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Questione di coerenza

Assenza di regole o incapacità nel saperle imporre?

Mar 23 Giu 2009 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Ormai cammina, sgattaiola da ogni parte, curioso. Insomma il piccolo Giovanni ha acquisito una sufficiente indipendenza di movimento da cominciare a richiedere un notevole sforzo di sorveglianza. In questo io e mio marito cerchiamo di fare la media tra la mia voglia di tenerlo sempre sotto un occhio vigile e la teoria di mio marito che i figli abbiano bisogno di sottrarsi al controllo dei genitori e fare le proprie esperienze. Fare le proprie esperienze? A due anni? Eh sì, cara mamma ansiosa, mi dico, anche i bimbi devono avere i propri spazi. Ma, naturalmente, ben delimitati attraverso le regole, parola ormai desueta in un mondo di figli unici e genitori sempre pronti a “dialogare” e “ragionare” su tutto, dalle pappe alle ore di tv da guardare, benché difficilmente degli scriccioli, che masticano al massimo qualche vocabolo quasi irriconoscibile, siamo pronti a parlare di etica e pedagogia.
I bambini piccoli rispondono a stimoli elementari e hanno bisogno di indicazioni chiare, univoche. L’altro giorno siamo andati a prendere un aperitivo in un bel locale all’aperto e ho lasciato che Giovanni scorrazzasse, ma naturalmente non poteva andare dietro al bancone o in posti dove desse fastidio o rischiasse di farsi male. Lui è un bambino sorridente e socievole e così non ci ha messo molto a incantare barman, camerieri e clienti. Dopo qualche minuto si sentiva metà del locale parlare con toni infantili, fare boccacce e complimenti a quel piccolo furbacchione. Ovviamente lui ne approfittava per entrare in zone proibite, e qualche cameriere provava invano a convincerlo che il bancone e il retro sono off limits. Ma tutti, invariabilmente cadevano nella sua trappola. Se gli dici un “no”, Giovanni reagisce con un’astuzia sorprendente: sfodera il suo miglior sorriso birichino. E ritenta l’azione proibita. A quel punto, nove persone su dieci ripetono il “no”, ma non resistono a ricambiare il sorriso, cadendo nel tranello della complicità col furbetto. E così il “no” ha perso di ogni credibilità per Giovanni e sarà inutile ripetere il divieto.
I bimbi sono molto sensibili alla coerenza degli adulti. Se si vuol dire un “no”, bisogna farlo con convinzione, con un appropriato tono di severo divieto ed essere pronti a mantenere questo atteggiamento anche di fronte ai sorrisi luminosi di un bambino, di fronte ai quali si scioglierebbe la durezza di chiunque. Come si fa a tenere la faccia severa quando un Frugolino alto meno di un metro ti sgrana gli occhioni e ti rifila il suo sorriso delle grandi occasioni? Eppure tener duro è l’unica cosa da fare, se non si vuole allevare un piccolo selvaggio.
Le regole sono importanti per i nostri figli e, per dimostrar loro che sono valide, noi genitori dobbiamo essere i primi a crederci. Ultimamente mi è capitato di leggere un articolo in cui una psicoterapeuta, Margherita Savoini, spiegava come i bambini moderni siano più stressati dei loro coetanei del passato. Secondo la professionista, che opera presso il reparto di Neuropsichiatria infantile del “Gaslini” di Genova, «un tempo esisteva un potente fattore antistress che oggi è venuto a mancare: le regole. I bambini erano molto meno liberi di scegliere e di decidere, dovendo sempre obbedire, senza possibilità di contraddittorio, ai genitori o alla maestra: una limitazione spesso pesante, che però semplificava notevolmente la distinzione tra ciò che era giusto e ciò che era sbagliato». Insomma, i genitori “democratici” creano figli ansiosi. Al fattore “regole”, la psicoterapeuta aggiunge quello degli stimoli: «Negli anni Settanta gli unici appuntamenti televisivi per i bambini erano Rin Tin Tin il pomeriggio e Carosello la sera. Oggi, invece, è normale accedere a migliaia di stimoli in contemporanea, attraverso diversi canali di informazione, e spesso senza la necessaria supervisione di un adulto». Sull’abbandono davanti alla tv sono assolutamente d’accordo: è estremamente diseducativo, anche se capisco cosa spinga i genitori a ricorrere, a volte, alla ipnotica “baby sitter con lo schermo”. Per quanto riguarda il quantitativo di stimoli, non so: a me pare che ogni generazione abbia bisogno di adeguarsi allo stile comunicativo della propria epoca, pur senza eccessi. Per quanto riguarda le regole, non ho alcun titolo per contraddire Savoini, ma il suo discorso non mi suona del tutto. Io credo che, più che l’assenza di regole, il problema sia proprio la coerenza dei genitori nell’imporle e sostenerle. Il tentativo di dare punti di riferimento i genitori lo fanno. Ma spesso sono proprio loro a non rispettarle. E questo sicuramente per i bambini è un fattore di disorientamento. Insomma, secondo me non servono “più no”. Ma quelli che pronunciamo non dobbiamo rimangiarceli al primo sorriso.


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