acquaesapone Turisti non per caso
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Viaggio nel cuore della Polonia

Cracovia, l’antica Capitale, città della creatività e della riflessione

Mer 07 Gen 2015 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 19

Cracovia, antica Capitale della Polonia, culla e pantheon di storia, città della riflessione e della creatività, crogiolo di diverse culture e tradizioni, appassionata d’arte, echeggiante di musica, invaghita di teatro, sede ideale di festival e congressi, gremita di ristoranti, caffetterie e, soprattutto, di giovani, pulsa di gioia di vivere. Come ben si sa alcune città possiedono una propria spiritualità nascosta, un’attrazione particolare che ci spinge a visitarle e anche Cracovia ha una propria anima che, considerando la sua resistenza alle asperità della burrascosa storia polacca, dev’essere immortale. Uno sguardo allo skyline della città, tra chiese, campanili ed imponenti edifici che custodiscono al centro il suo cuore medievale, con la più grande piazza d’Europa, si è meritata il nome di “Roma dell’Est”.
Le torri, le cupole e gli altri coronamenti architettonici dei templi creano una collezione storica di stili della fede degli abitanti. Accanto alle torri romaniche, alle guglie gotiche e alle cupole barocche, si possono notare le abbazie e i monasteri dei più svariati ordini cattolici.
Dal momento che a Cracovia ci sono così tanti luoghi di preghiera, si incontrano anche molti preti, suore e frati, che, durante le tradizionali celebrazioni religiose, danno vita ad una ricchissima vera sfilata, tra tonache e vesti talari di tutte le fogge e colori, dai tagli medievali fino agli abiti contemporanei.
Ma la vera anima di Cracovia è la città vecchia, circondata dai giardini Planty, creati dopo lo smantellamento delle mura che proteggevano la città. Passeggiare in questi luoghi è come immergersi in un’atmosfera d’altri tempi, dove l’orologio si è fermato. Il centro medievale si stringe intorno all’antico Mercato Principale, che cattura i sensi anche del visitatore più frettoloso. Certo che di piazze così ce ne sono poche: si tratta di un immenso quadrato di 200 metri di lato, con strade che si diramano da ogni parte, formando con le loro traverse una tipica pianta a scacchiera. 

GIROTONDO DI PIETRA
I palazzi che ne segnano il perimetro, solidi e maestosi, formano un immobile girotondo di pietra intorno all’antico Mercato dei Tessuti, che, costruito in mattoni rossi alla fine del XIV secolo e decorato con gli stemmi delle città polacche, offre un piacevole passeggio, tra negozi e botteghe traboccanti di mercanzie di ogni genere, che vendono qualunque cosa oltre l’immaginazione. La piazza è sempre piena di gente: un palcoscenico permanente, in cui tutti sono contemporaneamente attori e spettatori. Questo è il punto di incontro per eccellenza: qui passano e sostano tutti, mischiandosi a pittori, scrittori, mimi e artisti di strada che invadono i tavolini dei caffè sparsi per la piazza. è un gran bel passeggiare in questa immensa isola pedonale, circondati dai tanti antichi palazzi che vi si affacciano. Difficile è stabilire quale sia il più imponente e maestoso, perché ciascuno di essi ha un’affascinante storia da raccontare… e ogni casa, per distinguersi dalle altre, ha il proprio nome: c’è la Casa delle Lucertole, quella dell’Aquila, la Casa Grigia e quella delle Campane; la Casa degli Arieti e quella del Cervo, oltre ad alcune case di importanti famiglie borghesi. Il castello di Wawel, antica residenza reale, nel suo imponente stile gotico, li domina tutti dal di sopra della collina sulla riva sinistra del fiume Wisla che lo affianca. Oltre alla sua bellezza esterna gotico-rinascimentale, raccoglie i più grandi tesori del passato, come la Cattedrale, la Torre Campanaria, l’Armeria, ma tra tutti il capolavoro assoluto della fantastica Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, temporaneamente qui, in attesa che il Museo Czartorysky riapra dal restauro. 

