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Simona Marchini: Un grandissimo amore

Oltre la comicità. L’infanzia, l’arte, la passione per il palco e la sua grande anima

Ven 28 Nov 2014 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Avete un “problema che v’accora, un dubbio che ve rode”? Se, come me, ancora ricordate questo tormentone e le risate che Simona Marchini ci ha regalato con i suoi esilaranti personaggi, sarete felici di riscoprirla in questa intervista. Per tutti gli altri, sarà l’occasione di approfondire la conoscenza di una donna che da sempre vive e s’impegna per l’arte in tutte le sue forme.
Simona, grazie per tutte le risate e il buonumore che in questi anni ci hai regalato attraverso tv, radio e teatro. Credo che i bravi attori comici siano sempre stati una sorta di benefattori dell’umanità. Nella nostra epoca è particolarmente difficile donare un sorriso con leggerezza e rispetto, ma è bello aiutare le persone a ridere, anche un po’ di se stesse, abbandonando la cupezza che ci opprime.  

Come hai scoperto la tua vena comica?
«Da bambina sognavo di fare l’attrice, ma con il tempo avevo abbandonato l’idea, anche perché mi ero laureata in Lettere e sposata. Poi è avvenuto tutto all’improvviso, un dono inaspettato e per me preziosissimo. Durante una vacanza incontrai lo storico coreografo Don Lurio che, divertendosi moltissimo con il racconto delle vicende della mia vita quotidiana, mi presentò al regista di una trasmissione comica che la Rai stava per mandare in onda. Ero perplessa, ma mi convinsero a provare e nacque il famoso personaggio di Iside Martufoni; la popolarità crebbe poi con la partecipazione ai programmi di Renzo Arbore. Sono stata molto fortunata, ma mi riconosco coraggio, umiltà, entusiasmo e perseveranza, che mi permisero di continuare la mia carriera teatrale e televisiva, realizzando uno dei sogni della mia bellissima infanzia». 

Sei nata in una facoltosa famiglia romana. Quale ricchezza ti porti dentro dalla tua infanzia?
«Eravamo una famiglia romana particolare, benestante, con una radice umbra e il relativo atteggiamento sobrio ed appartato. Per tradizione, abbiamo sempre avuto un grande amore per l’arte, insieme ad un forte attaccamento per gli ideali sociali e politici, anche al fianco dei partigiani. Io e mia sorella siamo cresciute un po’ sprovvedute e forse fuori dalla realtà, ma la ricchezza dei valori testimoniatici ci ha sempre sostenuto. Lei ha fondato a Roma un teatro per ragazzi, mentre io da tanti anni sono impegnata nella galleria d’arte “La Nuova Pesa”, seguendo le orme di mio padre che coltivava anche l’amicizia con molti artisti di tutto il mondo. Oltre la passione personale, ci ha sempre mosso il desiderio di metterci al servizio della collettività, tensione ereditata dai nostri genitori.
Avevamo una vita familiare un po’ incantata, ma anche piena di esperienze uniche».

Raccontaci due episodi che ti sono rimasti nel cuore.
«Cantavo spesso arie di musica lirica con mia madre, era bellissimo! Ora sono entusiasta di aver curato la regia di diverse Opere liriche e di adoperarmi volontariamente a sostegno di varie scuole musicali e teatri per i giovani. Una sera, invece, convinsi mio padre a farsi accompagnare a una cena con Marc Chagall. Avevo quindici anni, ero emozionatissima e mi fecero sedere addirittura al fianco del grandissimo artista russo: ricordo quest’uomo bellissimo, con gli occhi celesti, e porto sempre nel cuore quella felicità. Nella mia esistenza mi è arrivato tutto da rapporti personali profondi, basati sull’empatia e non sull’interesse: è un dono che mi ha fatto soprattutto mio padre, noto costruttore, ma mai palazzinaro, organizzatore infaticabile di eventi artistici, ma mai mercante».

