acquaesapone Gli occhi grandi dei bimbi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

La scienza e la meraviglia del bambino

La nascita della vita, un evento infinitamente complesso e ordinato. Un big bang che crea una novitÓ assoluta, indipendente dai genitori

Mer 11 Feb 2009 | Gli occhi grandi dei bimbi

Ogni bambino e ogni bambina sono l’espressione più pura della vita. Tanto più sono piccoli, tanto più è possibile osservare in essi la vita umana così come è per sua natura. Fresca, autentica, pura, senza ancora alcun condizionamento che ne alteri la qualità. Una qualità così alta che tende a sfuggire a chi tenta di osservarla senza tutta la completezza necessaria.
è un rischio che corre soprattutto il ricercatore scientifico perché nell’approfondire singoli aspetti di questa immensa complessità che è il bambino, se non considera continuamente e completamente l’insieme di cui fanno parte, facilmente riduce il valore di ciò che vede o addirittura lo fraintende.
Per esempio, la scienza tende a concentrarsi sullo sviluppo del corpo e dell’apprendimento. Molta focalizzazione è posta sul cervello, senza considerare sufficientemente le connessioni di questo con il sistema nervoso, con tutto il corpo, con la sua anima e... con l’anima dei genitori. Vedremo che la medicina e la ricerca stanno iniziando a staccarsi da questa visione riduzionista del corpo e cominciano a considerare sempre più il bambino nella sua completezza di persona e non come assemblaggio di singoli pezzi determinati geneticamente. Gli enormi passi avanti della ricerca scientifica oggi permettono di delineare meglio le qualità fondamentali del bambino. La qualità che più risalta è la sua indipendenza di base.
Oggi la biologia può dimostrare che un bambino è molto di più che la somma del patrimonio genetico trasmesso dai suoi genitori. Negli ultimissimi anni la scienza è riuscita ad osservare una grande quantità di fenomeni straordinari che avvengono nel bambino, fin dalla primissima frazione di secondo in cui l’ovulo è fecondato. La biologia ha scoperto che già in quell’istante avvengono una serie di reazioni e processi immensamente complessi, molto più di quanto, fino ad oggi, la medicina e l’uomo avevano potuto lontanamente immaginare. Questa serie di processi avvengono in maniera così rapida e con un livello di coordinazione e puntualità sorprendenti, in particolare nei primi 30 giorni, periodo nel quale non c’è ancora alcun rapporto sostanziale con la madre. Da queste nuove scoperte appare con evidenza che il bambino è un individuo assolutamente unico, originale e irripetibile, a cui i genitori forniscono solo delle informazioni genetiche di base per lo sviluppo dell’embrione, ma che fin dai primissimi giorni di vita subisce su alcune cellule, quelle che daranno luogo alla sua sessualità, un processo di azzeramento (reset) di qualsiasi influenza ereditaria del padre e della madre.
Ormai riusciamo a vedere esattamente cosa avviene in questi primi giorni, forse lo spettacolo più affascinante e complesso della natura, una specie di big bang che dà inizio ad una catena di montaggio più complessa della più moderna industria robotizzata. Con una sincronizzazione perfetta si cominciano a formare le cellule che, dividendosi, si specializzano sempre di più, andando a formare gli organi e i tessuti che poi struttureranno l’embrione.
Nei primi trenta giorni della vita avviene una vera e propria esplosione, talmente rapida da originare a cascata nel giro di pochi giorni un intero essere umano già con l’abbozzo di tutti gli organi principali. C’è da rimanere assolutamente incantati davanti a un tale miracolo di complessità e precisione. Come è possibile tutto ciò? 
Con la decifrazione del genoma umano si è ormai notevolmente ridimensionato il ruolo del DNA e dei geni a cui si attribuiva la capacità di determinare tutto della vita della persona, dalle malattie cosiddette ereditarie, alle malattie di ogni tipo, fino alle inclinazioni della personalità. Continuamente venivano pubblicate ricerche in cui si pretendeva di spiegare una qualsiasi caratteristica umana come originata da particolari geni presenti in certe persone e non in altre. Come se il diventare fumatori, il mangiare molto, l’essere timidi, fedeli, fosse qualcosa di già previsto nel DNA similmente a quanto avviene per il colore degli occhi o dei capelli.
