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Enzo Avitabile: Sono un bambino fortunato

L’anima del Sud, la musica e il ritorno al Cristianesimo. Nel segno di Maria

Gio 25 Giu 2015 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Lontano da ogni frenesia, divismo e formalità. Solo il ritmo profondo che sgorga dall’anima e si trasforma in musica. L’incontro con Enzo Avitabile è un percorso tra suoni, culture e religioni. Con un finale inaspettato.

In tanti anni di carriera hai attraversato il mondo della cultura e della musica, viaggiando tra continenti e generi. Come ti definiresti?
«È sbagliato dare definizioni. Come si può rinchiudere in una parola il teatro, la musica, un genere artistico o l’esistenza di una persona? Ho viaggiato molto, incontrato tantissime persone, mi sono confrontato con svariate culture e religioni. Credo nella ricchezza delle contaminazioni, ma ritengo indispensabile mantenere la propria radice personale e comunitaria. Anche per questo non potrei mai lasciare Napoli e il mio quartiere nativo, dove scopro sempre nuove energie ed ispirazioni. Ho capito che dire dei ‘no’ può far crescere: non si tratta di rinunciare, ma di saper scegliere il positivo ed aprirsi alla vita».

Guardando indietro, come valuti il tuo percorso personale e artistico?
«Mi vedo come un bambino fortunato. Soprattutto perché sono ancora qui, nonostante varie sofferenze e dopo aver subìto più di venti interventi chirurgici, tra i quali quello alle corde vocali e i trapianti delle cornee e di un’anca. Ho fatto un percorso di dedizione, studio e ricerca, cercando sempre di vivere un rapporto profondo con quello che sentivo, soprattutto con la musica».

Come nasce la tua passione per il sassofono?
«Mio padre, impiegato comunale, amava cantare e fin da piccolissimo mi piaceva ascoltarlo. Passavo anche molto tempo davanti al juke-box del bar che mi permetteva di conoscere musica di tutto il mondo. M'innamorai di uno strumento che luccicava come l’oro: a dieci anni iniziai a suonare il sassofono e a sognare di incontrare i miti del soul e del funky. Le strade del mio quartiere erano piene di musica e anche altri due miei fratelli suonavano. Studiavo e provavo continuamente nello scantinato del mio palazzo; la musica è sempre stata il mio impegno quotidiano fino al Conservatorio, mentre di notte suonavo nei locali frequentati dal personale delle flotte americane».

Poi finalmente i tuoi sogni cominciarono ad avverarsi …
«Mi ritrovai a suonare prima con i grandi del blues, poi con i giganti della world music. È stato bellissimo, ma con il tempo ho capito che dovevo essere io a incarnare un genere musicale o qualsiasi altra esperienza senza che qualcuno mi assegnasse un codice prestabilito. Esprimo la mia identità in tutto ciò che faccio, anche quando scrivo un’opera sinfonica oppure canto con Gigi D’Alessio. Mi sono sempre messo in discussione senza rimanere imbalsamato, anche dopo il recente film che il famoso regista Jonathan Demme ha girato sulla mia vita».
Nelle tue canzoni parli spesso di anima e sacralità.
Rapportarsi alla propria anima è fondamentale, perché conoscendo te stesso riesci ad aprirti al mondo, imparando anche a leggere gli altri e a crescere nella tolleranza. Non riesco a fare distinzione tra anima, musica e corpo. Si dice che il ritmo appartenga al corpo, ma le parole possono essere espressione dell’ego, mentre attraverso la musica si può arrivare all’anima e comunicare la fede».

Qual è stato il tuo percorso spirituale?
«Nasco cattolico, avvicinandomi alla Chiesa in modo naturale come tutti i bambini che hanno frequentato l’oratorio e ricevuto la Prima Comunione. La mia vita cambiò incontrando la grande Tina Turner che m'introdusse al buddismo. Successivamente, quando vivevo negli USA, ho seguito anche un guru che insegnava meditazione: una sorta di svuotamento per uscire dalla concentrazione mentale, fino ad arrivare ad uno stato senza pensiero, forma, spazio e tempo. Mi riavvicinai al Cristianesimo dopo la grande sofferenza per la prematura morte di mia moglie, avvenuta diversi anni fa quando le nostre due figlie erano ancora piccole. Sono un cristiano in cammino, sempre in ricerca, che tenta di seguire il rituale cattolico in modo non bigotto. Consapevole che la vita nasce sempre, anche dalla morte».

