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Estate senza incendi: si può

Esiste un metodo (già sperimentato) per prevenire i danni... ma è troppo economico

Mar 23 Giu 2009 | di Roberto Lessio | Ambiente

È un argomento di cui si parla solo quando si ripresenta, puntuale, ogni estate.
Gli incendi diventano cronaca quotidiana, giornalisticamente parlando, esclusivamente perché sono legati ai mesi più caldi dell’anno. Per il resto del tempo non c’è spazio per capire e approfondire  questo “fenomeno”. Un “fenomeno” in cui siamo relegati, come sempre più spesso ci accade, al ruolo di semplici spettatori. Vale a dire di assistere, impotenti, alle ennesime immagini degli ormai “mitici” aerei Canadair, che come uccelli mitologico riescono a spegnere le fiamme, anche nei luoghi più impervi e nelle condizioni più difficili. A parte l’encomiabile lavoro dei Vigili del Fuoco e delle squadre della Protezione Civile, meno male che esistono questi aerei.

Caro aereo, quanto mi costi?
Ma quanto costa usufruire dei Canadair? Per ogni ora di volo di questi aerei si spendono 2500 euro. Per acquistarli si spendono 19 milioni di euro (al cambio attuale). La ditta produttrice, la canadese  “Bombardier”, detiene il monopolio mondiale e l’Italia è il Paese europeo con la maggior dotazione di questo tipo di aerei.
Costosi sì, ma resta indubbio il fatto che con la sua possibilità di immagazzinare 6.137 litri di acqua (quasi sempre prelevata dal mare) in appena 12 secondi, per poi scaricarla entro pochi minuti nel luogo dell’incendio, il ricorso ai Canadair sembra ormai diventata l’unica arma a disposizione per combattere il “fenomeno”.
Quando un incendio divampa, non c’è altro a cui pensare: bisogna spegnerlo, punto e basta, costi quel che costi!

Aerei necessari o incendi ‘utili’?
Se gli incendi non scoppiassero, questi mezzi diventerebbero perfettamente inutili. Così come diventerebbero inutili tutti i programmi di “rimboschimento” delle aree interessate da parchi nazionali e/o regionali percorse dalle fiamme (chissà perché gli inneschi avvengono quasi sempre negli stessi luoghi). Idem per quelle aree che ogni 4 anni “devono” essere incendiate da sprovveduti pastori per rinnovare il sottobosco al fine di alimentare il proprio bestiame (comprargli il foraggio costerebbe 200 volte di meno). 
Inutili infine, ma non per ordine di importanza, diventerebbero quegli effetti “emulativi” che colpiscono sempre di più i nostri giovani: provocando altri incendi, sentono appagato (per un brevissimo periodo) il loro bisogno di sentirsi importanti.
Non parliamo di “piromani”, perché nella maggior parte dei casi, semplicemente non esistono.

Il metodo Perna
Di questi aspetti del “fenomeno” deve essersi accorto Tonino Perna, docente di Sociologia Economica all’Università di Messina che è stato nominato, nel periodo 1999-2005, Direttore del Parco dell’Aspromonte, in Calabria. A lui si deve l’invenzione dei “contratti di responsabilità” a fini anti-incendio. Attraverso questi contratti, le associazioni di volontariato (spesso formate da giovani disoccupati) che rispondono ad appositi bandi, ricevono un rimborso spese ed altri emolumenti economici inversamente proporzionale alla superficie incendiata nelle aree a loro assegnate. Meno fuoco c’è, più si guadagna.

Sistema troppo poco costoso
Il sistema è costato circa 200 mila euro a stagione per tutelare un’area di 80.000 ettari. Ne parliamo al passato perché, come sempre, quando una cosa funziona in Italia, deve essere rimossa o cambiata.
Con la stessa cifra ci si può pagare “appena” il 10% del costo di acquisto di un Canadair (senza parlare della manutenzione e dei costi operativi);  “appena” 100 posti lavoro per addetti al rimboschimento o “appena”  200 tonnellate per l’acquisto del foraggio per il bestiame ovo-caprino.
Forse troppo poco! Circa 2,5 euro per ettaro per anno. E, siccome in Italia ci sono circa 6 milioni di ettari di boschi (molti dei quali non corrono grossi rischi), fatti due calcoli ci si accorge che metterli in sicurezza con il “metodo Perna” costerebbe la metà del prezzo di acquisto di un Canadair.
Infatti qualcuno deve aver pensato che l’aver ridotto del 90% (con questo sistema) il numero complessivo delle aree percorse da incendio, non andava bene (Perna non è stato riconfermato).
Ma nel frattempo qualcun altro  sta seguendo il suo esempio: in particolare il Parco del Pollino (sempre in Calabria) e la Provincia di Macerata. Un buon segnale.


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