Nel tuo ultimo spettacolo teatrale “La mostra”, ora in scena al Teatro Sistina di Roma con la regia di Gigi Proietti, oltre a regalare tante risate, poni al pubblico la domanda sull’ utilità o meno dell’arte. Perché questa provocazione?
«La cultura è importante, perché aiuta le persone ad essere migliori. Però dobbiamo essere consapevoli che dagli anni ’80 il mondo è molto cambiato: con Margaret Thatcher (la “Lady di ferro” primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990 - ndr) è iniziata la catastrofe del capitalismo finanziario che ci sta tuttora massacrando. In Italia, la situazione è stata ancora peggiore perché siamo rimasti fermi, con l’aggravante di un’involuzione morale e culturale, nella quale le mafie hanno imperversato. Ma le responsabilità più grandi del nostro impoverimento culturale sono da ricercare nei mass media, nell’imposizione di modelli negativi di un certo modo di fare televisione e con l’assenza di ogni limite su internet. In generale, abbiamo subìto tante cose che negli anni hanno manipolato gusto, mentalità e buonsenso delle persone, riducendo anche la capacità di avere relazioni sane. Mi dispiace soprattutto per i nostri ragazzi, travolti da una crescente volgarità che li rende incapaci di godere dell'incredibile bellezza che hanno dentro ed intorno a loro. Nelle mie attività cerco sempre di infondere un messaggio di coraggio, idealità e forza di volontà, provando a trasmettere con leggerezza la passione per l’arte, senza pretendere di insegnare qualcosa».

Come risalire la china a livello personale e sociale?
«Ognuno di noi deve sforzarsi di essere meno distruttivo e negativo, impedendo all’idolo del mercato di manipolare la nostra moralità. Troppo spesso oggi siamo portati a dividerci e separarci, mentre abbiamo bisogno di imparare a entrare in contatto, aprendoci agli altri e a culture diverse dalla nostra occidentale. Così possiamo non essere succubi della tecnologia, ricordandoci che siamo persone bisognose di scambi umani che producono vita e civiltà. So che ci sono molte persone oneste e impegnate: dobbiamo ripartire dal basso, dai comportamenti personali di ognuno. Gli ideali e le idee non svaniscono; può finire il coraggio delle persone o la singola condotta per contingenze esistenziali.
Questa è una certezza, altrimenti anche il Cristianesimo dovrebbe essere finito da un pezzo se consideriamo cosa hanno fatto molti uomini della Chiesa nel corso dei secoli. È ora di dire delle cose vere, sentite, perché la gente percepisce quando c’è la verità: per cambiare è importante anche e soprattutto un rinnovamento spirituale».

Per ricominciare dobbiamo dare precedenza all’anima!
«Hai ragione e mi piace molto il titolo della tua rubrica. Oggi credo di avere molta anima: ognuno ha un proprio percorso e per me è stato importante approfondire la figura di Rudolf Steiner, riscoprirmi cristiana senza fanatismi, aprire il mio cuore a un nuovo rapporto con il mondo. Aiutiamoci ad accogliere gli altri senza metterci sempre di traverso con il grugno, ricordandoci che dobbiamo mantenere la nostra identità anche come modello ed esempio per gli altri».

Cosa vuol dire per te il Natale?
«È il simbolo della rinascita di ognuno e della necessità di rinnovamento per la nostra anima. Io non frequento la Chiesa, ma ho un grandissimo amore per Gesù: insieme a Lui, ognuno deve impegnarsi molto per tornare alla pulizia e innocenza di quando era bambino».

 


 

LA MOSTRA...

Simona Marchini nasce a Roma il 19 dicembre 1941, figlia di Alvaro, noto costruttore e presidente della A.S. Roma negli anni ’70. Dopo la laurea in Lettere e il fallimento del matrimonio con il calciatore Ciccio Cordova, indimenticato capitano giallorosso, è casualmente notata per la sua grande comicità nel raccontare le vicende quotidiane: nel 1980 esordisce nel programma Rai “A tutto gag”. Con il suo personaggio, Iside Martufoni, divenne in poco tempo molto popolare, anche grazie alla presenza nelle trasmissioni di Renzo Arbore. In seguito, si dedica molto alla radio, al teatro e all’Opera Lirica, anche nelle vesti di regista. Ha recitato nelle ultime serie della fiction “Don Matteo” e da tanti anni gestisce la Galleria d’Arte “La Nuova Pesa”, con la passione ereditata dal padre, grande appassionato d’arte. Proprio questa è l’ambientazione del suo nuovo, divertente spettacolo teatrale “La Mostra”, ora in cartellone al Teatro Sistina di Roma, con la regia del suo amico Gigi Proietti. 


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