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Come manichini senza anima

Quante di voi si sentono rappresentate dalla televisione italiana?

Mar 23 Giu 2009 | di Alessandra Manni | Media
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Io non mi sento assolutamente rappresentata dalla televisione italiana! Da sempre trovo che l'immagine del femminile che prevale in tv e che viene proposta ogni giorno ed a ogni ora sia volgare e indegna. Viene esaltata solo una determinata immagine della donna, senza una valida alternativa: mezze nude, in pose provocanti, il più delle volte mute, siamo diventatxe una caricatura “pornografica” di noi stesse. «Perché non reagiamo? Perché accettiamo questa umiliazione continua? Perché non ci occupiamo dei nostri diritti? Di che cosa abbiamo paura?». Sono queste le domande che si pone Lorena Zanardo nel documentario “Il corpo delle donne” (visualizzabile su www.ilcorpodelledonne.net/documentario, ndr), creato insieme a Marco Maldi Chindemi, che in 25 minuti fa un quadro della situazione delle donne nella televisione, riunendo le modalità ordinarie con cui il corpo femminile viene rappresentato: la bellona svampita silente e la matura rifatta. Due stereotipi così invalidanti per la nostra dignità ai quali non viene proposta un'alternativa o, se c'è, è rarissima, e che, entrando ogni giorno nelle nostre case, si presentano come gli unici modelli ai quali una donna può rapportarsi.

La fabbrica delle bambole di plastica
Ecco come Lorella Zanardo offre un quadro chiaro della donna nella televisione: «ridotta e autoridottasi ad oggetto sessuale, impegnata in una gara contro il tempo che la costringe a deformazioni mostruose, costretta a cornice muta o assurta a ruolo di conduttrice di trasmissioni inutili, dove mai è richiesta la competenza». La donna in televisione deve sedurre e poter essere sempre considerata un oggetto del desiderio per l’uomo: misuriamo tutte le nostre qualità solamente in relazione a quanto possiamo attrarre il sesso opposto. «Abbiamo convertito tutta la nostra cultura all’estetica di uno strip club», dove ragazze coperte all'essenziale si muovono sinuosamente mentre le telecamere fanno il loro meglio per mettere in mostra il seno, i glutei e le zone vaginali. Un esempio tra tanti, le inquadrature “intime” all'ora di cena di Victoria Silvstedt nel programma “Gira la ruota” con Enrico Papi. In effetti potremmo dire che questo show televisivo racchiude gli stereotipi della donna televisiva: corpo plastificato, annullamento dell'espressione del volto con la chirurgia, ruolo subalterno spesso umiliante, figura femminile senza cervello.

Quando l'apparire è più importante dell'essere
Lorenza Zanardo si chiede: «Perché le donne non possono apparire con la loro vera faccia in tv? Perché questa umiliazione? (...) Nascondendo la nostra faccia stiamo rinunciando alla nostra autenticità, dunque alla nostra anima?». Guardando tutti questo volti artefatti il messagio che mi arriva è che quando sei donna la sola competenza non basta! Per convincere delle proprie qualità, la professionalità deve essere sempre accompagnata da un aspetto gradevole e se non c'è bisogna costruirselo. Continua la Zanardo: «Abbiamo stabilito che le donne emancipate devono proporsi pubblicamente e dichiaratamente come oggetto di desiderio sempre e comunque in ogni situazione, anche quando siamo interpellate per la nostra professionalità». Il caso del ministro Michela Vittoria Brambilla è un esempio lampante: conosciuta ai più non per le sue capacità ministeriali, ma per la sua vertiginosa minigonna con giarrettiere in bella vista.

Donne con occhi da uomini
Una frase del documentario mi ha colpita particolarmente perché spiega in modo diretto la causa di questa spettacolarizzazione della donna: «Ci guardiamo l'un l'altra con occhi maschili, guardando i nostri seni, le nostre bocche, le nostre rughe, come pensiamo un uomo ci guarderebbe». La bellezza della persona, l'unicità del proprio carattere e delle proprie energie sono tutti aspetti secondari in relazione alla primazia dell'apparenza, che ci omologa in nome di una perfezione fisica non umana: questo è quello che società e televisione ci fanno passare come necessario per essere apprezzate ed amate. E non c'è alternativa. Finché la televisione verrà vissuta come specchio della realtà, si continuerà a vivere in un inganno: la maggior parte degli italiani ha solo la televisione come mezzo d'informazione e d’intrattenimento, conosce il mondo solo per come viene presentato dalla tv. Ciò porta ad incamerare solo quei tipi di realtà senza sviluppare uno spirito critico contro ciò che di scadente viene trasmesso; infatti anche Lorella Zanardo trova che «la tv la puoi guardare, la puoi sopportare, ma solo pensando che è un grande circo». Il modo per cominciare a difendersi da queste menzogne quotidiane è spegnere la televisione o al limite cercare un programma “più sano” e ripartire dalla propria esigenza di dignità e rispetto, perché questo spettacolo televisivo non rispetta nessuno, né donne e né uomini.

Donna e televisione in Europa
è sbagliato pensare che la rappresentazione della donna nei media europei sia la stessa di quella italiana: è una realtà in gran parte solo del Bel Paese. Secondo l'ultima ricerca del Censis su “Donne e media in Europa” viene fuori un quadro di soddisfazione per le donne a livello europeo, ma quasi vergognoso per gli italiani: “Innanzitutto il ruolo dei media e della rappresentazione della donna nei media nel processo democratico di affermazione dei pari diritti è ampiamente identificato e riconosciuto dalle grandi Agenzie Internazionali (Onu, Ue, Consiglio d’Europa). (...) Quello che in molti Paesi europei ha prodotto un serissimo dibattito culturale e normativo, nel nostro paese, al di là di alcuni pregevoli tentativi, appare ancora come un “tema di frontiera” o, peggio ancora, un tema da suffragette nostalgiche di un femminismo ormai trapassato. Stenta in Italia ad affermarsi il principio che una rappresentazione “plurale” delle donne, una rappresentazione non offensiva della loro dignità, non volgare, non reificante (cioè che non la riduca sempre e solo ad oggetto sessuale) è un diritto costituzionale, quel diritto che afferma in tutte le Costituzioni dei paesi democratici che ogni cittadino ha diritto a non essere discriminato per ragioni di sesso, etnia, convinzione religiosa”. L'Italia inoltre viene classificata, insieme alla Grecia, nei paesi “in resistenza”: “pur presentando iniziative significative, appaiono “in resistenza”, come se la rappresentazione stereotipata della donna fosse un tratto antropologico fortemente radicato su cui non vale la pena avviare politiche evolutive”. Il rispetto della donna è un diritto costituzionale: rispettiamolo e facciamolo rispettare!


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