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Come racconti ad un bambino la violenza?

I figli inevitabilmente crescono e davanti ad un tg cominciano a porre domande

Ven 30 Gen 2015 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

E' inevitabile, i figli crescono e prima o poi si trovano davanti a un telegiornale o a un quotidiano, un sito di informazione sul web. Oppure semplicemente sentono i grandi parlarne. Nei giorni dell’attentato a Parigi era inevitabile che accadesse ed è accaduto anche con i miei figli, avidi di spiegazioni. Non nascondo che mi sono trovata in grande imbarazzo. Come si racconta ad un bambino che un gruppo di persone ha deciso di ucciderne tante altre per far sparire delle vignette? Il punto forse è proprio nei disegni: i miei figli divorano fumetti e io ne sono felice perché li ho sempre amati, sin da bambina. è un linguaggio semplice e potente, più denso di significato dei cartoni animati. Scripta manent e anche i fumetti sono “scritti”, non sono veloci ed effimeri come le immagini televisive, danno dunque il tempo per pensare e lo spazio, tra una vignetta e l’altra, per usare la propra fantasia. Allo stesso tempo sono più immediati dei libri, grazie all’uso delle immagini. Credo sia per questo che i bambini sono rimasti particolarmente colpiti dalla violenza che a Parigi ha fatto vittime proprio le persone che usavano questo linguaggio in modo così forte.
Oltretutto, raccontando che cosa era davvero successo, ho innescato in loro il dubbio più ovvio: ma è giusto reagire se qualcuno ti prende in giro in modo pesante con dei disegni? Non è una situazione teorica, di alta politica, è un fatto concreto, che, in scala ovviamente ridotta, potrebbe capitare anche nella vita di un bambino. Naturalmente ho spiegato che è una violenza inaccettabile, anche se molte persone si erano sentite offese da quei disegni. è un nodo cruciale della nostra libertà: a me i disegni di Charlie Hebdo non piacevano, non mi facevano ridere e ho sempre pensato che insultare deliberatamente la religione ormai abbia ben poco di trasgressivo: contro la religione cattolica accade di continuo. L’islam non lo ammette e ci sono persone che hanno pensato di dover vendicare l’affronto. Pur non apprezzando il messaggio di quelle vignette, sono convinta che la libertà di espressione sia una conquista fondamentale della nostra società. La satira in particolare non può avere limiti e deve necessariamente essere fastidiosa, urticante. Chi non lo capisce, non capisce quanto sia importante questa libertà. Naturalmente si può criticare la satira e chi la fa, ma cercare di vietarla o di addomesticarla è sbagliato. Piccolo mio, se qualcuno fa un disegno per offenderti non strapparlo, ignoralo. Oppure fanne uno a tua volta, usando l’arma dell’ironia.
Per cercare di andare più a fondo e spiegare meglio ai miei bimbi che cos’è il terrorismo e perché ce l’ha con i nostri valori e il nostro modo di vivere, ho deciso di usare proprio l’arma del disegno. E siccome io non sono capace, ho scaricato e stampato i disegni di Mon Quotidien, una pubblicazione francese dedicata ai bambini, che, dopo la strage, ha dedicato un numero speciale per spiegare ai piccoli che cosa è il terrorismo. “Charb”, il vignettista che dirigeva “Charlie Hebdo”, aveva creato e disegnato Quotillon, la mascotte simbolo del giornale per bimbi, il che prova come anche un vignettista impegnato su un fronte così politico potesse parlare ai bambini, grazie al linguaggio dei disegni. Le vignette si possono scaricare e stampare gratis dal sito www.monquotidien.fr. Io ne ho stampate alcune, con l’aiuto di un vocabolario online le ho tradotte e ci ho incollato sopra un’etichetta con la traduzione. Ai miei piccoli eroi della libertà è piaciuto. Speriamo che serva loro a capirci qualcosa. Il che non è facile nemmeno per noi adulti. 


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