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Veronica Maya: la gioia di non essere mai soli

Le conquiste e la solidarietà di una soubrette piena di Vita

Dom 01 Mar 2009 | di Giuseppe stabile | Zona Stabile

 

Molto di più di un volto nuovo della televisione. Veronica Maya è una donna vivace e profonda, con un cuore che “buca” il video ed ha al centro il tesoro più grande: i bambini.
Complimenti, Veronica, ormai sei approdata in prima serata!
«Grazie, sono davvero contenta. In realtà la mia grande passione è sempre stata la danza. Lo studio e l'impegno che fin dall’età di 6 anni le ho dedicato, oltre alle esperienze di teatro, mi hanno formata moltissimo ed in pochi anni mi ritrovo ad essere cresciuta anche in televisione. Sono felice e devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me».

Come sei arrivata al piccolo schermo?
«Dopo un provino, fui scelta per presentare la trasmissione sportiva “Dribbling”. Ero completamente a digiuno di calcio, ma l'esperimento andò bene e mi affidarono la bella e faticosa avventura di girare il Mondo con il programma “Stella del Sud”. Poi, appena tre anni fa, è arrivato il debutto in diretta su Rai Uno con “Lo Zecchino d'oro” che mi ha aperto le porte a tante altre importanti esperienze, come “Uno Mattina” ed altre trasmissioni».

Quello che più colpisce di te sono la serietà e la profondità che traspaiono dai tuoi occhi. Non soffri del contrasto con la superficialità imperante nella quale siamo immersi?
«Effettivamente nella società c’è un forte contrasto tra la dignità della Persona e la cultura corrente, ma francamente non lo sento dentro di me. Da un lato, per l'educazione ricevuta che mi ha donato dei princìpi sui quali baso la mia vita, dall’altro per il mio carattere deciso. Cerco sempre d’essere me stessa e metto la parte più vera di me tanto nelle relazioni quanto nel lavoro».

Sei una donna serena?
«Pur con tutte le mie contraddizioni, sento una coerenza nella mia vita che mi dona la forza d’essere serena in un mondo ed in un’attività lavorativa che hanno ben poco di stabile. Cerco di rimanere coerente con il mio essere ed il mio credo. Naturalmente tutto ciò che viviamo ci cambia, ma l’importante è avere una struttura solida, perché tutto il resto è contorno, decoro. Senza essere retorica, devo questa solidità alla mia famiglia e, soprattutto, ai nonni materni».

Che esperienza familiare hai vissuto?
«Piuttosto movimentata, dato che i miei genitori erano separati e, quindi, stavo un po’ con papà e un po’ con mamma o con i nonni. Oltre alla sofferenza, provavo anche un po’ di vergogna, perché nella mia classe ero l’unica bambina ad avere i genitori separati. Ora sono preoccupata per i miei fratellini che sono nati dalle unioni successive dei miei genitori: spero che non soffrano della mancanza di stabilità. La figlia più piccola di mio padre ha tre anni, mentre i figli di mia madre hanno undici e dodici anni: darei la vita per questi bambini e spero che crescano sereni».

In Italia ogni quattro minuti una famiglia si separa. Cosa ne pensi?
«È molto preoccupante, soprattutto per le sofferenze che subiscono i bambini. Purtroppo, anche nella mia trasmissione quotidiana “Verdetto finale” arrivano spesso coppie di ex coniugi dei quali raccontiamo la loro separazione. Quando emerge la sofferenza dei figli, non riesco a rimanere indifferente: in quei 50 minuti di trasmissione mi calo talmente tanto in quello che si racconta che, quando si toccano delle corde che possono appartenere al mio vissuto, mi schiero e dico quello che sento. Ho questo bisogno di parlare, di tirar fuori ancora dei valori, anche se in certe storie sembra impossibile farlo».

Senti la responsabilità del tuo ruolo di comunicatrice?   
«Quando sono davanti alle telecamere non penso mai di starci per me stessa e cerco di non dimenticarmi mai dei miei doveri nei confronti della Rai e del pubblico. Credo di essere una ragazza con i piedi per terra. Ho una gran voglia di leggere e studiare, perché mi sento sempre inadeguata rispetto alle moltissime cose che non conosco. Forse quest’atteggiamento mi aiuta a crescere; però ci vuole molta umiltà».

Cosa hai imparato in questi anni di televisione?
«Moltissimo, ma non solo dal punto di vista professionale. Ad esempio, condurre tre edizioni dello Zecchino d’Oro e viaggiare in Paesi lontani mi ha permesso di conoscere e di relazionarmi con tantissimi bambini di molte culture: un dono meraviglioso!».

Che rapporto hai con i bambini?
«Adoro i miei fratellini acquisiti e spero che Dio mi doni dei figli, ma sicuramente farò l’impossibile per salvare tutti i bambini che possono aver bisogno del mio aiuto. Parliamo tanto di globalizzazione, ma, per fortuna, in tutti i Continenti ci sono tanti posti bellissimi, con le loro culture e diversità che devono essere tutelate. Però reputo incomprensibile ed inammissibile che la nostra moderna civiltà occidentale non riesca a risolvere il problema primario: la fame. Non posso perdonare al Mondo ed al mio Paese che migliaia di persone e bambini muoiano ogni giorno per mancanza di cibo. Ho girato l’Africa su un pulmino sgangherato, lavorando di giorno e viaggiando di notte, raggiungendo posti che sembravano deserti. Eppure, appena ci fermavamo, arrivavano schiere di bambini poverissimi ma ricchi di gioia: avrei voluto aiutarli tutti, ma è facile fargli del male. Il nostro modo occidentale di aiutare è falso e anche mentre ti dico queste cose mi sento falsa ed inadeguata».

Ho provato sulla mia pelle che per poter aiutare veramente gli altri bisogna intraprendere un cammino culturale e spirituale che ci riporti alla Vita ed alla Creazione.
«Credo di capire cosa vuoi dire. A volte penso che per essere veramente solidale dovrei fare una scelta di vita completamente diversa: rispetto a tante persone che dedicano la loro esistenza ad amare gli altri il mio lavoro è un gioco. È necessario iniziare un percorso che non è facile e che non finisce mai. Però provarci è importante, con la consapevolezza che Dio ci ama sempre, anche quando Lo dimentichiamo».

Dio è presente nella tua esistenza?   
«Sì, soprattutto da quando ho incontrato Aldo. La Fede mi unisce molto a mio marito. Sono sposata da tre anni e per il nostro lavoro siamo spesso lontani; nonostante questo, non ho vergogna di dire che preghiamo molto insieme e che la domenica andiamo spesso a messa.
Crediamo nel potere della preghiera, per la nostra salvezza, per essere
strumenti di Dio e per ringraziare dei doni ricevuti. Mi reputo molto fortunata ad aver conosciuto Aldo, perché mi ha fatto riscoprire la Fede. Tra di noi ci sosteniamo vicendevolmente nei momenti in cui manca la forza interiore di portare il fardello che ognuno ha. Essere in due ti aiuta».

Grazie, Veronica, della tua bellezza e testimonianza. Aiutiamoci ad essere tutti veramente in due: ognuno, libero ed indipendente, in comunione con Dio. Solo così arriveremo ad amare anche al di là del nostro partner e dei nostri figli, esprimendoci in un lavoro al servizio di chi soffre.


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