La tendenza a mitizzare il DNA è ancora molto presente e dura da superare, ma in pratica oggi la scienza sta abbondantemente ridimensionando il ruolo dei geni. Infatti non è lì che va cercata la chiave di tutto: in realtà i geni sono semplici depositari di informazioni che verranno utilizzate solo se e quando questi verranno attivati. In poche parole sono come meri esecutori di ordini. Chi o cosa decide questi ordini? Si parla di forza epigenica o epigenetica, cioè fuori dai geni. O di ambiente esterno ai geni.
Ma  cosa è più precisamente questa forza e come fa a dirigere e coordinare tutti i processi che permettono ad un semplice magazzino di informazioni di diventare una industria attiva capace di produrre un intero essere umano? è forse la forza stessa della vita presente nell’universo e sempre operativa, una energia infinitamente intelligente? Dio? 
 Molti biologi parlano di intelligenza superiore, altri non si pongono affatto il problema di spiegare questa forza e anche se ne vedono gli effetti la riducono ad un generico influsso dell’ambiente. è pacifico comunque che qualcosa di epigenico (cioè dal di fuori dei geni) interviene: c’è e si vede come opera. Sono passati oltre 50 anni da quando Watson e Crick hanno pubblicato i loro studi sulla doppia elica del DNA. Con la diffusione sempre maggiore della teoria dell’evoluzione di Darwin, la scoperta che il DNA fosse in grado di codificare le caratteristiche ereditarie divenne molto popolare. Ci si sta però rendendo conto che le teorie dell’evoluzione centrate sui geni hanno, in realtà, un ambito molto limitato.
La mappa genetica, al pari di una complessa partitura musicale, rimane senza vita in mancanza di un’orchestra di cellule (gli orchestrali) e di epigenotipi (gli strumenti) in grado di renderla manifesta. Come un DJ, la forza epigenica mixa i dischi (geni) dei genitori. I loro geni giocano ruoli diversi durante lo sviluppo in utero. In alcuni casi ben precisi è la forza epigenica a decidere chi fra il padre e la madre prevarrà. La forza epigenica, proprio come un direttore d’orchestra, decide la dinamica dell’esecuzione di una sinfonia, regola l’interpretazione del DNA all’interno di ciascuna cellula vivente. La comprensione di questi fattori sta portando una rivoluzione nella biologia evolutiva e dello sviluppo, ma anche nella ricerca sul cancro.
Attraverso la fecondazione, che avviene con l’incontro e la fusione di un gamete maschile (spermatozoo) e un gamete femminile (ovulo), iniziano un insieme di processi biochimici incredibili. Questa fusione è veicolata dalla forza epigenica. Questa forza incredibile sostiene fin dai primi istanti la nuova vita, infatti senza di essa la prima cellula dell’embrione che è chiamata zigote non sopravviverebbe neanche un’ora. In tempi rapidissimi (24 ore) dal concepimento, l’embrione passa a 4 cellule, poi a 8 cellule (4°giorno).
Tutte le cellule formate fino a questo momento sono totipotenti, cioè ognuna da sola sarebbe capace di formare un nuovo individuo!
Da questo punto in poi nell’embrione le successive divisioni cellulari si separano in due linee di discendenza:  la linea germinale e la linea somatica. Le cellule somatiche saranno quelle che andranno a formare il corpo e subiranno un progressivo differenziamento nelle varie tipologie di cellule presenti in tutti gli organi, i tessuti, ecc.
Le cellule germinali (sessuali) invece possiedono una serie di caratteristiche che le rendono uniche, forse proprio perché sono chiamate a collaborare a una creazione nuova. Tra le tante caratteristiche delle cellule sessuali, le più importanti sono collegate tra di loro: la totipotenza e l’immortalità. Infatti sono cellule uniche, molto stabili, con un potenziale proliferativo notevole, e non subiscono il processo di invecchiamento e morte caratteristico delle altre cellule. Sono cellule perciò che esisteranno per tutta la vita della persona e sono capaci di produrre per intero un nuovo individuo, alcune di queste andranno a formare i futuri spermatozoi o i futuri ovuli.
