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Cellulare sì o cellulare no?

Sono i figli ad essere ipnotizzati o i genitori a volerli ipnotizzare?

Gio 25 Set 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Nella pagella dei giudizi sulle capacità di mamma, alla voce “cura nell'uso di sistemi educativi naturali” di sicuro non prenderò un 10. Mai stata fanatica del tutto-come-natura-crea. Fare attenzione alla qualità, certo, ma non è detto che il ritorno alla preistoria sia il miglior modo di allevare i figli. Ecco perché mi sento libera oggi di fare un ragionamento sereno sui limiti dell'uso di cellulari e tecnologie in genere per i figli. Quest'estate mi è capitato di trovarmi a passare un po' di tempo con due diverse coppie di amici che hanno rispettivamente due figli maschi, proprio come me. Una delle due poneva limiti all'uso del cellulare e dei videogiochi, pur non vietandoli del tutto, insomma senza eccessive rigidità. L'altra aveva dato libero accesso all'uso di potenti smartphone ai propri eredi, entrambi di età inferiore ai dieci anni.
I due figli scarsamente tecnologizzati, pur avendo spesso voglia di giocare con i videogiochi e riuscendo a volte a impadronirsi del cellulare del padre per giocare, avevano un miglior dialogo con i genitori e facevano più volentieri degli altri due giochi di movimento e di società. I due ragazzi con accesso selvaggio alla tecnologia erano più taciturni, insofferenti nei confronti dei genitori, più difficili da coinvolgere in giochi all'aria aperta.
Naturalmente è un campione troppo limitato per poterlo considerare significativo. Ma queste differenze mi hanno fatto pensare a una serie di notizie e fatti che messi in fila fanno riflettere. Innanzitutto Bill Gates e la moglie Melinda hanno fatto sapere di non permettere ai propri figli di usare il lettore musicale iPod e l'iPhone. E fin qui, il vero dubbio è che si tratti di una scelta “aziendalista”: i due oggetti in questione, tra i più desiderati dai ragazzini, sono prodotti da Apple, dunque da un'acerrima nemica della Microsoft, cioè dell'azienda fondata da Gates. Più significativa è la rivelazione fatta da un giornalista che ebbe l'occasione di discutere l'argomento con Steve Jobs, il creatore di Apple, e scoprì che il genio che ci ha cambiato le abitudini tecnologiche non consentiva ai figli adolescenti di usare l'iPad. Jobs, genio del marketing più che della tecnologia, insisteva invece per ritagliarsi spazi per cenare insieme ai figli e parlare con loro di letteratura, politica, musica, dei temi più vari insomma. Altrettanto sorprendente è il racconto che fecero qualche tempo fa Barack e Michelle Obama. Il presidente degli Stati Uniti, che più di ogni altro ha usato la Rete per raccogliere consensi, vieta alle figlie di usare Facebook. E consente loro di usare il cellulare soltanto nel weekend.
Saranno solo coincidenze, ma il fatto che i Grandi Tecnocrati della nostra epoca diffidino delle tecnologie per i figli mi sembra un dato su cui riflettere. Mi sembra anzi più importante questo elemento che non l'allarme dei pediatri, che qualche mese fa ci hanno fatto sapere di sconsigliare vivamente l'uso del cellulare ai bimbi al di sotto dei dieci anni per questioni di salute.
La verità è che una volta era la televisione a fare da baby sitter ai bambini e i pediatri mettevano i genitori in allarme sul ricorso esagerato a questo strategemma. Ora che l'intrattenimento elettronico ci segue dappertutto (basta avere un telefonino), il celluare è diventato un baby sitter ancora più potente e invasivo della televisione. Il vero rischio non è che i nostri figli diventino dipendenti dal cellulare, ma che lo diventiamo noi genitori, usandolo troppo spesso come “arma” per “ipnotizzare” i nostri figli e ricavare un momento di tranquillità per noi stessi.


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