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Paola Cortellesi: la leggerezza di un sorriso

dal Cacao Meravigliao al varietà

Lun 01 Dic 2008 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Paola Cortellesi è proprio come la si vede e la si immagina: trasparente, semplice, senza trucchi.
«Quelli ci sono solo per le imitazioni - afferma sorridendo -. La maschera è necessaria nel mio lavoro. Mi calo nelle vesti di diversi personaggi e in quel momento non posso essere “io”. Comunque, la tolgo con chi mi sta accanto nella vita. E non potrebbe che essere così».

La maschera della comicità è uno schermo protettivo che usi verso la vita?
«Assolutamente no! è un lavoro come un altro».

Vestita con pantalone ed una maglietta nera, scarpe basse, il viso solare, sorridente, è sicuramente una delle comiche "serie" della tv italiana: quanto ti prendono sul serio le tue "vittime"?

«Oddio che domanda complessa! Sono tutte così? Spero sinceramente di non essere mai presa troppo sul serio. Quando faccio parodia, la faccio cercando di riflettere su una certa cosa. A me piace farlo per ridere e per far ridere. Le mie “vittime” non se la prendono. Anche perché le mie sono parodie, non sono degli attacchi diretti contro delle persone. Fare una parodia significa prendere un personaggio attraverso il quale parlare di qualcosa».

Corrado Guzzanti, in una intervista di poco tempo fa, ha affermato che la satira è morta.
«Nonostante io lo stimi moltissimo, leggendo quelle parole non mi sono trovata d'accordo con lui. Io, in realtà, non faccio satira e le mie parodie non riguardano solo l'ambito politco, ma anche quello del costume. è importante capire che, anche nella satira, bisogna divertirsi e divertire gli altri. Cosa che si è un po' persa. Ogni messaggio, se arriva, credo che arrivi con la leggerezza di una risata liberatoria. Altrimenti si sconfina in qualcos'altro, in un altro mestiere che non è il mestiere del “satiro”, ma è quello del politico, del comunicatore. Credo che chi fa un mestiere come il mio debba porsi nei limiti del linguaggio della satira. Cosa che non significa porsi dei limiti nella libertà di espressione».

Le tue parodie sono politically correct?
«Non hanno una matrice politica. L'ispirazione nasce dall'importanza che quel personaggio ha in quel preciso momento. Ecco perché la Palin, la Santanché o la moglie di Obama... Ma anche la Franca Leusini, che io adoro, o Mascia del Grande Fratello».
Con il programma "Non perdiamoci di vista", in onda il giovedì in prima serata, RaiTre ha proposto nella sua rete per la prima volta un varietà, affidandoti un ruolo che un tempo è stato di Loretta Goggi.
«Il pensiero mi fa tremare... Forse l'ultimo “one woman show” (come è difficile pronunciare questa frase: difficile come tutte le cose che riguardano le donne!) è stato proprio della Goggi».

Nel programma, oltre alla musica e all'intrattenimento tipico di un varietà, immancabili le parodie.
«Attraverso i miei cavalli di battaglia e nuovi personaggi, affrontiamo tematiche importanti ma con il sorriso, facendo trapelare quella che è una nostra idea, senza voler portare avanti una inchiesta, un discorso serio. Per i discorsi seri ci sono giornalisti in gamba come la Gabanelli ed il suo Report. L'idea è quella di dimostrare che ci si può divertire, non necessariamente decerebrandosi o facendo cose insulse. Si può ridere mantenendo la propria capacità di giudizio. Come nel caso della Moratti: attraverso lei cerchiamo di dire qualcosa sulla scuola, sui tagli alle università ed alla ricerca. Sarebbe grave se non si parlasse di queste cose, qualsiasi linguaggio si usi».

Chi ti fa e ti ha fatto ridere artisticamente?
«Del passato tantissimi: Bice Valori, Walter Chiari, il gruppo dei Soliti Ignoti. Come rispose Woody Allen, a cui una volta chiesero se si credeva Gesù Cristo, “A qualcuno bisognerà pure ispirarsi!”. E io a loro mi ispiro... che sono delle icone. Ma ci sono tantissimi colleghi che mi piacciono e mi fanno ridere: Fiorello è straordinario nel suo “one man show”, Luciana Littizzetto e lo straordinario trio Guzzanti (Corrado, Sabina e Caterina - ndr)».

La tv di oggi: cosa guardi e cosa pensi che manchi?
«Da telespettatrice, penso che alcuni programmi della seconda serata li porterei in prime time per renderli più fruibili. Non penso che tutta la televisione sia da criticare. C'è tanto impegno in programmi giornalistici, nelle inchieste, ma anche nell'intrattenimento: penso a Report a Che Tempo che fa di Fazio, per cui faccio il tifo! Ma credo che in alcuni programmi, come i varietà, ci vorrebbe più attenzione e cura».

In Libero proponevi scherzo telefonico a te molto congeniale fin da ragazza.
«Quando i miei erano fuori casa, mi trovavo con le amiche e si passava il pomeriggio chiamando questo e quello. Proponendolo in tv mi hanno anche pagata e non ho preso scapaccioni!».

Hai nostalgia per un programma del passato?
«Indietro tutta! Ricordo che frequentavo il Liceo e mia madre non voleva che rimanessi in piedi fino a tardi, visto che andava in onda in seconda serata. Ma io lo guardavo lo stesso! Era stupendo. Se lo replicassero di più... Ma non voglio sembrare troppo nostalgica».          


ARTISTA A 360°
Attrice, autrice, cantante, ha esordito in teatro nel ’95 continuando negli anni insieme alla sua compagnia teatrale. Dopo numerose partecipazioni in programmi radiofonici, (fondamentale la collaborazione con Enrico Vaime ne: “Il programma lo fate voi”) arriva alla televisione, dove spazia dai varietà classici (“Uno di noi”,”Festival di Sanremo”) ai programmi satirici per i quali è anche principale autrice dei suoi testi: “Mai dire gol” con la Gialappa’s band, “Teatro 18” con Serena Dandini, fino ad arrivare nel 2004 a “Nessundorma”, il primo programma da lei stessa ideato e condotto. Collabora con Claudio Mattone, Renzo Arbore, Elio e le storie tese, Frankie hi- nrg mc. Sul grande schermo interpreta ruoli di diverso genere per numerosi autori italiani tra cui Carlo Mazzacurati, Riccardo Milani, Aldo Giovanni e Giacomo, Gianluca Maria Tavarelli. La sua ultima esperienza cinematografica è il film: “Piano, solo” di Riccardo Milani. Nel 2007 ha esordito nella fiction con la miniserie “Maria Montessori”, che le è valso il premio come migliore attrice protagonista alla prima edizione del Roma Fiction Fest e la Grolla d'Oro 2008 come migliore attrice. Ha doppiato, nel ruolo di Marjane, il film Persepolis. Dal 2008 con Mastandrea collabora alla direzione artistica del teatro-biblioteca Quarticciolo, di Roma.


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