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Stepfanie Kramer: Un cult in divisa

Ha fatto la storia della tv con la serie poliziesca “Hunter” e oggi guardano a lei, Stepfanie Kramer, le attrici che ritraggono sul piccolo schermo donne forti e indipendenti

Gio 27 Ago 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Accendere la tv e vedere una donna in divisa, anche a capo di un gruppo di tostissimi poliziotti, oggi non fa più notizia. Si lascia corteggiare dal piccolo schermo un numero sempre maggiore di attrici Premio Oscar - Patricia Arquette, Sally Field, Halle Berry, Holly Hunter, Jessica Lange, solo per citarne alcune –, perché la qualità del piccolo schermo non ha più nulla da invidiare a quella del cinema. Se lo avessero detto a Stepfanie Kramer negli anni Ottanta avrebbe riso di gusto o pensato alla fantascienza pura. Ora, a quarant’anni di distanza, il suo lavoro in “Hunter” le continua a valere il titolo di “rivoluzionaria”. Ha fatto la storia, cambiando, puntata dopo puntata, la percezione collettiva del genere femminile, come ci ha raccontato al Festival della TV di Monte-Carlo che quest’anno l’ha celebrata con i massimi onori.

Bentornata in Europa! Quando avremo il piacere di ospitarla anche nella Penisola?
«Spero prestissimo, perché sono innamorata persa dell’Italia, al punto che la prima volta che ho messo piede a Venezia mi sono sentita realmente a casa e voglio che mia figlia Lily, oggi con me a Monte-Carlo, sperimenti presto la stessa sensazione».

A quali progetti si sta dedicando attualmente?
«Sto scrivendo la sceneggiatura di una commedia romantica: voglio che la gente rida, sia felice e trovi un angolo di pace davanti a questa storia».

Qual è la più grande lezione imparata nella vita?
«La famiglia viene prima di tutto. Mia figlia è il regalo più grande, il viaggio più avventuroso che abbia mai compiuto. Farle da madre è un onore immenso e non lo dico perché ha seguito le mie orme come attrice e sceneggiatrice: possiede un’energia contagiosa, è umile, divertente e condividiamo tutto. Non ricordo conflitti neppure durante l’adolescenza».

Qual è il suo segreto?
«L’ho sempre trattata da pari, anche quando era bambina, dimostrando quanto tenessi a lei, parlandole apertamente di tutto, senza giudicare, con un amore incondizionato che accetta e tollera tutto. Ci sono sempre stata quando ha avuto bisogno di me, l’ho accompagnata a scuola tutti i giorni, oltre che a lezione di piano, dalle amiche e via dicendo».

Ha dato vita ad uno dei ruoli femminili più iconici della tv. Lily lo sa?

«Glielo hanno detto! (Ride - ndr). Eppure non ha visto nessun episodio di “Hunter” quando era bambina, non permettevo che passasse molto tempo da sola di fronte alla tv, avevo regole rigide al riguardo. Poi a 14 anni ne ha visto uno».

E come ha reagito?
«Si è messa a ridere per la cotonatura dei capelli… ha comunque continuato a vedere il telefilm, ma non con me. Mi ha detto che anche lei vuole fare la differenza nel suo lavoro».

Lei lo ha fatto. Come ci è riuscita?
«“Hunter” ha offerto un ritratto onesto e vero della donna, ancora oggi incontro delle signore per strada che hanno trovato il coraggio di alzare la voce e guarire dagli abusi subiti dopo l’episodio in cui il mio personaggio ha subito uno stupro».

All’epoca la violenza sulle donne era ancora un tabù…
«Quando vai sul set tutti i giorni non immagini che una scena avrebbe cambiato la vita della gente, ma sono felice che sia successo, mi sembra un karma che paga. Un giorno in aeroporto una donna mi si è avvicinata per dirmi che grazie a me è diventata avvocato, varie hanno avuto il coraggio di andare dallo psicologo. Vedi? Ogni volta che ci penso ho la pelle d’oca. Se ho potuto fare la differenza è grazie a Dio, ho una grande fede e sono sicura che tutto accade per un motivo».

Cosa pensa quando guarda le sue eredi in distintivo?
«Non guardo più i polizieschi, né “CSI” né altro, perché li ho già fatti e quindi per me è tutto già visto. Preferisco altre storie come “Homeland”, “House of Cards”, “Il trono di spade”, brutali ma d’effetto, oppure “Orange is the new black” e “Modern Family”».

In “Hunter” non temeva nulla. E nella vita?
«Non baso le scelte sulla paura. La vita è meravigliosa, un’avventura unica, quindi quello che non ti piace lo devi cambiare, per voltare pagina e capire cos’è davvero importante».

Questa filosofia di vita è merito della fede?
«Certo, non la perdo mai, anche se sono triste o frustrata so che c’è Qualcuno che pensa a me e non mi sento sola…».


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