vecchio orologio in mosaico e la Loggia civica, di fronte agli zampilli di una bella fontana. Naturalmente le auto qui non entrano e caratteristici ristorantini ci invitano a fare una pausa gastronomica proprio sul porticciolo, scegliendo il ristorante Riva, noto per i suoi gustosi piatti di pesce accompagnati dal soave vino Malvasia. Conosciamo Marjana e Sanja, due belle bionde che, attratte dal nostro interesse per questo luogo, si offrono per portarci orgogliosamente a incontrare il loro famoso e stravagante artista Matì Solis, che ha contribuito con le sue opere, comprese le pitture delle case variopinte, a rendere esclusiva questa cittadina. Ci fa entrare nella sua casa-studio con una solare ospitalità, mostrandoci, oltre alle sue sculture e quadri, anche i suoi più segreti progetti.  

IL PARADISO DEI DELFINI
Il tempo è sempre splendido e continuiamo ad attraversare in lungo quest’isola incantata in direzione Mali Losinj, il paradiso dei delfini perché qui vive l’ultimo grande gruppo del nord Adriatico. Incastonata in una baia a mo’ di fiordo, con case allineate, semplici come quelle del monopoli dai multicolori, il lato sinistro è completamente pedonale, mentre l’opposto è autoviabile. Alloggiamo all’Hotel Apoksiomen che prende nome dalla bellissima statua in bronzo, ritrovata nel 1999 nelle acque dell’isola. Raggiungiamo Veli Losinj, dove l’equipe dell’Istituto di ricerca Tethis dal 1987 studia e analizza l’ecologia e la struttura sociale della colonia di circa 120 delfini, per la sopravvivenza di questi adorabili mammiferi che vivono nelle acque di Cres e Losinj. Qui si spiega al pubblico, con filmati e grafici, la vita di queste creature del mare, con la gioia di grandi e piccoli. Lungo la strada siamo attratti da un profumato giardino incantato: una vecchia casa in pietra circondata da 300 metri di giardino, con una vastissima raccolta di piante, essenze e fiori di tutta l’isola, in un mare di profumi. Sandra Nicolich, nel suo giardino d’infanzia raccoglie 250 piante per la gioia dell’olfatto e della vista, come un museo della natura dell’isola, tra marmellate, essenze e grappe fatte in casa e il suo coniglietto. Finita questa gita, un pranzo ristoratore ci aspetta da Jania e Mariano ad Artatore (Punta Torre) per assaporare la loro buona cucina che inizia con una zuppa di granchio, fiamminghe di pesci, crostacei arrosto e termina con fantastici dolci fatti in casa.  

VERSO L’ISOLA DI KRK
Ormai il nostro viaggio sta per concludersi con la visita dell’isola di Krk (Veglia). A Merag prendiamo il traghetto per Valbiska, con una scorciatoia arriviamo a Punat sul versante occidentale dell’isola, dove facciamo una sosta prima di visitare Vrbnik (Verbenico).
Il motivo per cui ci fermiamo in questa piccola cittadina nata per caso, a seguito dell’esistenza del Porto Turistico Marina Punat è che proprio di fronte c’è l'isoletta di Kosljun. Ci appare come una visione irreale: tra spiritualità, cultura e natura emerge magicamente dalle limpide acque il convento francescano di S. Maria. «Visitare l’isola di Veglia e non vedere l’isolotto di Kosljun, è come essere a Roma  e non vedere il Papa», ci conferma frate Klement, facendoci strada lungo i verdeggianti sentieri dell’isola. «Quasi tutti i diportisti nautici che si fermano al Marina & Shipyard Punat, credenti o no, la prima escursione che effettuano è proprio in questo luogo sacro, che dista soltanto ottocento metri  dalla costa», ci spiega. Inoltre, aggiunge che è possibile soggiornare nel convento nel periodo tra maggio e settembre, naturalmente per una vacanza mistica e di preghiera, ma solo per gruppi, minimo 15 persone e almeno per una settimana, ad un prezzo di 40 euro per notte, a vitto e alloggio. Il Marina Punat quest'anno festeggia il cinquantenario e, a proposito di tale avvenimento, Marjan, il comandante del motoscafo che ci sta riportando a terra, ci racconta la curiosa storia di Willian R. Nesher, pilota americano della California e grande velista, che durante la Seconda Guerra Mondiale compì col suo caccia alcune missioni lungo questa parte di costa, rimanendo affascinato dall’isoletta di Kosljun. Così fece voto che se fosse scampato alla guerra, sarebbe tornato a veleggiarvi all’infinito. Quindi, negli anni Sessanta, si stabilì in Germania per realizzare il sogno di tornare in questi luoghi. Commissionò quindi al cantiere navale già esistente a Punat, la costruzione di tre imbarcazioni a vela per il suo club a Mannheim, tenendole in rimessaggio qui durante il periodo invernale. Queste barche diedero l’avvio al turismo nautico internazionale di questa costa, che da allora si sviluppò con il solo passaparola degli amici del pilota che divenne il più famoso e fedele loro cliente fino al 2004, anno della sua morte.   
Lasciamo Punat, procedendo lungo una strada tra ulivi e vigneti verso Vrbnik, per concludere la visita dell’Insula Aurea, così chiamata dal tempo dei Romani. Su un promontorio frastagliato di roccia e vegetazione che sprofonda sul mare, il cuore della città dai numerosi tetti arancio è dominata dal campanile della sua antica chiesa. La caratteristica principale, oltre alla sua bellezza esaltata dal mare che la circonda, è che vanta il più alto numero di turisti dopo Dubrovnik per il vino.
Qui oltre a quello comune si produce il vino Valomet, famoso perché dal 2006 l’Associazione agricola Vrbnika con la collaborazione dell'enologo - produttore Marinko Vladic, ha condotto un esperimento, collocando delle bottiglie di spumante all’interno di casse sigillate, poi immerse in un tratto di mare a una profondità di circa 30 metri, dove la temperatura è stabile a 12°, ideale per la sua fermentazione. Il buio, la pace, il silenzio e la pressione esercitata sulle bottiglie è di gran lunga superiore a quella della cantina, dando un risultato sorprendente: lo spumante di “mare” risulta molto più gradevole di quello fermentato in modo classico, quando dopo mesi trascorsi nelle profondità marine, le bottiglie si presentano in maniera straordinaria con frammenti di coralli e conchiglie, aggiudicandosi numerosi riconoscimenti per la qualità e il design naturale.                        



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