Perché è importante avere fede?
«Solo attraverso la fede e il rapporto con Dio possiamo gradualmente combattere i nostri demoni più grandi: l’ego e il dubbio. Se diminuisce lo spazio occupato dal nostro io può venir fuori la parte di energia che noi chiamiamo anima, ma che può assumere nomi diversi in altre culture e religioni. Meno siamo prigionieri del nostro io, più riusciamo a comunicare in modo autentico, allontanando i condizionamenti che non ci fanno essere bambini, liberi dal dubbio e dalla diffidenza verso la vita e le persone».

Quanto pesano i condizionamenti inconsci nella nostra esperienza quotidiana?
«Durante il giorno viviamo costantemente un rapporto con lo spazio e il tempo, alternandoci tra il sentire bambino e adulto, tra un pensiero libero e un’esperienza sbagliata. Spesso viene fuori la propria esperienza negativa vissuta soprattutto nei primi anni di vita. Il condizionamento è l’esperienza passata che ci impedisce di andare oltre, trasformandosi in un limite e in un pensiero che diventa predominante».

Come possiamo liberarci dalla gabbia dei condizionamenti?
«Attraverso la preghiera e il movimento d’amore verso gli altri. Noi nasciamo con l’amore naturale, ma la nostra capacità di amare è inquinata e ridotta dalle esperienze negative subite. Attraverso la preghiera possiamo tornare ad amare, anche se non è facile. I buddisti ritengono che siamo noi a creare l’ambiente esterno, mentre molti sostengono che sono gli altri a produrre la nostra rabbia. Secondo me la preghiera sostiene tutto, ma, sforzandoci di amare, dobbiamo stare attenti a non diventare “amanti di professione”. Persone come Karol Wojtyla, Gandhi, Martin Luther King e i tanti martiri cristiani, palestinesi e musulmani, ci testimoniano invece che il vero amore è incondizionato, a prescindere dal dare e avere. Proprio come ci ama Dio che ci ha creati immortali, a Sua immagine e somiglianza. Anche se il demone del dubbio spesso tenta di confonderci».

Perché porti sempre con te alcune corone del Santo Rosario?
«Io credo profondamente nel Rosario. Anche altre preghiere mantriche possono contribuire a ricreare un’energia pulita dentro di noi, ma perseverare nel Rosario mi aiuta a tornare bambino, uscendo dal dubbio e ricevendo la forza di continuare a credere. Con la preghiera cerchiamo di salire verso l’Alto, mentre la meditazione è il tentativo dell’uomo di far scendere Dio verso di sé. Non ha senso cercare di capire Dio; la Madonna è la guida verso la Misericordia divina e ci dona la risposta alle nostre tante domande. Si può arrivare a Gesù solo entrando nella vita della Madonna e Lei appare dappertutto, a persone di ogni razza, cultura e religione».

Il finale è tanto inaspettato quanto naturale: recitiamo insieme una Ave Maria. Senza musica: basta il ritmo dell’anima. 

 



UN MOSTRO SACRO DEL SAX

Cantautore, compositore e polistrumentista, Enzo Avitabile nasce a Napoli nel quartiere Marianella il 1/3/1955. Dopo anni di studio incentrati sul sassofono e la partecipazione agli album di Pino Daniele e Edoardo Bennato, nel 1982 pubblica il primo disco “Avitabile”. Da quel momento inizia una serie di collaborazioni con i più grandi artisti della scena internazionale, come Richie Havens, James Brown, Afrika Bambaataa e Tina Turner. Proprio attraverso la famosa rocker, Enzo si avvicina al buddismo, che lascia per tornare con grande fede al Cristianesimo dopo la prematura morte della moglie, che lo lascia con le due piccole Connie e Angela. Il suo successo continua inarrestabile con album come “Alta Tensione” (1988), nonostante i rapporti non idilliaci con le case discografiche che non gradiscono la sua libertà e il rifiuto delle logiche commerciali. Alle soglie del 2000 per Avitabile si apre un nuovo entusiasmante capitolo della sua creatività, che lo porterà ad essere apprezzato in tutto il mondo con i suoi brani di world music. Da segnalare l’intensa collaborazione con i Bottari di Portico e i recenti cd Sacro Sud e Black Tarantella.


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