Su queste cellule germinali, avviene qualcosa di particolarmente importante, una sorta di cancellazione di qualsiasi eredità del DNA del padre e della madre. Per spiegare come ciò avvenga bisogna continuare in questo viaggio sull’origine della vita. L’imprinting genomico è una impronta sui geni presenti nelle cellule sessuali, si stabilisce in modo epigenico in varie fasi della vita dell’embrione e determina l’espressione di alcuni geni a seconda che siano maschili o femminili. Viene così scelto, a seconda che l’embrione diverrà maschio o femmina, da quale dei genitori ereditare una determinata caratteristica. I geni soggetti a questa marcatura, infatti, sono fondamentali per individuare e distinguere il maschio dalla femmina.
Quando le cellule germinali primordiali formatesi nell’embrione iniziano il processo che le porterà a differenziarsi in cellule portatrici di una specifica identità sessuale maschile o femminile, l’imprinting genomico ereditato dai genitori viene cancellato. La cancellazione dell’impronta avviene solo nelle cellule germinali, mentre permane nelle cellule somatiche. Numerosi studi hanno dimostrato che la cancellazione avviene poco dopo che le cellule germinali primordiali sono entrate nella ghiandola sessuale primordiale, circa al 14° giorno di vita dell’embrione.
 Quindi, allo stadio di sviluppo primordiale, i geni delle cellule germinali, combinazione unica e irripetibile del DNA del padre e della madre, sono anche “ripuliti” dall’impronta derivante dall’esperienza dei genitori. In questo modo la forza epigenica “corregge il vecchio” del padre e della madre, e l’embrione viene ad acquisire una sua identità sessuale pulita, nuova e unica rispetto a quella dei genitori. Ciò che determina l’identità sessuale è l’esperienza profonda e unica della nuova persona con questa forza epigenica. Alcuni scienziati interpretano tutto questo come una relazione di quell’anima nuova con la forza creatrice di Dio.  «L’alfabeto dei geni è come la parola di Dio e la sua traduzione è la sua mano», così si legge sul sito dell’Epigenome Network of Excellence, rete di ricerca europea che si dedica al supporto di iniziative scientifiche di alto livello nel campo in rapida espansione dell’epigenetica (www.epigenome.eu).
Le cellule germinali primordiali attraverseranno vari stadi prima di diventare ovuli o spermatozoi maturi.
«Un figlio può prendere dal padre il naso e gli occhi e persino l’intelligenza, ma non l’anima. L’anima è nuova in ogni corpo» scriveva Hermann Hesse. La novità della persona sembrerebbe soprattutto novità di anima e sessualità.  
L’epigenetica è una nuova frontiera della scienza che è ritenuta sempre più importante anche negli studi per la ricerca sul cancro. Pier Paolo Di Fiore, direttore scientifico dell’IFOM di Milano, genetista e autore di importanti studi, parla di cambiamento epocale. Il mutamento di prospettiva è tale per cui si inizia a pensare che le mutazioni epigenetiche e quelle del DNA rispettino una precisa gerarchia, e non è detto che sia il DNA al primo posto.
Molti gruppi di ricerca nel mondo stanno cercando di capire il peso reale dell’epigenetica, perché potrebbe diventare il vero asso nella manica: infatti le mutazioni epigenetiche, che probabilmente sono presenti in tutti i tumori, sono farmacologicamente reversibili. Cioè il “male” si può far regredire con i farmaci. Questo potrebbe condurre a risultati insperati nel ttrattamento di molte forme tumorali. E potrebbe contribuire a comprendere le guarigioni inspiegabili che talvolta i medici osservano.
I miracoli forse non sono sovrannaturali, non sono contrari alla natura, ma sono contrari a ciò che noi conosciamo della natura.
 


Condividi su: