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Grey’s Anatomy

Allergico a qualsiasi impegno sentimentale, il dottor Alex Karev dista anni luce dal suo interprete, Justin Chambers. Ecco perché…

Mar 22 Lug 2014 | di Alessandra De Tommasi | Attualità
Foto di 6

Cocco di mamma: vedere girare a braccetto Justin Chamber con una distinta signora in tailleur rosa cipria per i corridoi del Grimaldi Forum al Festival della TV di Monte-Carlo suscita nella platea femminile un senso confortante di nido. Il sex appeal si moltiplica se mescolato al fascino misterioso da bad guy. Appartiene al suo alter ego Alex Karev, da dieci anni medico di “Grey’s Anatomy” (in onda ad agosto su FoxLife e La 7D), anche se non più soprannominato “dottor Lucifero”. L’anima nera di un tempo si è sbiadita e il “nostro” medico sta per mettere la testa a posto, proprio come il suo interprete che, con cinque figli e una moglie da oltre vent’anni, non potrebbe essere più lontano dalle abitudini di sciupafemmine del suo personaggio. 

È passato un intero decennio dal primo ciak di “Grey’s Anatomy”. Avrebbe scommesso di trovarsi ancora qui a parlarne, dopo tutto questo tempo?
«Onestamente l’impatto che questa serie continua ad avere sulla gente ancora oggi mi sorprende, mi lusinga e mi riempie di gratitudine».

Ricorda ancora cos’ha pensato ai tempi dell’ingaggio?
«Impossibile scordarlo: all’epoca era facile pensare: “Un altro medical drama… sul serio?”. Anche se, ovviamente, ogni volta che inizi un nuovo lavoro ti auguri il meglio. Nel mio caso molte speranze sono state disattese, tra progetti mai decollati e telefilm con soli pochi episodi in onda. Quando abbiamo girato la prima puntata della serie non sapevamo nulla, né se al pubblico sarebbe piaciuto».

Più un telefilm piace e più pressione si prova. Come fa a tenerla a bada?
«Il segreto è non smettere mai di divertirsi, lavorare su qualcosa che piace: ecco cosa serve ad attutire lo stress».

Le lovestory di Alex in “Grey’s Anatomy” sono moltissime e quasi sempre piuttosto travagliate. Come se lo spiega?
«In effetti  in questo telefilm si è mai vista una relazione normale ed equilibrate? Se ci fosse nessuno lo guarderebbe più…».

Se dovesse scegliere un momento speciale quale sarebbe?
«Non potrei mai, se ripenso a quanti colleghi sono entrati ed usciti dal cast, a quante direzioni diverse ha preso la trama trovo difficile persino ricordare tutti i dettagli. In questo ci pensano i fan, capaci di ricordare scene che avevo del tutto rimosso».

Chi di loro le manca di più e vorrebbe rivedere?
«Innanzitutto Katherine Heigl: Izzie ha lasciato Alex su due piedi e non se n’è saputo più nulla, invece sarebbe bello che dessero un senso alla chiusura. Poi vorrei lavorare di nuovo con Kate Walsh/Addison e con T.R. Knight, ma quest’ultima ipotesi mi sembra piuttosto surreale dal momento che George è morto».

Cosa ne pensa, invece, delle new entry?
«Portano linfa nuova sul set e anche generazioni diverse di audience: fanno bene a noi attori e alla storia».

Ora ne sa di più sulla medicina?
«All’inizio era molto più complicato, avevamo tantissime scene e battute da memorizzare, nella maggior parte dei casi non avevo la più pallida idea di cosa stessi dicendo. Non che ora ce l’abbia, sia chiaro, ma l’esercizio migliora la pratica e mi concentro sull’imparare la corretta pronuncia dei termini». 

Ha un metodo diverso?
«Nelle prime stagioni la fatica era immensa e dimenticavo i dialoghi più spesso, adesso mi capita di studiare i copioni la notte prima del ciak».

Lo fa sembrare quasi un lavoro d’ufficio, dove si va ogni giorno con lo stesso ritmo…
«Gli studi televisivi dove registriamo a Los Angeles sono piuttosto piccoli, usciamo senza problemi nel quartiere e risulta comodo perché è vicino casa. Inoltre, indossiamo il camice dell’ospedale per quasi tutte le riprese, il che equivale ad andare a lavoro in pigiama. Più comodo di così…».

A chi deve il grazie più grande della sua vita?
«A mia mamma, che mi ha anche accompagnato al Festival di Monte-Carlo: mi ha insegnato la disciplina e un’etica forte».

E lei quale insegnamento passa ai suoi figli?
«Io ho sempre insegnato loro la gentilezza e il rispetto, mostrando loro quanto sia importante che restino fedeli a loro stessi».

Guardate insieme “Grey’s Anatomy”?
«Mai: preferiscono i cartoni, il calcio, i video musicali o i documentari. D’altro canto io lavoro troppo per seguire in tv i telefilm: preferisco i programmi di pesca».

Cosa augura, invece, ad Alex?
«Che diventi un uomo migliore, capace di prendersi le sue responsabilità, anche in amore. E mi piacerebbe continuasse a fare il pediatra: è più a suo agio con i bambini che con i grandi, perché con loro ha trascorso molto tempo durante l’età adulta». 

Cosa le piace di lui?
«La sua più grande qualità è il non prendersi troppo sul serio, si comporta da cretino a volte, ma è un ragazzo molto dolce, con un radicatissimo senso dell’amicizia. Io non sono così socievole e disinvolto come lui, ma entrare nella pelle di un altro per lavoro mi aiuta a dar voce ai miei sentimenti».

Quale altro medico della serie avrebbe interpretato volentieri?
«Il Dottor Stranamore ovviamente: è figo, ha il ciuffetto, ha talento… ma, diciamoci la verità, Alex ha molti più conflitti e per me resta il massimo». 

 



20 anni di matrimonio e 5 figli

L’interprete storico di “Grey’s Anatomy”, Justin W. Chambers, è nato a Springfield, in Ohio, l’11 luglio 1970, ma ha origini tedesche e irlandesi. È sposato da oltre 20 anni con la moglie Kesha, da cui ha avuto cinque figli, lo stesso numero della sua famiglia d’origine. La sua fortuna arriva per caso a Parigi, dove viene scoperto da un’agenzia di modelli e inizia a girare il mondo per i brand più prestigiosi, da Calvin Klein a Giorgio Armani. Le porte di Hollywood gli si spalancano ufficialmente con la soap “Destini”, ma a garantirgli il successo planetario è la serie ospedaliera firmata da Shonda Rhimes, che ha festeggiato il primo decennio, con oltre 200 episodi. Per curriculum, ha conteso il cuore di Jennifer Lopez a Matthew McConaughey nella deliziosa commedia “Prima o poi me lo sposo”, ha imbracciato la spada da moschettiere in “D’Artagnan” e ha prestato la voce a Flash, supereroe DC Comics nel film d’animazione “Justice League: The Flashpoint Paradox”.


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