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Epidemia di malnutrizione

Per l’OMS l’obesità è un incubo che sta esplodendo a livello planetario. Le proposte

Gio 24 Mar 2016 | di Roberto Lessio | Salute
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Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'obesità è "un incubo che sta esplodendo a livello planetario" e per questo il problema è arrivato rapidamente in testa alla classifica delle priorità nell’agenda politica globale. Come un’epidemia, il problema si sta diffondendo in tutti i Paesi del mondo, anche in quelli più poveri, a causa soprattutto della disuguaglianza nella distribuzione del reddito: lo testimonia lo stesso rapporto dell’OMS. Sono in particolare le famiglie meno abbienti che, per necessità economiche, consumano cibi ricchi di zuccheri e grassi, pieni di calorie e povere di micronutrienti, in quanto venduti a basso costo. Sono gli stessi cibi che poi creano dipendenza, rendono precaria la salute delle persone e determinano un circolo vizioso che poi risulta molto difficile spezzare.

SQUILIBRI SOCIALI
Secondo la Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile, i soggetti obesi senza lavoro sono molto più numerosi di quelli con peso normale. I datori di lavoro preferiscono assumere soggetti non obesi, perché da essi si aspettano una maggiore produttività e meno giorni di assenza dal posto di lavoro. Ma sono in particolare i bambini, non solo quelli delle famiglie a basso reddito, ad essere maggiormente esposti al rischio obesità.
La stessa Fondazione stima che il 24% degli alunni delle scuole primarie (6-10 anni) è in sovrappeso, con un 12% di obesi: per questi bambini risulta alto anche il rischio dell’insorgenza del diabete, di malattie cardiovascolari, di carie dentali, ecc. Questi problemi sanitari a loro volta possono provocare in età adulta danni al sistema nervoso, perdita della vista, insufficienza renale, ictus e persino la necessità di ricorrere a delle amputazioni. In sostanza, questi bambini rischiano di andare incontro ad una durata media della loro vita più bassa rispetto a quella dei non obesi, così come inferiore rischia di essere la loro qualità della vita.
Si tratta di dati scientifici ormai consolidati a livello mondiale ed anche per questo sempre di più i governi nazionali stanno cercando i modi per contrastare tale tendenza.

TASSA SULLE BEVANDE ZUCCHERATE?
Molti Paesi, ad esempio, stanno pensando di introdurre delle tasse che contrastino il consumo bevande zuccherate, ritenute tra i maggiori fattori “ingrassanti” in assoluto.
Il principio dovrebbe funzionare come le accise per la benzina: si paga un costo fisso in proporzione al zucchero presente in ogni litro di bevanda. Il primo ad introdurle una misura del genere nel 2014 è stato il Messico: un paese dove l’incremento delle persone obese tra la popolazione povera è ai massimi livelli nel mondo. Si paga l’equivalente di 7 centesimi di euro per ogni litro di bibita contenente zucchero aggiunto. Nel primo anno di applicazione di questa misura fiscale, la vendita di bevande zuccherate è calata inizialmente del 6%, per poi passare al 12% a fine anno. Il dato si è rivelato particolarmente interessante nelle fasce di popolazione più povere dove il calo è stato del 17%, mentre complessivamente sono cresciute del 4% le vendite di acqua in bottiglia. Si sa che purtroppo le aziende del settore tendono a contrastare con ogni mezzo questo tipo di iniziative legislative e puntuali sono arrivate le critiche da parte di presunti addetti ai lavori “indipendenti”. Sono tre le critiche principali alla tassa messicana: 1) Colpirebbe anche le bevande che contengono zuccheri naturali (i succhi di frutta in particolare); 2) Ci sarebbe un’ingerenza illegittima sulle regole del mercato e una restrizione della libertà individuale di scelta; 3) Le etichette già adesso informano sufficientemente i consumatori degli apporti calorici di ogni prodotto. Su quest’ultimo punto c’è da chiedersi quanto ne sappiano persone povere e poco istruite di ciò che eventualmente possono leggere sulle etichette (ammesso che siano leggibili). La battaglia comunque è appena iniziata è non è detto che a prevalere alla fine siano ancora una volta gli interessi economicamente più forti. Provvedimenti del genere sono stati recentemente adottati anche in Norvegia e in Svizzera.

CIBO SANO, STAGIONALE E A KM ZERO
Un’altra misura di contrasto al rischio obesità per i bambini, che sta prendendo piede sempre di più anche nel nostro Paese, è il consumo di cibi sani, locali e stagionali nelle mense scolastiche. L’associazione “ActionAid” ha stimato che sono circa 50 milioni i pasti che vengono serviti ogni mese nelle mense italiane: quasi 2,5 milioni al giorno. Nella scuola dell’infanzia, cioè fino all’età media di 14 anni, ogni bambino consuma circa 2mila pasti alla mensa scolastica e questo dato rappresenta una grande opportunità per capire anche gli stili alimentari che adottano le rispettive famiglie. Per questo, sostiene l’associazione, è necessario migliorare la ristorazione scolastica puntando su prodotti sostenibili, cibi sani, locali, di stagione e biologici anche al fine di insegnare a bambini e genitori che nulla deve essere sprecato. Anche in questo caso l’uso della leva fiscale potrebbe essere utilizzato dalle amministrazioni locali (ad esempio con punteggi premianti nella fase di aggiudicazione degli appalti per le mense) per incentivare la produzione e il consumo di cibi salutari e disincentivare quelli più dannosi.
Tutto questo comunque sta avvenendo spontaneamente, perché in Italia ancora non c’è una legislazione sufficientemente chiara e adeguata all’entità del problema.
Giustamente molti nutrizionisti fanno notare in tal senso che abbiamo normative molto severe, in confronto, sul controllo della sicurezza dei giocattoli o l'uso dei seggiolini: perché il cibo e le bevande che i nostri figli consumano giornalmente, visto l’impatto sulla loro salute, devono essere trattate in modo diverso? Sui pacchetti di sigarette, per fare un altro esempio, c’è scritto a chiare lettere che il fumo nuoce gravemente alla salute e allora perché non adottare una misura simile per gli alimenti ipercalorici? L’OMS infatti stima che oltre il 60% dei bambini che sono sovrappeso prima della pubertà lo saranno anche nella fase iniziale dell’età adulta. Ciò riduce l’età media in cui arrivano patologie non trasmissibili ed influenza sensibilmente il carico dei servizi sanitari, in quanto aumenta il numero di accessi e di prestazioni ospedaliere.
Si sa che la prevenzione è sempre la miglior forma di lotta a qualsiasi problema sanitario e quello dell’obesità rispetta perfettamente questo principio. La stessa OMS ritiene che l’obesità dei bambini debba essere affrontata analogamente a quanto effettuato nel XVIII e XIX secolo con l’introduzione di forniture di acqua pulita, impianti di fognatura e servizi per il controllo degli alimenti e, più recentemente, con i controlli sull’inquinamento atmosferico, la guida in stato di ebbrezza, l’uso delle cinture di sicurezza e il fumo nei luoghi pubblici. Un motivo in più per avere norme certe, visto che di mezzo ci sono soprattutto i bambini.
 



L'epidemia si può fermare

Il fenomeno dei chili di troppo è ormai un'emergenza anche sanitaria, ma si può cambiare rotta. In Olanda la tendenza al sovrappeso è stata fermata e invertita: secondo le previsioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2030 meno della metà degli uomini olandesi saranno in sovrappeso, contro il 54% del 2010 e solo l’8% obesi contro il 10% di 20 anni prima. La stessa tendenza virtuosa si rileva fra le donne: l'OMS stima che solo l’8% saranno obese fra 15 anni contro il 13% del 2010.
 



Occhio alle bibite!

Lo squilibrio nel prezzo del cibo sano rispetto a quello poco salutare spesso spinge le persone verso scelte nutrizionali sbagliate. La scorsa estate il Comitato scientifico indipendente del governo inglese in materia di nutrizione ha concluso che le bevande zuccherate, soprattutto quelle a basso costo, dovrebbero essere "ridotte al minimo" in tutte le diete. è molto raro per questo Comitato pronunciare raccomandazioni di questo tipo che normalmente sono riservate agli alimenti che hanno effetti tossici. Il Comitato, dopo aver esaminato migliaia di studi, ha concluso che il consumo di bevande zuccherate è direttamente collegato al diabete di tipo 2.
 



EDO, L’app che ti dice se il cibo è sano

Punti lo smartphone sul codice a barre del prodotto, aspetti qualche secondo e appare una 'pagella' che ti dice se quell'alimento è sano. Basta scaricare sul telefonino l'app gratuita "Edo". L'innovativa trovata permette così di svelare ciò che troppo spesso le eticchete non dicono o dicono con parole e numeri incomprensibili e ambigui. Come dicono gli ideatori, questa app "ti spiega cosa stai mangiando", fornendo un voto da zero a 10, pro e contro del prodotto (ad es. se ha tanto sale o tanto zucchero o troppe calorie, coloranti, carboidrati, o se magari ha pochi grassi saturi, fibre e altre caratteristiche salutari). L'app indica anche se quel cibo va bene per vegetariani e vegani, intolleranti al lattosio e celiaci e offre anche le alternative più̀ sane per guidare il consumatore verso una scelta più̀ consapevole. Inoltre, per i prodotti non censiti, dà la possibilità di segnalarli: l’utente fotografa e invia l’etichetta. Edo è stata realizzata da quattro studenti universitari dell’Università di Bologna.
 



Perchè tutta questa Obesità?

Ben i due terzi della popolazione europea fra poco più di 10 anni saranno in sovrappeso. è una scelta volontaria? Chiaramente no, nessuno ingrassa con piacere, anzi, uno dei desideri più grandi di tutti è perdere un po’ di peso. Allora appare chiaro che non siamo più capaci di controllarci, ma perché? La fame, come il sonno e la sessualità non sono controllabili più di tanto con la volontà, ma sono istinti che hanno la loro origine nella sfera profonda della persona, più precisamente nell’inconscio. Se questo non è nutrito, soffre e cerca compensazioni. Ma come nutrire l’inconscio?  Il neonato è puro inconscio: vuole solo latte? No, si attende di essere accolto, amato...



Italia, ci costa 23 miliardi di € l’anno

Secondo la Fondazione Italiana per la Lotta all’Obesità Infantile, i costi sanitari diretti dell’obesità in Italia sono stimati in circa 23 miliardi di euro l’anno (dati 2003). La maggior parte di tali costi (più del 60%) è dovuta a ricoveri ospedalieri: l’obesità è il fattore responsabile di una serie di gravi patologie cardiovascolari, metaboliche, osteoarticolari, tumorali e respiratorie, che comportano una ridotta aspettativa di vita ed un notevole aggravio di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale.


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