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Anne Hathaway: l’autenticità è la vera bellezza

Probabile oscar 2009 come migliore attrice, dopo il diavolo veste prada, recita in 2 film sul matrimonio

Mer 08 Apr 2009 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive


Il cinema sa essere davvero beffardo. Una delle attrici più sfortunate in amore degli ultimi anni (cornuta e mazziata, direbbe qualche comare, di sicuro ingannata da parvenu che hanno approfittato della sua buona fede) si ritrova in meno di sei mesi a recitare in due film in cui il matrimonio è il centro della narrazione. E, siccome il diavolo del grande schermo fa le pentole e poi nasconde perfidamente i coperchi, sono storie più agre che dolci, in cui il giorno del trionfo della gioia e dell’amore è, invece, l’epicentro di un terremoto emotivo. “Rachel getting married”, splendido film di Jonathan Demme che ha commosso Venezia nel settembre scorso, la vede nelle vesti di sorella-testimone dal passato pesantissimo e dal presente ingombrante. Guastafeste bella e dolente, ci porta per mano nell’orrore di una famiglia borghese spezzata da un lutto e da troppe incomprensioni (recuperatelo in dvd, è un capolavoro). Tutt’altro registro quello di “Bride Wars - La mia migliore nemica” (dal 20 febbraio nelle sale), in cui si scatena in una visione tragicomica e in vestito bianco di “Eva contro Eva” con Kate Hudson. Migliori amiche da sempre, un caso le costringe a una cerimonia nuziale nello stesso giorno, nello stesso posto, con la stessa organizzatrice. Troppo, anche per due sorelle di fatto. Se ne faranno di tutti i colori e impareranno (e impareremo) molto dalla loro disavventura. E così Anne Hathaway, fragile e determinata, donna di gentili contrasti come il suo incarnato bianchissimo incorniciato da una chioma mora, come quelle forme generose su un fisico asciutto, si racconta, proprio partendo da un momento che lei ha vissuto solo al cinema.
Due matrimoni in pochi mesi, ma sul set. è un giorno che nella realtà lei sogna?
«Sono una persona romantica, ma non mi rendo conto che è qualcosa di strano, rispetto al matrimonio. Sono stata damigella d’onore di mio fratello e ne sono orgogliosa, ma sono convinta che questo tipo di unione è un impegno forte e importante, di cui bisogna avere il rispetto massimo e che non si può prendere alla leggera. Ho sempre presente il modello dei miei genitori: insieme da tanti anni, passano da momenti in cui si amano alla follia ad altri in cui si sforzano di fare in modo che tutto vada bene. È un duro lavoro e bisogna saperlo fare. E, soprattutto, volerlo davvero, perché, solo se ci credi fino in fondo, sei disposto a combattere per averlo e poi per mantenerlo. Sposarsi è un dono che devi meritare. Sempre».
Un lavoro difficile quanto il personaggio di “Rachel getting married”?
«Non ho mai paura quando affronto un personaggio scritto bene. Devi solo essere onesta, intellettualmente ed artisticamente. Jonathan Demme ha la capacità di fare cinema come pochi e allora, se sceneggiatura e regista sono straordinari e degni della massima fiducia, come in “Rachel Getting Married”, mi affido completamente. So che il pubblico poteva non amare questa mia ragazza problematica, ma so anche che non poteva fare a meno di capirla, di rispettare la sua complessità così come ho fatto io. E, in questi casi, devi saper donare tutta te stessa, essere abbastanza libera e coraggiosa da cercare il buio dentro di te».
E non si sente a disagio? La sorella di Rachel è un’ex tossicodipendente, alcolista, sociopatica…
«Non lo so e non conta, io sono una ragazza del New Jersey di 26 anni che fa questo lavoro magnifico. Non è sentirmi a mio agio l’importante, ma fare questo splendido mestiere al meglio. E la sua essenza è raccontare storie, meglio se importanti e istruttive per chi le guarda. E non importa quale sia il mio ruolo, ma solo riuscire ad interpretarlo bene, emozionare gli spettatori».
Giovanissima, di successo, ma preoccupata per il futuro del mondo. Da dove nasce la sua passione per Obama? Lei è una delle sue grandi elettrici della prima ora.-
«Ho trascorso una settimana alla convention dei democratici, anche se guardata con grande scetticismo, perché agli attori di Hollywood si chiede l’endorsement (la dichiarazione esplicita di voto - ndr), ma poi viene considerato strano o quasi sbagliato il fatto che partecipino all’attività politica. Sostengo e approvo quello che fa Obama, e vedere quello che ha suscitato in persone molto diverse che hanno imparato a camminare insieme, mi fa dire: FINALMENTE! Questa è l’America, la sua e quella che si vede nel film di Demme, una vera famiglia, diversa e variegata, ma sempre unita. Ci vorrà molto tempo perché questa integrazione avvenga davvero, a tutti i livelli, ma stiamo cominciando e ora abbiamo una speranza e un’ispirazione».
Proviamo a sorridere. “La mia migliore nemica” è una commedia sull’amore o sull’amicizia?
«Ciò che fanno queste due donne è lottare per la loro amicizia, il motivo per cui litigano non è chi avrà il matrimonio perfetto, ma il fatto che il mio personaggio si senta tradita dalla sua migliore amica. Tra due donne la fiducia è qualcosa di sacro, una vera amica è una persona a cui ti affidi completamente e sai che è pronta a essere lì sempre. E l’altra ragione per cui ho accettato questo ruolo e ne sono molto orgogliosa, ne parlavo con Kate, è che si tratta di una commedia al femminile, negli ultimi anni sempre più rare. Solo negli ultimi mesi si vedono più spesso e ci auguriamo di avere contribuito a un nuovo genere cinematografico».
E di Tim Burton cosa ci dice? Ha girato con un grande maestro un film molto diverso da quelli citati.
«Ho fatto due settimane di riprese, sarò la Regina Bianca, personaggio che ho sviluppato per un paio di settimane con Tim. È stato come andare a un ballo. In un film d’autore i limiti sono solo quelli dell’immaginazione, ma quella di Burton non ha limiti e questo ha reso quest’esperienza bellissima. Non avevo mai lavorato con il green screen prima, ero in questa stanza enorme con i soffitti altissimi tutta verde, sembrava di far parte di una colonia di formiche. È stato strano e bellissimo, ho avuto l’occasione di lavorare con Johnny Depp e anche Mia Wasikowska è davvero sorprendente per la sua bravura».
Bene, dopo cinema e matrimonio, non posso non chiederle cosa si prova ad essere un’icona di bellezza. Soddisfazione, irritazione, paura per il futuro?
«Grazie per il complimento, ma credo sia male indirizzato, non mi considero un’icona di nulla, figuriamoci di bellezza. Bellezza per me vuol dire Kate Hudson… mi ha promesso un aumento se lo avessi detto! A parte gli scherzi, la bellezza per me è l’autenticità, l’integrità, essere sempre se stessi. È una cosa con la quale e per la quale lotto continuamente e mi piace quando le persone cercano di mostrarsi al mondo per quello che sono. Questo sì che lo trovo molto bello».


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