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Vi racconto la mia alitalia

La crisi della compagnia di bandiera vista dai piloti

Sab 01 Nov 2008 | di Stefano Cortelletti | Soldi

Di Alitalia hanno parlato tutti i giornali. Di rischio fallimento, sprechi, italianità della compagnia aerea nazionale. E di questo polpettone mediatico all'opinione pubblica è arrivato un solo messaggio: se Alitalia si trova in queste condizioni, è colpa dei piloti, delle hostess e degli steward che guadagnano troppo.

La verità dei piloti
Dall'interno della Compagnia, però, non la vedono così. «Per nascondere una speculazione economica è stato buttato fumo agli occhi degli italiani, screditando una categoria», spiega Piero Angellotto, Comandante dei grandi 777 che volano da un continente all'altro. È lui, che da 30 anni è in Alitalia, a raccontare come i piloti stanno vivendo questo gioco al massacro: «Alitalia ha tre spese principali: il personale, che costa il 30% in meno rispetto alle compagnie concorrenti, il carburante il cui prezzo è uguale in tutto il mondo, e la produzione, il vero spreco. Assunzioni clientelari, spese folli e gestione sconsiderata hanno portato la nostra compagnia al disastro. Claudio Lotito, presidente della SS Lazio, una volta mi ha detto: “in Alitalia avete i migliori 'magnager' del mondo”. Ed ha ragione». Qualche esempio: Alitalia paga ancora la sede di San Francisco nonostante non ci siano più da tempo voli per quella destinazione. «Qualche manager ha fatto un contratto di affitto ventennale – spiega Angellotto –: se lo avesse fatto in un'azienda privata, sarebbe stato cacciato via subito».

Dietro il salvataggio, la speculazione
Da noi le cose funzionano in maniera diversa: «Alitalia non è fallita perché altrimenti avrebbero dovuto incriminare i manager di bancarotta, e non era concepibile. La nuova Compagnia Aerea Italiana, la Cai, è solo un'operazione commerciale a tempo, che ha permesso ad alcuni imprenditori di rilevare a 400 milioni di euro una compagnia aerea che vale 2 miliardi, senza accollarsi i debiti, che sono a carico dello Stato, cioè dei cittadini. Quando tra un paio d'anni Alitalia avrà acquisito valore, la rivenderanno al triplo di quanto l'hanno pagata».

Piloti? Ma quali privilegi!
«Finora ho solo sentito parlare dei privilegi di hostess e piloti, ma mai degli sprechi. Nel 1999 il personale è aumentato da 19.500 a 23.500. Tra questi figurano figli di politici e raccomandati. Sono i politici che gestiscono le spese di Alitalia, che hanno fatto arricchire gli aeroporti milanesi, che decidono le tratte a seconda di come gli conviene». La professionalità del personale Alitalia, dice ancora il Comandante Angellotto, non ha rivali: «I piloti fanno esami e simulazioni ogni sei mesi, sono preparati ad affrontare ogni tipo di emergenza; hostess e steward hanno una cultura della sicurezza da manuale». E quanto guadagnano i piloti? «50 mila euro in meno di Lufthansa e 70mila euro meno che in Airfrance». E la loro è una categoria usurante: «Secondo la media Inps, due piloti su tre muoiono prima di compiere 65 anni di età. Siamo sottoposti a radiazioni ionizzanti in volo, oltre allo stress e alle conseguenze del fuso orario – dice ancora Angellotto, che ha trascorso un anno e mezzo della sua vita in aria –: ho visto svariate volte l'aurora boreale passando sul Polo Nord, è bellissima ma dannosa per il fisico». Che succederà alla nuova Alitalia? «Se Airfrance o Lufthansa entrerà in società, imporrà la sua politica di riduzione dei costi. Spero che manderanno via i manager e sceglieranno aerei giusti. A breve andrò in pensione – conclude il Comandante –, ma sono nauseato da questo atteggiamento contro di noi».   

Strane scelte: pasti pesanti
Alitalia effettua 5 voli al giorno per New York.  La coca cola da servire a bordo dove la comprano? Non in America, dove costerebbe meno, ma in Italia. Un pasto in media costa il 20% in più rispetto alle altre compagnie aeree. Non solo: alla partenza vengono imbarcati direttamente anche i pasti per il ritorno. Più peso, quindi più consumo di carburante, quindi più spese. Ogni 1000 kg in più di peso si bruciano 400 kg in più di carburante.

30 anni in alitalia
Pietro Angellotto, 57 anni e mezzo, ha trascorso quasi due anni della sua vita in aria. Residente a Pomezia, città in povincia di Roma di cui è stato Sindaco dal 1988 al 1989, vola da 39 anni: 9 li ha trascorsi come pilota di caccia in Aeronautica e gli altri 30 come pilota Alitalia. Ha la qualifica di Primo Comandante sui voli intercontinentali. Nel tempo libero si ‘diverte’ con la politica locale.

Clienti trascurati
Sicurezza a bordo tanta, ma poca attenzione al dettaglio: questa la filosofia dell'ultima Alitalia. «Se c'è un problema di qualsiasi genere, non si parte – spiega il comandante Angellotto – a differenza delle compagnie low cost che hanno un’altra filosofia della sicurezza. Ma non si fa caso magari se le cuffie o gli schermi a bordo funzionino. Su ogni aereo, almeno 15 postazioni hanno gli spinotti per le cuffie rotti. Nonostante le segnalazioni, non si interviene, a discapito della soddisfazione del cliente».


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