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I peccati capitali della crisi

I piccoli risparmiatori a caccia di alti interessi diventano i polli da spennare

Sab 01 Nov 2008 | di Armando Marino | Soldi

Sulla crisi finanziaria ci sarebbero da scrivere - e si scriveranno non c’è dubbio - libri interi. Ma in questo spazio ci accontentiamo di mettere insieme alcuni punti fermi. Cos’è successo: in America hanno cominciato a prestare soldi a tutti, senza chiedere troppe garanzie (ma chiedendo ovviamente interessi altissimi). Immaginate la banca A che ha prestato una cifra a un poveraccio che voleva comprarsi una casa per un tasso di interesse del 10%. La banca A poi vende alla banca B un’obbligazione che promette: “grazie al fatto che noi prestiamo soldi al 10%, se tu compri quest’obbligazione noi possiamo darti un interesse molto elevato”. Titoli del genere hanno fatto il giro del mondo, venduti a milioni di inconsapevoli risparmiatori. Ecco la prima lezione: se sei un piccolo risparmiatore, lascia perdere complessi prodotti di risparmio che promettono tassi di interesse altissimi e capitale sicuro. Se l’interesse è alto, è alto anche il rischio. Soprattutto per il piccolo risparmiatore che il sistema bancario ha visto in questi anni, ormai è chiaro, come un pollo da spennare. Perché qui subentra la lezione Parmalat: le banche prestavano un sacco di soldi a Parmalat, troppi soldi. Poi, per coprire i debiti dell’azienda del latte, andavano in giro a dire che era solidissima e convincevano i propri clienti a comprare bond Parmalat. In questo gioco chi ci rimette è soprattutto chi non ha le spalle finanziariamente ben coperte. I manager delle aziende che poi vanno a gambe all’aria hanno comunque guadagnato milioni e milioni. Perché i loro contratti prevedono bonus stratosferici se l’utile aumenta, ma non c’è alcun meccanismo di punizione se le cose si mettono al brutto. Ecco perché per il manager il domani non importa. L’importante è che alla fine dell’anno l’azienda possa dire di aver fatto tanti soldi. E l’anno prossimo? Chi vivrà, guadagnerà. Chi fallirà, pazienza.
In tutto questo caos i nostri soldi sono al sicuro? Buoni del tesoro statali, no problem (se il disastro non diventa un’apocalisse, ma in quel caso avremo altro di cui preoccuparci). I conti correnti? Erano già coperti dallo Stato fino a 103.000 euro, ora anche oltre (garanzia eccessiva, a mio parere). Tranquilli dunque. Se invece comprato prodotti strutturati (tipo asset backed securities) o bond aziendali, sarà meglio informarsi e rivolgersi a un'associazione di consumatori. E qui l’ultima amara lezione di questi mesi: informarsi presso le banche (“ma i miei titoli sono al sicuro?”) non serve a niente. Se sono in difficoltà, mentiranno.


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