LE MINIERE DI SALE
Uscendo, a pochi chilometri da Cracovia, è possibile avventurarsi in un viaggio spettacolare, forse chissà, Jules Verne, prima di scrivere il suo "Viaggio al centro della Terra", visitò la miniera di sale di Wieliczka, rimanendone stregato, e chissà, da essa aver tratto la fortunata ispirazione. L'eccezionalità e la bellezza di questa miniera è il frutto del capriccio della natura creatasi circa 20 milioni di anni fa, ma è anche l'opera di sette secoli di sudore di semplici minatori: un mondo sotterraneo fatto da più di 2.000 caverne e 250 km di gallerie e cunicoli. è cresciuta lentamente, fino a raggiungere le proporzioni di un mostro da 10 milioni di metri cubi, una "montagna" alta 350 metri, tutti sotto terra. Temperatura: 13 gradi. Umidità 90%. Una miniera, certo. Ma anche un museo delle tecniche minerarie, un tempio di tesori artistici, un teatro di incredibili fenomeni naturali. Per muoversi nei suoi interminabili labirinti serve una guida con mappa e per visitarla interamente occorrerebbero settimane. La pericolosità del lavoro spingeva questi minatori ad una religiosità ancora maggiore di quella manifestata in altri ambienti sociali, per cui furono costruite, anzi scavate nel sale, all'interno delle immense viscere del suolo, numerose cappelle dove celebrare i riti sacri. Quando, nel 1657, andò in fiamme una delle cappelle, la commissione reale vietò di adornarle con statue e quadri che fossero facilmente infiammabili. Paradossalmente, fu proprio grazie a questo divieto che nacque l'originale tradizione di scolpire il sale, coltivata nella miniera per circa tre secoli. La creazione più importante di questi artisti autodidatti è l'ammirevole, bellissima e maestosa cappella dedicata alla santa Kinga, protettrice della Polonia, alla quale una leggenda attribuisce la scoperta dei giacimenti di sale di Wieliczka. La "Signora del Sale" è ricordata in ogni angolo della miniera. La cappella a lei dedicata è di uno splendore mozzafiato: le pareti sono ornate da altari, bassorilievi, crocefissi, reliquari, cappelle laterali e gallerie per il coro e l'orchestra, il tutto rigorosamente scavato nella roccia salina. La luce di sei enormi lampadari, anch'essi di sale, illumina l’ambiente dal pavimento lavorato, in modo da sembrare piastrellato. Uno spettacolo unico, reso ancora più emozionante dalle dimensioni titaniche del monumento: 55 metri di lunghezza, 18 di larghezza e 12 di altezza. Ma il vero protettore dei minatori è un altro, Skarbnik o il tesoriere, un leggendario, misterioso spirito, protettore del tesoro della miniera… il sale. Appare in molti racconti della miniera, benché lo si incontrasse piuttosto raramente e in luoghi appartati.   
Non era uno spirito maligno, ma la sua presenza in una zona della miniera annunciava un disastro imminente. Il maggior problema, oltre agli allagamenti, era il fuoco o possibili esplosioni sotterranee: il gas metano si sprigionava rapidissimamente, soprattutto dai giacimenti appena aperti e si accumulava sotto le volte negli scavi mal areati. Per prevenire le esplosioni bisognava bruciarlo spesso e sistematicamente: chi se ne occupava erano i "bruciatori di gas", che indossavano una semplice gabbana con cappuccio. L'operazione doveva essere eseguita strisciando al suolo su ginocchi e gomiti, per non provocare bruschi spostamenti dell'aria: era il mestiere più pericoloso della miniera e chi lo eseguiva veniva soprannominato "il penitente". Alla fioca luce delle fiammelle delle lucernette, i corridoi della miniera risultavano oscuri e misteriosi, esaltando la fantasia oltre ogni immaginazione: per questo si racconta che moltissime grotte della miniera sono popolate da nani e folletti, come quei due che oggi danno il benvenuto ai turisti. Uno ha il sorriso cordiale e la barba lucida, tanto che ci si chiede il perché: ebbene, questo gnomo ama aiutare le ragazze nubili che desiderano maritarsi, purché esse gli diano un bacio sulla barba. Se ciò sarà fatto, sicuramente incontreranno il loro principe azzurro. Molte ragazze tornano spesso a ringraziarlo, ecco perché la sua barba è tanto lucida. L'altro gnomo, invece, invidioso, ha una brutta smorfia sul volto. è probabile che anche i fratelli Grimm abbiano tratto ispirazione per la loro "Biancaneve" da una delle numerose leggende di questa miniera, come quella che narra di una tribù di nani di sale che proteggevano il “tesoro” della miniera e avvertivano i minatori dei pericoli imminenti: anch'essi avevano una principessa, soprannominata la "Signorina Bianca".    


Condividi su:
Galleria Immagini