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I dipendenti dall’azienda

Oltre alla crisi occupazionale, c’è soprattutto quella di chi non trova la propria indipenza personale

Mar 23 Giu 2009 | di Paolo Fortunato | Attualità

La crisi economica e finanziaria degli ultimi tempi aggrava sensibilmente la situazione del mercato del lavoro in Italia.

Crisi dei mercati, crisi delle Persone?
C’è da aspettare il rinnovo dei contratti di durata prefissata che, sempre nel 2008, erano più di 2 milioni e mezzo.
Ma cosa c’è dietro tutta questa reale negatività? Sicuramente la crisi dei mercati, ma soprattutto quella delle Persone, in primis dei giovani in relazione al mondo del lavoro. Effettivamente c’è precarietà lavorativa, ma c’è anche precarietà personale, la più difficile da trasformare in numeri, perché stiamo parlando prima di tutto di Persone. Esiste poi nella società un pensiero unico, fatto di inganni e condizionamenti, che rende i giovani lavoratori deboli e immaturi, figli e schiavi del diavolo del successo ad ogni costo, della laurea a prescindere, delle aspettative della famiglia, dei modelli facili propinati da mass media e delle illusioni della scuola e dell'Università.

Giovani e lavoro: precarietà e dipendenza
Il lavoro per noi giovani è fondamentale, ma non possiamo permettere di esserne dipendenti e malati. Dovremmo prima trovare la nostra identità, le nostre forze, le nostre potenzialità per poterle esprimere creativamente in un contesto di lavoro sano e di qualità. Però, spesso ci confrontiamo con responsabili, manager e sindacati intaccati nell’anima da soldi e potere e che il più delle volte aduliamo, a cui ci prostituiamo a tal punto da negare la nostra identità e le nostre potenzialità. In nome di cosa lo facciamo? In nome di un contratto stabile, la nostra risposta.
Poi, arriva la crisi finanziaria e personale che spazza via tutto e tutti  e il fatto di essere dipendenti, integrati e adulatori non basta più. Ma perché arrivare fino a questo punto?

Il lavoro in Italia: è solo una questione di sussidi?
Il mondo del lavoro in Italia, a detta di molti esperti, è distorto e mal pensato: non ci sono tutele e sussidi per i disoccupati e lavoratori più deboli, se non in parte e ad alcune condizioni. Alcuni economisti, tra cui Tito Boeri e Pietro Garibaldi, propongono soluzioni e riforme alla grave situazione lavorativa dei giorni nostri: “erogare per i disoccupati un sussidio unico garantito”, un sistema di sostegno al reddito di tipo europeo. Strumenti che non diventino però forme assistenziali, perché prima di preoccuparci del sussidio dovremmo andare oltre e pensare alle Persone che inizino anche a svegliarsi, ad essere concreti, non aspettando l’aiuto statale come manna dal cielo.

Precarietà, ma Resurrezione
Però, oltre ai numeri negativi ci sono le storie di Vita e di resurrezione. Sono un precario che a breve perderà il suo posto a tempo. Quando il mio manager mi ha detto che: “Le speranze di rimanere in azienda sono poche”, mi sentivo senza speranza. Ma sapevo che non potevo e dovevo mollare, dovevo reagire. Ho preso posizione, partecipando alla mia Vita: come? Amando me stesso e gli altri: ho iniziato a farmi vedere e a farmi rispettare da chiunque, manager compresi; ho detto la mia verità, rischiando di tagliare rapporti personali. Inoltre, ho appena fatto un’adozione a distanza e mi sto battendo per farla fare anche ai miei colleghi.
Infatti, grazie a Italia Solidale Onlus e al suo laboratorio di comunicazione, “La Persona e i Mass Media”, ho iniziato un Percorso Personale fatto di luce e di libertà: ho rivisto me stesso in azienda e mi sono accorto quanto fossi dipendente, non solo contrattualmente. Ero appiattito sulla struttura e sulle persone che ne facevano parte.
No, non sono un miracolato. Sono solo ripartito da Me stesso, dalla mia Persona, perché prima di risorsa aziendale sono soprattutto Persona. Sono ripartito dalle mie potenzialità e dalle mie ferite di vita vissuta ed ho preso posizione, partecipando all’Amore di chi soffre. Il cammino è lungo e faticoso, ma di certo sono già in cammino. Insomma: precari sì, ma guerrieri nella Vita e nel Lavoro.

Un milione in più di disoccupati
Nei due anni tra il primo trimestre del 2008 e il primo del 2010, Confindustria stima la perdita di circa un milione di unità di lavoro (tra posti di lavoro e cassa integrazione). Il tasso di disoccupazione arriverà quest'anno all'8,6% e nel 2010 al 9,3%, "livello che non veniva più toccato dal 2000". Eppure, la cura per uscire nel più breve tempo possibile dallo stallo in cui il Paese è incappato esiste: sono le riforme e, per la presidente degli imprenditori Emma Marcegaglia, si chiamano sburocratizzazione, liberalizzazioni, infrastrutture, legalità e istruzione. «Se non cambiamo, se non facciamo cose concrete, - ha sottolineato - ci metteremo almeno 5 anni a tornare ai livelli pre-crisi».


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