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Nek cambia direzione

Il nuovo cd, il tour, la sua sassuolo, l’amore e san paolo

Lun 02 Mar 2009 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Era il 1993 quando un ragazzo, dagli occhi chiari e il sorriso aperto, bussò alle nostre case. Bussò con la forza della sua voce e delle parole di una canzone che parlava di una vita in nuce e già rifiutata. è cominciata così la carriera di Filippo Neviani, in arte Nek: sul palco di Sanremo ed un terzo posto in classifica. Da allora, quel ragazzo della provincia bolognese ha collezionato premi, riconoscimenti, dischi di platino ed anche un Premio Lunezia per il talento di raccontare con il Rock. Oggi, a due anni dalla sua ultima fatica discografica, è tornato, ma per cambiare direzione.
«Il cambiamento di oggi, che si percepisce già dal titolo del cd “Un’altra direzione”, è dovuto al precedente disco, “Una parte di me” (2005) che ha messo a disposizione degli altri proprio una parte di me, di me uomo, di me Filippo, non Nek il cantante. Filippo ha deciso di scrollarsi di dosso ogni filtro. Da quel momento, le mie canzoni sono state più introspettive, sono andate a toccare e a parlare in maniera sussurrata di temi forti, come quello affrontato “Nella Stanza 26”, una canzone nata da una lettera a me scritta da una ragazza di strada».

Cosa è successo in questi due anni di assenza dalle scene?
«In questi ultimi due anni, come sempre, ho cercato una nuova dimensione. Penso che sia importante rigenerarsi. E, se ora sento che questa dimensione nuova mi piace, sono convinto che tra due anni vorrò cambiarla nuovamente. Stare fermi, genera morte: “Muore lentamente chi per abitudine fa la stessa via”, canto nella canzone “Per non morire mai”».

A cosa ti sei ispirato per scriverla?
«Ad una poesia, “Muere lentamente”, che ho sentito la prima volta in tv. Ricordo che Mastella, durante un suo discorso, citò questi versi bellissimi (“Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce…”, Martha Medeiros - ndr) attribuendoli a Pablo Neruda. Poi, viaggiando nel web, ho trovato un forum dedicato al grande poeta in cui si evidenziava che quei versi sono erroneamente stati attribuiti a lui e che, in realtà, l’autrice è una giornalista e scrittrice brasiliana, Martha Medeiros. Andai a cercare il testo integrale e mi sentii colpito dalle sue parole, perché io sono un po’ abitudinario… e chi è abitudinario “lentamente muore”. E allora ho deciso di scrivere la canzone e, soprattutto, di provare a cambiare!».

C’è una canzone nata dalla Prima Lettera ai Corinzi di San Paolo. Si tratta di una ispirazione passeggera o la fede gioca un ruolo importante nella tua vita?
«La fede aiuta, dà ragione di credere e di crescere. Quando voglio trovare un’ispirazione, leggo un libro. Leggendo San Paolo, ho scoperto che era un poeta e che ha parlato dell’Amore in un modo che mi ha trovato completamente d’accordo. Le sue frasi le ho sentite mie. Ma sia in questo caso, che per le altre canzoni, non mi sono appropriato delle frasi degli altri. Prima di scriverle, ho vissuto quelle sensazioni. E le parole di San Paolo le ho sentite mie, frequentando persone che lavorano nell’ambito dei servizi sociali. Ho visto e vissuto quell’amore di cui Lui parla, un amore gratuito, dato senza chiedere niente in cambio. Frequentandoli, ho ricevuto delle emozioni fortissime sulla pelle. Non riporto mai per sentito dire… Nella musica riporto sempre ciò che vivo».

Cosa è per te la musica?
«Le canzoni e la musica sono la parte di me che voglio trasferire nella gente. La musica è un viaggio che non ha una fine. Lungo il viaggio vivo delle esperienze, incontro delle persone e tutto mi ritorna, lo ritrovo nelle mie canzoni».

Cosa saresti diventato senza musica?
«Come dice San Paolo, come una corda che vibra al vento per forza cinetica… Non sarei ciò che sono ora».

Il duetto con Craig David come è nato?
 «Lui ha sentito le mie canzoni e si è messo in contatto con me perché ha visto in me e nella mia voce la possibilità di interagire. è nata poi una bella amicizia e non escludiamo ulteriori collaborazioni».

Sei molto apprezzato anche all’estero: che differenza c’è tra il pubblico italiano e quello straniero che ti segue?
«Per me chi mi segue fa parte di una sola grande famiglia. Sono tutti uguali. All’interno del gruppo, poi, ci sono i fedelissimi, quelli che mi scrivono sul forum e poi il pubblico… ma non vedo distinzione alcuna».

Non si sente mai parlare di te: come proteggi la tua vita privata?
«Io non amo la mondanità. Preferisco le serate con gli amici, andare in un locale e sentire la musica dal vivo piuttosto che andare in discoteca, preferisco vivere la semplicità della provincia (Nek è nato e vive a Sassuolo, in provincia di Bologna - ndr) piuttosto che il caos della metropoli».

Da 12 anni al fianco della stessa donna, cosa è per te l’amore?
«è il sentimento più alto che una persona possa provare e non mi riferisco solo a quello sessuale. Ma l’amore con la A maiuscola. è lui che ti fa vivere diversamente, ti divide il cuore in due, ti fa sudare le mani, ti fa decidere di condividere tutto ciò che è tuo con un’altra persona, ti rende sensibile. L’amore per me è prima di tutto rispetto dell’altro. L’amore è libertà, non è schiavitù. Tu vivi e sei libero di farlo e, se io ti amo veramente, ti lascio vivere. Da 12 anni ho trovato la mia donna ideale. La tua donna, se ami veramente, è tutte le compagne del mondo».


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