acquaesapone Media
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Ti fidi dei giornalisti?

Per il 68% degli italiani i giornalisti sono bugiardi

Sab 01 Nov 2008 | di Giuseppe Stabile | Media

Più passa il tempo e meno gli italiani si fidano dei giornalisti e dell’informazione da loro offerta. Questa è la sintesi dei risultati di una recente indagine condotta dall’istituto AstraRicerche per conto dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e presentata lo scorso ottobre all'Università Statale di Milano in un convegno dal titolo "Il futuro del giornalismo”.
Il quadro che emerge è il sintomo della preoccupante situazione culturale ed informativa del nostro Paese. I dati mettono in evidenza che per il 68% degli italiani (nel 1997 erano il 60%) i giornalisti sono bugiardi, quindi non dicono e/o non scrivono la verità.
Inoltre la maggioranza pensa anche che l’informazione proposta sia spesso inadeguata, non solo per incompetenza dei giornalisti nelle materie trattate (60% contro il 48% del 1997), ma anche per il  loro brutto vizio di esagerare le notizie (59%) o, peggio, perché gli operatori dell’informazione sono al servizio di specifici interessi (52%) o accecati dall’appartenenza politica (48%).
E che dire degli oltre 20 milioni di italiani (pari al 40%) che pensano che i giornalisti sono corrotti? Per finire, ben il 30% sottolinea che molti professionisti della notizia sono incapaci di comunicare veramente, perché narcisisti o poco comprensibili.
Dall’interessante ricerca emerge però anche il confortante dato che la quasi totalità degli italiani (83%) è capace di individuare uno o più giornalisti di valore, riconoscendoli come degni di fiducia. Allo stesso modo viene evidenziato che più del 70% degli intervistati sono consapevoli dell’utilità del giornalismo (da media ad altissima). Ma cosa vorrebbero gli italiani dai giornalisti? Dopo la competenza, la professionalità e la chiarezza espositiva, gli italiani vorrebbero che i professionisti dell’informazione avessero dei requisiti che li qualificassero dal punto di vista umano e morale:  soprattutto l’etica, l’essere non aggressivi e rispettosi degli altri, fino ad arrivare alla capacità di aiutare i lettori/spettatori a capire e non solo a sapere. Dunque, di fronte a tanta falsità e superficialità, si sente ancora più forte la necessità di persone libere, mature e preparate che possano offrire un’informazione seria e credibile.
Ma fermiamoci un momento a riflettere: chiediamoci come sia possibile, di fronte ai quasi 35 milioni di italiani che ritengono i giornalisti delle persone che fanno il loro lavoro con la menzogna, continuare a mandare in onda telegiornali o riempire le edicole di quotidiani e riviste facendo finta di niente. Che senso ha continuare a riversare fiumi di parole addosso a chi ti ritiene un bugiardo? Come mandare avanti il grande circo mediatico senza chiedersi cosa fare per riconquistare la dignità personale e professionale, oltre alla fiducia in se stessi e da parte del pubblico?
Ed ancora, di fronte al privilegio ed alla responsabilità di poter raccontare la realtà a milioni di persone, possono ancora valere i soliti riferimenti degli ascolti da aumentare, degli spazi pubblicitari da vendere e dei lettori da attrarre a tutti i costi? È ora di cominciare a chiederci a chi parlano e cosa comunicano i tanti giornalisti che gli italiani hanno imparato a riconoscere come bugiardi, incompetenti e corrotti.
Mi piacerebbe inoltre sapere se i risultati di questa ricerca sono stati letti, tra gli altri, dai direttori di quei tg che, a volte inconsapevolmente, usano in maniera diabolica i casi di cronaca nera per inquinare l’anima di migliaia di famiglie ed adolescenti. E chi si prende la briga di contare gli adepti della folta schiera di opinionisti ed analisti che in questi ultimi anni hanno esaltato e sostenuto la finanza senza regole ed il credito senza fine? Non sapevano costoro che nel baratro della grande crisi che è appena iniziata e che hanno contribuito a far scoppiare ci finiranno anche loro insieme a milioni di cittadini inconsapevoli, acritici e tele dipendenti? A proposito, l’ultima domanda la vorrei porre proprio ai protagonisti di questa indagine statistica, ai consumatori di informazione: perché mai, pur avendo imparato a riconoscerli, continuano a decretare il successo televisivo e mediatico di questa crescente folla di bugiardi, corrotti e narcisisti pseudo-giornalisti?
È ora di spegnere il piccolo schermo e di riaccendere la propria capacità critica, diventando protagonisti in prima persona di una informazione più sana e rispettosa. Per non rischiare di continuare ad essere dei testimoni passivi e bugiardi del nostro tempo.


Condividi su: