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Cara maestra Adele...

Culle vuote, 40mila insegnanti a spasso nei prossimi 15 anni

Gio 03 Lug 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Ho letto di recente una previsione sconcertante: nei prossimi 15 anni ci saranno 40 mila insegnanti di troppo. Dipende ovviamente dal fenomeno “culle vuote”, cioè dal permanere di un livello bassissimo di natalità che in Italia dura da anni. Succede anche in Giappone, dove ci si prepara a invogliare un'immigrazione, seppure controllata e qualificata, nell'ordine di 200.000 persone l'anno, per sfuggire alla fosca profezia di veder calare di un terzo la popolazione del Paese da qui al 2050. Gli economisti ci mettono in guardia da queste tendenze: sì, è vero, i giapponesi del futuro staranno più larghi, avranno meno problemi di traffico forse, meno code per trovare un posto negli asili, ma in realtà non è facile per una società abituarsi a un cambiamento così drastico. A partire dal fatto che senza giovani che lavorano, chi paga le pensioni? Ma tornando in Italia, l'idea degli esuberi, più che farmi pensare alla demografia, mi ha fatto tornare in mente il ricordo della mia maestra. Si chiamava Adele, ed era bella e buona, o almeno io la ricordo così.
Io ero una bambina non semplice da gestire, ma lei ci si mise con il cuore e con metodo. Tanto da trattarmi davvero come una figlia nei momenti difficili dell'integrazione in classe, ma riuscendo poi anche a essere severa quando era ora che io mi staccassi dalle sue gonne e affrontassi il confronto con i compagni di classe. I bambini sanno essere spietati, come mamme lo vediamo continuamente e dobbiamo ammetterlo, anche se è una durezza spontanea, non costruita, legata al desiderio di seguire l'istinto, senza tante mediazioni.
Credo che gestire me e quella masnada di piccole pesti non sia stato facile per la signora Adele, ma lei ci sapeva davvero fare. E pensare che insegnanti come lei nel prossimo futuro possano venir trattati da esuberi è doloroso. Però è anche vero che non si può trasformare questo tema in una battaglia sindacale per mantenere i posti di lavoro. Successe così quando l'ex Ministro Gelmini voleva rimettere il maestro unico e i sindacati si opponevano. Ebbi la sensazione che fosse solo una questione di denaro, una parte voleva risparmiare, l'altra voleva garantire lo stipendio ai suoi iscritti. Personalmente a me piace l'idea che ci sia un'insegnante prevalente, un punto di riferimento che resterà vivo nei nostri ricordi anche da adulti. Però ai miei tempi le maestre venivano lasciate troppo sole. Mi sembra buona l'idea che circola di riciclare gli insegnanti in eccesso in ruoli collaterali: tutor, gestori di laboratori, insegnanti di sostegno. La scuola buona è quella che offre una rete di servizi e di strumenti didattici ai ragazzi. Da noi gli studenti non hanno punti di riferimento validi per orientare i propri studi, per scegliere che direzione far prendere alla propria carriera, devono rivolgersi a servizi privati per ripetizioni e lezioni di materie collaterali, ma importanti, come l'imparare a suonare uno strumento musicale.
Cara Adele, non le sarebbe piaciuto restare lei la maestra in carica, la regina della classe, ma avere un po' di appoggio da qualcuno che fosse preparato e attento? Gli insegnanti di troppo restino per dare quello che ancora hanno da dare alla scuola e ai bambini. Chi è stufo o incapace di fare questo difficile lavoro, può anche accomodarsi verso la pensione.
Mi sembra che sia questa l'unica strada da seguire per rispettare il lavoro delle tante Adele che lavorano nelle scuole d'Italia. Da mamma, vi ringrazio per quello che fate.       


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