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Differenziata efficace: si può fare!

Un buon affare per tutti: fa risparmiare e crea posti di lavoro. Se la politica vuole

Mar 23 Giu 2009 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Ma è vero che la raccolta differenziata dei rifiuti costa troppo e non funziona, come spesso si sente dire in giro, soprattutto in televisione?
Prendiamo carta e matita (non la calcolatrice - per tenere allenato il cervello) e facciamo due conti.

In molti già lo fanno
In Italia ci sono attualmente circa 8.100 Comuni (il numero può variare di anno in anno). E secondo i dati ufficiali del recente Rapporto Apat – Onr 1 (l’Agenzia Protezione Ambiente e Territorio del Ministero per l’Ambiente), sono oltre 2.000 quelli che hanno superato il 50% di raccolta differenziata. Dunque siamo a quasi un quarto del totale. La cosa funziona anche nelle grandi città: lo dimostra il risultato del quartiere Colli Aniene a Roma, dove hanno raggiunto in poco tempo il 60% di raccolta differenziata, grazie ad un serio esperimento di raccolta con il sistema “porta a porta”, quello in cui i materiali separati in casa vengono ritirati a domicilio.
crea 2 posti ogni 1.000 abitanti
Poi abbiamo il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) che si occupa del ritiro obbligatorio dei materiali da recuperare (pagandoli ai conferitori, cioè Comuni aziende municipalizzate), che ci dice che bruciare l'immondizia ha costi  assurdamente alti: il costo di un posto di lavoro per un termoinceneritore corrisponde a quello di 15 posti per la raccolta differenziata. Con il porta a porta si possono creare 2 posti di lavoro ogni 1.000 abitanti. Per non parlare dei costi ambientali e sulla salute umana causati dagli inceneritori.

Ci si guadagna
Inoltre abbiamo la stessa Ferderambiente (la maggiore associazione di imprese italiane che si occupano di smaltimento dei rifiuti) che ci dice che la raccolta differenziata con il sistema “porta a porta” è più economica dello smaltimento indifferenziato (non importa se con i termoinceneritori o con le discariche), ogni volta che si supera il 50% dei rifiuti raccolti. Ma questo, se l’organizzazione è impostata bene, avviene in pochissimo tempo, perché solo separando i rifiuti organici (gli scarti della cucina), la carta, il vetro, le scatolette di metallo e la plastica, questa soglia si supera abbondantemente.

È un affare anche per le imprese
Infine, già da alcuni anni uno studio di due ricercatori dell’Università Bocconi di Milano, prendendo in esame i risultati di sei anni di raccolta differenziata in Italia, evidenzia “i ricavi complessivamente in oltre un miliardo di euro”. Cifra che “supera di gran lunga i costi complessivi che si fermano a circa 430 milioni di euro”. Inoltre sono aumentati i prezzi pagati a chi conferisce i materiali separati da recuperare e riciclare. La “quotazione” della plastica, ad esempio, dal 2002 al 2007 è  cresciuta del 90%. Dunque fare la raccolta differenziata è un affare! Pulito. Ma allora, perché in certi Comuni non va? Cosa bisogna fare per farla funzionare?

Cosa bisogna cambiare
Tutto dipende dalla volontà dell’Amministrazione e dagli interessi più o meno leciti del settore a cui è eventualmente collegata. Ma molto dipende anche da noi e dal nostro potere di controllo. Ormai è dimostrato che la raccolta differenziata non funziona bene con il sistema della raccolta stradale con appositi cassonetti o campane di diverso colore, soprattutto se continuano ad essere presenti (magari lì di fianco) i cassonetti per la raccolta indifferenziata. Questi ultimi rappresentano un grande disincentivo che deresponsabilizza gli utenti e penalizza (con la bolletta sempre più alta e rischi per la salute) anche le fasce più sensibili della popolazione.
Quindi per effettuare una raccolta differenziata “spinta” con il sistema “porta a porta” è necessario eliminare i cassonetti stradali (almeno quelli per l’indifferenziata). Inoltre bisogna educare le persone che, per disattenzione o menefreghismo, spesso collocano rifiuti incongrui nei vari sacchetti.
Questo comportamento è dannoso per tutti perché “sporca” i materiali separati bene, determinando un abbassamento del prezzo pagato dai Consorzi obbligatori per ritirare i rifiuti differenziati. Per questo motivo tutti i sacchetti sono trasparenti, in modo che l’autorità competente possa controllarne all’occorrenza il contenuto ed eventualmente elevare delle multe a chi non differenzia bene.

Muoviamoci con i sindaci
Ma soprattutto serve una efficiente organizzazione del servizio, con tempi di raccolta certi, informazione capillare, distribuzione gratuita (almeno all’inizio) dei sacchetti e dei bidoncini domestici: insomma, quello che serve per dare la sensazione a tutti di qual è la vera volontà dell’Amministrazione.
Se tutto ciò manca, anche solo parzialmente, vuol dire che manca proprio la volontà e che ci sono altri interessi in gioco, rispetto a quello di rendere più efficiente ed economico il servizio ai cittadini.
Se invece gli Amministratori pubblici, a partire dai Sindaci, ci si mettono seriamente, sarà senz'altro possibile raggiungere il traguardo – imposto dalla legge – del 65% di differenziata entro il primo gennaio 2012.


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