acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Chi ruba i nostri soldi ?

Politici corrotti e banchieri speculatori, cittadini distratti e troppo legati al guadagno immediato: la crisi era inevitabile

Sab 01 Nov 2008 | di Stefano Carugno | Soldi

La tempesta finanziaria che sta facendo tremare il mondo dei capitali ha una origine facilmente identificabile nello slogan lanciato negli anni '80 dalla coppia Reagan-Teacher “Più mercato, meno Stato”.
Fino ad allora l'esperienza ci aveva insegnato che là dove lo Stato mette un piede, il risultato è fallimentare. Anche da noi l'equazione “Stato = pessima gestione” è oggi facilmente riscontrabile in società quali Alitalia, Ferrovie dello Stato, ecc...
Ma in 20 anni le speranze di una crescita sana dell'economia italiana e mondiale sono state annientate da 3 protagonisti determinanti: i politici corrotti, i banchieri speculatori e i cittadini troppo distratti.

Come ti truffo i cittadini
Il meccanismo usato per mettere subito in tasca i soldi e lasciare agli altri gli enormi problemi procurati è sempre lo stesso. è un meccanismo complesso, dove però il risultato è sempre lo stesso: oscuri speculatori di oscure società incassano montagne di soldi nei paradisi fiscali. Questi soldi sono stati generati dall'indebitamento delle banche (che a loro volta trasferiscono i passivi ad ingenui compratori di fondi e obbligazioni) e ai Comuni, le Regioni e gli Enti che sono caduti nella rete chiedendo un prestito ed offrendo in garanzia i beni di famiglia. Ricapitolando, il risultato è che pochi oscuri speculatori incassano cifre astronomiche e provocano danni su scala mondiale a tutti i settori economici, danni che ricadono sui cittadini a cui viene sottratta ricchezza in varie forme: aumento delle tasse o loro mancata diminuzione, aumento dei beni di prima necessità, aumento delle bollette, peggioramento dei servizi (scuola, trasporti, strade, sanità, ecc...), perdita del patrimonio costruito dalle precedenti generazioni  e  rischio di lasciare quelle future senza previdenza sociale.

I professionisti del fallimento
Sono i politici incapaci la prima causa del fallimento del sistema: a loro compete di fare le leggi, quelle leggi che dovrebbero garantire un controllo sul sistema economico ed evitare speculazioni, e a loro compete anche controllare che vengano applicate.
Sono i politici corrotti la seconda causa: proprio la cupidigia e l'amoralità di alcuni di loro (non vogliamo generalizzare e diciamo “alcuni”) sono i semi che generano le truffe ai cittadini.
Sono i banchieri speculatori la terza causa: l'etica sembra scomparsa dal loro vocabolario. Il sistema bancario, nato per offrire risorse alla cosidetta economia reale, oggi mira solo a succhiare risorse. La mancanza di scrupoli e l'abbindolante sorriso in giacca e cravatta sono il mix perfetto per raggirare l'Ente, la società o il comune cittadino. Loro navigano sulla nostra stessa barca, ma soggiornano nelle cabine di lusso mentre gli altri sono ai remi, e in caso di pericolo controllano le scialuppe di salvataggio, senza dar certo precedenza a donne e bambini.

Il popolo drogato
Ma la cosa che sorprende maggiormente è proprio il comportamento dei cittadini, la gente comune, gli stessi supervessati. Non si possono ignorare certi problemi, né si può essere distratti: queste sono le conseguenze che si pagano.
Gli imperatori romani “drogavano” il popolo con i giochi del Circo e finché c'erano i giochi il popolo era distratto dal resto. Allora nel Colosseo c'erano gladiatori e leoni, oggi sono stati sostituiti dai calciatori, i tronisti e tutto il mondo del gossip, le lotterie d'azzardo e le emergenze gonfiate ad arte. Complice naturalmente una stampa e una tv serva ai potenti, le persone si assuefanno a una irreale realtà, come drogate. In troppi ad esempio non si sono nemmeno accorti che per mera speculazione l’acqua è stata trasformata in merce e svenduta ai francesi, alla faccia anche dell’italianità tanto richiesta

La speranza si chiama Amedeo Peter Giannini
Lo slogan per uscire dalla crisi oggi dovrebbe essere “meno Stato, meno Mercato, più Etica”, che non farà la rima, ma riporterebbe al centro della società gli unici valori su cui può reggersi la società stessa.
Un dubbio rimane: come faranno gli stessi politici che ci hanno portato in questa crisi economica a guidare il cambiamento delle regole verso comportamenti più etici?
Potrebbero magari prendere ad esempio dal più grande banchiere del mondo, Amedeo Peter Giannini, ovvero l’italiano che fondò la Banca d’America. Gianninie diceva “Un banchiere degno di tale nome non dovrebbe negare un credito a nessuna persona, purché onesta”. A pagina 56 ripubblichiamo la sua storia, tanto incredibile quanto vera, sperando che possa ispirare i suoi colleghi d’oggi.


OGNUNO DI NOI HA GIÀ FIRMATO CAMBIALI PER 27.500 EURO
di Roberto Lessio

L’operazione, l’ennesima nefandezza tutta italiana, si chiama “cartolarizzazione degli immobili pubblici”. Dovrebbe servire (il condizionale è d’obbligo) a ridurre l’imponente deficit statale (oltre 1.600 miliardi di euro – cioè circa 27.500 euro a testa, bambini e anziani inclusi) attraverso la vendita degli edifici di proprietà statale. Edifici che in realtà appartengono agli Enti Previdenziali statali, acquistati a suo tempo con i soldi dei lavoratori e che verso questi dovrebbero fungere da garanzia, per continuare ad avere la pensione. In realtà, la pensione è sempre meno garantita e il debito pubblico non si sgonfia.
Anche questa cartolarizzazione è nata per fornire liquidità immediata alle esangui casse pubbliche. Una specie di enormi cambiali accollate ai cittadini. Funziona così: gli enti pubblici prendono dai privati i finanziamenti. E i finanziatori si tutelano chiedendo come garanzie dei crediti gli immobili pubblici. Così, se l'ente non restituisce i soldi, perde pezzi di patrimonio costruito dalle precedenti generazioni  e quelle future rischiano di restare senza previdenza sociale.


ETICA, LA BANCA CHE NON È IN CRISI      
di Roberto Lessio

Evitare di alimentare il panico, certo! è l’unica parola d’ordine possibile. Nostro malgrado, siamo tutti nella stessa barca e, nostro malgrado, non siamo noi a gestire l’eventuale naufragio e tanto meno a stabilire chi debba o meno salire sulle pochissime “scialuppe” a disposizione. Ma non stiamo navigando tutti “a vista”.
C’è chi si è informato per tempo e sempre per tempo si è dotato di strumenti finanziari “autonomi” in grado di costruire un’alternativa al perverso meccanismo che ha portato alla crisi finanziaria in corso.
Si tratta del mondo del Volontariato italiano e delle organizzazioni del Terzo Settore, che riprendendo l’esperienza delle Mutue di Autogestione (le MAG) hanno concepito (all’inizio erano 22 associazioni) e dato vita alla Banca Popolare Etica, il primo istituto bancario nato nel nostro paese che si occupa esclusivamente di “finanza etica”.
Vale a dire niente finanziamenti alle armi, alle guerre, alla devastazione del territorio, alla speculazione, all’inquinamento, alla depredazione delle risorse naturali (tutte “specializzazioni” delle nostre amate banche tradizionali), ma solo finanziamenti a progetti “sostenibili” sul piano sociale ed ambientale, ma anche economico. La Banca Etica ha sempre escluso dai propri fondi i “big” di Wall Street, quelli che hanno generato l'odierna crisi, con la motivazione (preveggente) di “scarsa trasparenza”. Oggi i fondi di Banca Etica sono tra i più a riparo dalla tempesta finanziaria.
Come si può leggere nel sito, Banca Etica in pochissimi anni ha aperto 11 sportelli in tutta Italia ed ha raggiunto una raccolta di capitale sociale di più di 20 milioni di euro, conferito da oltre 28 mila soci, di cui circa 4.000 sono persone giuridiche: tra queste 9 Regioni, 40 Province, 300 Comuni. L’Istituto raccoglie oltre 450 milioni di euro di depositi e sta finanziando più di 2.300 progetti dell’economia solidale per un valore superiore ai 360 milioni di euro.
Certo non mancano i problemi di “operatività” (qualche giorno di troppo per i bonifici, ad esempio), dovuti però proprio all’enorme domanda di “finanza etica” che si è trovata a far fronte. Ognuno di noi può comunque testimoniare che sono problemi quasi insignificanti rispetto a quelli determinati periodicamente dai “classici affari” delle “classiche banche”. 
Per saperne di più:  www.bancaetica.com


L’Italia scivola al 55° posto nel mondo per la corruzione
La classifica è stilata annualmente dall'organizzazione Trasparency International.
Oltre alla pessima posizione, l'Italia ha anche un record negativo: è scesa di ben 14 posti rispetto allo scorso anno ed è preceduta da tutti i paesi industrializzati, più nazioni come Botswana, Sudafrica e Israele (dove pure il capo del governo si è dovuto dimettere per uno scandalo di corruzione).
Huguette Labelle, direttore di Transparency International, ha sottolineato: «Arginare la corruzione necessita di una stretta sorveglianza dei parlamentari, dell’applicazione della legge, di media indipendenti e di una società civile viva. Quando queste istituzioni sono deboli, la spirale della corruzione esce fuori controllo con conseguenze terribili per la gente comune, per la giustizia e per l’uguaglianza della società».


Condividi su: