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Irene Grandi canta il suo Natale

Angelo biondo del rock, tra grinta e fragilità

Sab 01 Nov 2008 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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La "cattiva ragazza" del rock, l'imprevedibile angelo biondo Irene Grandi, non finisce mai di stupire. Ed ora, dopo l'autobiografia - “Diario di una cattiva ragazza” - uscita lo scorso maggio ed il tour nei teatri, ha deciso di interpretare il Natale.
«Avevo nella mente di realizzare questo progetto da diverso tempo. Ci ho ragionato su facendo prima un lavoro di selezione e poi provinando diversi brani. Alla fine è nato “Canzoni per Natale”, 12 brani natalizi da me reinterpretati in chiave rock».

Quali canzoni hai scelto?
«Ho scelto quelle che più mi si addicevano e quelle che più mi emozionavano. Alcune le ho interpretate in italiano ed altre in inglese. Spaziano tra grandi classici e canzoni meno conosciute e più ironiche, ma che mi hanno subito colpito per l’originalità».

Hai optato per canzoni che hanno un particolare significato per te?
«In alcuni casi sì, altre sono degli omaggi ad alcuni artisti italiani. Per altre ancora, è stata a guidarmi solo la bellezza del primo ascolto».

Il Natale, spesso, è una festa "imposta" dalla famiglia, dalla pubblicità, dal consumismo: come è il tuo Natale?
«Sicuramente in famiglia. Con il mio lavoro ho poco tempo per stare con i miei genitori e quindi, specialmente la Vigilia, mi piace stare a casa con gli affetti piu cari. è una festa che ultimamente ho riscoperto».

Le campagne umanitarie del 2006 a cui ti sei dedicata hanno rappresentato un momento della tua vita o è qualcosa che continui a portare avanti?
«Assolutamente le porto avanti. Sono state esperienze molto importanti che mi hanno arricchita e mi hanno anche fatta crescere umanamente. Grazie alla mia visibilità ho potuto parlare pubblicamente di argomenti importanti. Sull'esperienza dei miei viaggi umanitari in Burkina Faso e in India, la Coop ha realizzato due dvd il cui ricavato è andato interamente in beneficenza. Sto continuando a supportare la campagna de "Il cuore si scioglie" pubblicizzando l'iniziativa ogni volta che posso. Come sto facendo adesso!».

Artisticamente come ti hanno cambiata?
«A livello artistico ho avuto modo di confrontarmi con i musicisti locali e di osservare il loro modo di fare musica. Uno scambio culturale di questo tipo, per noi che facciamo questo splendido mestiere, è sempre necessario ed importante».

Hai anche adottato due bambine a distanza.
«è stato il giusto completamento della mia esperienza. Ho conosciuto le due bambine quando sono stata in India ed ho capito quanto è importante che ognuno di noi dia il suo piccolo grande contributo. Ho fatto anche la nonna, per una campagna dell'AIDOS, in cui invece di adottare i bambini, si adottavano le madri in difficoltà».

Nel 2008 hai portato la tua musica nei teatri.
«è stata l'esperienza live più bella della mia carriera. Era il momento giusto per farla, mi sentivo pronta e avevo con me una grande band e un grande staff. Vedere i miei fan seduti in platea a godersi lo spettacolo sotto un'altra prospettiva mi ha emozionata. Loro, che sempre sono in prima fila e vivono il concerto con energia, mi hanno seguita anche in questa avventura diversa per tutti noi e so che hanno apprezzato molto. La tournée si adattava poi perfettamente al disco che portavo in promozione, “Irenegrandi.hits”, in cui tante canzoni erano arrangiate in chiave acustica o si prestavano perfettamente alle nuove sonorità».

Il tuo ultimo album ha fatto emergere una Irene raffinata e sofisticata, insolita: quali altri lati di te vuoi ancora mostrare?
«Sono stata sempre molto eclettica. Mi piace sperimentare in continuazione e non fossilizzarmi sui risultati acquisiti. Penso di essere una persona dalle mille sfaccettature e pian piano che le scopro io in prima persona, le rapporto inevitabilmente al mio lavoro».

Hai collaborato con artisti come Pavarotti e Pino Daniele, Vasco Rossi, Jovanotti ed Eros Ramazzotti: cosa ha rappresentato questo per te?
«Una grande esperienza e un punto di orgoglio. Sono persone che danno molto alla musica e hanno insegnato di conseguenza molto a me, regalandomi ognuno qualcosa di speciale. Ma anche io sento di aver dato qualcosa di mio a loro».

In Italia la musica è discriminante verso le donne?
«Certamente per una donna è piu difficile. Ma in Italia abbiamo nomi femminili di tutto rispetto apprezzati anche all'estero. Si può essere anche una cattiva ragazza del rock, l'importante è che ci si senta coerenti con il proprio essere».

Perché parli di te come una cattiva ragazza?
«Non sono di certo la tranquilla ragazza della porta accanto. Forse nella vita privata sì, soprattutto ultimamente, da quando ho riscoperto la gioia delle piccole cose, della casa, delle abitudini, degli affetti, i miei gattini. Ma nello stesso tempo non so stare molto ferma senza far nulla, altrimenti mi sembra che il tempo passi senza creatività. Nel mio mestiere, specialmente sul palco, invece divento un uragano, ho una energia che mi esplode dentro e potrei spaccare tutto».

A cosa stai lavorando in questo momento?
«Sto promuovendo il disco. Parteciperò anche ad alcuni live natalizi, come ad esempio il Concerto di Natale al Filarmonico di Verona e al concerto all' Auditorium di Roma (il 26 dicembre) con l'orchestra jazz del parco della musica».

Perché hai pensato di scrivere un'autobiografia?
«Mi piaceva l'idea di raccontarmi a tutto tondo e regalare ai miei fan una sorta di diario che mi facesse scoprire sia dal punto di vista artistico che personale. Negli anni ho avuto tante esperienze belle e tante occasioni per sperimentare. Ed era bella l'idea di essere io stessa a raccontarne il "backstage". Non sono nemmeno riuscita a raccontare davvero tutto di me. Chissà che in futuro non arrivi un "Diario di una cattiva ragazza 2”».

Se ti potessi rappresentare con dei colori, quali sceglieresti?
«Il giallo per la solarità, il rosso per la forza e la passionalità».

La tua grinta quando è emersa? Eri così già da bambina?
«Sì, sì! A scuola, con le mie amiche, non passavamo molto inosservate, anche per il modo di vestire: non sceglievamo bei vestiti, ma particolari in modo da distinguerci sempre dagli altri. Tra l'altro ho cominciato a cantare presto nei locali ed ho subito imparato a tirar fuori la grinta e la personalità».

Sei solo grintosa o sotto quella forza c'è anche fragilità?
«Nel privato sono tranquilla, mi piace ascoltare molto i consigli degli amici e confrontarmi. Stesso discorso per quanto riguarda il mio lavoro. Ho sempre collaborato a stretto contatto con il mio entourage. Come tutti, anche io ho delle fragilità, ma la grinta mi ha sempre aiutato a superare i momenti difficili e ad affrontare con gioia e convinzione le occasioni importanti».


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