acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

I furbetti degli spaghetti

Crolla il prezzo del grano, ma non quelli di pasta e pane

Mar 23 Giu 2009 | di Patrizia Santo | Soldi

Anche senza lievito, pasta e pane si gonfiano. Ma nei prezzi. Dopo un 2008 con rincari tra il 30% e 35%, il 2009 non offre grandi rivincite ai  consumatori. L'impennata del costo di questi cibi immancabili nelle nostre dispense è proseguita persino dopo che l'Autorità garante del mercato, l’Antitrust, ha avviato l’istruttoria per verificare comportamenti furbetti e scorretti. L’indagine ha portato a multe per  12 milioni e mezzo di euro inflitte a 26 produttori di pasta e alle loro due associazioni di categoria.
«Ma è colpa dell'aumento del prezzo del grano» si sono difesi i pastai. Tra i sanzionati, i nomi più famosi della pasta italiana. In realtà, già a novembre 2008 il grano veniva pagato il 54% in meno agli agricoltori. Ma il 2009 si è aperto con rincari sulla pasta di oltre il 25%.

Colpa del grano? No, fame di grana
È bene ricordare che le mazzate su pane e pasta sono partite dalla famelica speculazione del mondo della finanza, che si è messa a scommettere in borsa sui cereali come se fossero oro, petrolio, rame o diamanti. Ora però il grano a maggio 2009 è arrivato a costare il 57,9% in meno rispetto all'anno scorso. Qualcuno ha visto una diminuzione proporzionata sulle confezioni di fusilli e linguine o su rosette, filoni e pagnotte? Il prezzo del grano è insomma sceso progressivamente di mese in mese, fino a più che dimezzarsi, ma sulle nostre tasche continuano a pesare le salassate imposte da oltre un anno senza possibilità di difenderci. A parte chi ha avviato azioni legali contro i pastai, chiedendo di essere risarcito, o chi ha fatto lo sciopero della pasta per protesta. «È inconcepibile che tali forti diminuzioni non si ripercuotano affatto sui prezzi al consumo che, nelle ipotesi migliori, rimangono stabili» denunciano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef.

15 anni di aumenti arbitrari
Dal 1993 al 2007 il prezzo del grano duro è sceso varie volte, anche di parecchio. Persino dopo il  crollo al minimo storico nel 2005, i produttori di pasta si sono ben guardati dall'abbassare il costo degli spaghetti. Proprio come fanno i petrolieri. «Il costo della materia prima, ossia del grano, incide solo in minima parte sul prodotto finale – precisa l'associazione di consumatori Adoc – e nel caso di spaghetti incide solo per il 22,8% e non del 60% come sostenuto dall'Unione pastai italiani».

Ma l'informazione dice altro
Eppure si è dato più risalto ad un'altra notizia: la crescita tendenziale dei prezzi di pasta e pane rallenta, a maggio il pane è aumentato dell'1% anziché dell'1,4%, mentre per la pasta si passa dal 7,7% al 4,8%. Dunque lo “scoop”  sarebbe che gli aumenti corrono un po' meno, anziché che i rincari resistono nonostante il crollo del costo del grano.

Maccheroni a 2 euro al kg
I principali derivati del grano, fondamentali nella nostra dieta, comunque continuano a costare come durante il boom delle speculazioni sulle materie prime alimentari. Quando cioè i listini medi sono aumentati almeno tredici volte in più del tasso d'inflazione.
Vale a dire incredibilmente di più dell'aumento del costo della vita. A giugno 2008 - lamentava Coldiretti  - dal campo alla tavola l'aumento del prezzo era del 1.100%: un kg di grano costava 25 cent e un chilo di pane 2,80 euro, come informava il Servizio Sms Consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Oggi non è cambiato di molto.
Anzi giacché il grano ai coltivatori viene pagato meno, siamo ben oltre quel 1.100% di impennata dal campo alla tavola e la media nazionale a giugno è di 2,70 euro al chilo.
La pasta continua a costarci in media circa un euro e mezzo al chilo, poco meno dell'anno scorso, con punte di quasi due euro per le confezioni di marca (come rilevato dall’Osservatorio prezzi della Regione Lazio).

Quanto ci costa la furbata
Il Rapporto Ref per Ancc-Coop ha stimato una maggiorazione di spesa di 3,4 miliardi di euro per effetto dei rincari per l'acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali nel 2008. Ogni famiglia, secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, l'anno scorso ha dovuto far fronte ad aggravi di 416 euro per pasta e pane. E, se ci aggiungiamo i 62 euro per l'aumento del costo del latte, si arriva a 478 euro. Il prezzo del latte alla produzione, tra l'altro, è anch'esso sceso parecchio.
E poi il costo dell'energia è drasticamente diminuito, con vantaggi per i produttori, che adesso pagano bollette meno salate. Risparmio che però non si traduce in convenienza anche per chi fa la spesa. Già a febbraio l’Adoc ha chiesto un “risarcimento” ai pastifici  multati dall’Antitrust per essersi messi d'accordo sui rincari: “taglino i prezzi di almeno il 20%”. Ma la voce è rimasta inascoltata.  

Ogni famiglia potrebbe subire rincari di 564 euro nel 2009
«Nel 2009, se il Governo non provvederà al più presto con verifiche e controlli perché non siano permesse speculazioni, le famiglie italiane avranno trascinamenti per maggiori costi di 564 euro, solo per la spesa alimentare», avvertono Federconsumatori e Adusbef. Praticamente i furbetti degli spaghetti & co. finiscono per azzerare il sussidio ricevuto dai beneficiari della Social Card (40 euro al mese.) La pastasciutta ingrassa? Sì, chi la rincara...

Record prezzi bassi
Pane a 40 cent in Sicilia e 80 cent a Napoli
A Casteltermini (Agrigento) si è scatenata la concorrenza al ribasso tra i panificatori: uno ha abbassato da un giorno all'altro il prezzo da 2,40 a un euro al chilo. Subito il contrattacco dei colleghi inviperiti: 40 centesimi al chilo. Ma la cuccagna è durata poco, i prezzi sono tornati come prima verso fine marzo.
A giugno il Servizio sms consumatori a Napoli ha registrato il pane più economico: 80 centesimi al chilo al mercato. Il più salato è stato rilevato a Venezia: 4,80 euro... al supermercato.


Condividi su: