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Malati per le serie tv

Bye-bye Hollywood: i nuovi divi arrivano dalla tv e all’ultima puntata scatta la sindrome dell’abbandono

Gio 24 Mar 2016 | di Barbara Savodini | Attualità
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C’erano una volta la tv ordinaria, i telefilm a piccole dosi e l’obbligo di dover aspettare una settimana per scoprire se il protagonista di turno avrebbe salvato la sua amata, ucciso l’assassino o salvato il pianeta. C’erano. Oggi ci sono invece la tv on demand, siti di streaming a go go e la pirateria che dilaga da un angolo all’altro del mondo,  con i fan delle serie tv sempre più dipendenti e assuefatti dal piccolo schermo. A casa, sul divano, in metro dal piccolissimo display dello smartphone o in treno grazie al tablet: ogni occasione è buona per scoprire come si conclude l’ultima puntata della decima serie di un telefilm iniziato appena due settimane fa. Ma è proprio quando finisce tutto, subito dopo quegli ultimi 45 minuti di euforia, che cominciano i problemi: una strana sensazione di smarrimento, sprazzi di depressione ed un senso di angoscia diffusa, simile a quella che si prova quando si viene lasciati, pare travolgano gli spettatori, facendo trascorrere loro più di qualche brutto quarto d’ora. Non è un luogo comune, ma una patologia conclamata grazie ad uno studio degli esperti della Ohio State University guidati da Emily-Moyer Gusy.  Un vero e proprio shock dell’abbandono che, in alcuni casi, arriva ad incidere sui rapporti personali, sul proprio umore o, addirittura, sul rendimento lavorativo.

La fine di una serie? Come la fine di un amore
Guarire si può, basta qualche giorno di astinenza e la determinazione di non andare a cercare immediatamente un’altra sfilza di 150 puntate da divorare in pochi giorni. Dopo la guarigione resta però la curiosità di capire come una serie tv possa instaurare un legame tanto stretto con il telespettatore da lasciarlo come disarmato dinnanzi al desiderio di vivere una vera e propria vita parallela. «Il punto è proprio questo – spiega Emily-Moyer Gusy nella relazione conclusiva del suo singolare studio – si viene a creare una sorta di transfer emotivo con uno o più attori. Del resto, ci sono alcuni aspetti dei rapporti con i personaggi televisivi che possono essere paragonati ai rapporti reali. Molti dei volontari sottoposti ai nostri test hanno affermato di percepire un disagio reale, simile a quello che si prova quando finisce un rapporto d’amore o d’amicizia – conclude la ricercatrice – solo che l’intensità non è paragonabile a quella che si prova nella realtà». Lo shock, tuttavia, resta ugualmente e riguarda le repliche non lenisce il disagio: si tratta solo e soltanto di copie. Singolare come a cadere vittima della cosiddetta sindrome dell’abbandono non sono più soltanto adolescenti e giovanissimi, ma anche un numero crescente di adulti. In quest’ultima fascia di età i più colpiti sembrano essere proprio i single, che, privi di impegni familiari, trascorrono intere nottate davanti allo schermo divorando, una dopo l’altra, cinque o sei puntate per volta.

Hollywood: mito passato di moda
Ad ascoltare i discorsi dei giovani e a leggere le loro discussioni sui social, sembrerebbe quasi che i film siano passati di moda. Un particolare colpo al volo dall’industria cinematografica che, già da tempo, ha cominciato ad indirizzare flussi consistenti di investimenti proprio verso il piccolo schermo. Effetti speciali, ambientazioni stravaganti e attori famosi già da tempo hanno così cominciato a migrare dal grande al piccolo schermo, con le produzioni di successo che diventano sempre più costose. Il caso più eclatante in questo senso è stato sicuramente “House of Cards”, la serie distribuita a partire dal 2013 attraverso il servizio di streaming on demand Netflix, che ha annoverato tra i suoi protagonisti attori come il premio oscar Kevin Spacey  e Robin Wright, conosciuta soprattutto per il ruolo di Jenny in Forrest Gump. Altrettanto importanti i registi di alcuni degli “intrighi di potere”, nomi come David Fincher o Jodie Foster, già all’apice del successo, ma divenuti con questa “manovra” veri e propri idoli anche per chi, da sempre, preferisce le serie tv ad un vecchio e più breve film. Proprio come il fan numero uno di “House of Cards”, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che subito dopo aver terminato la serie sugli intrighi della Casa Bianca ha iniziato quella sull’integralismo islamico “Homeland” (vero e proprio capolavoro del piccolo schermo) per poi passare a “Breaking Bad” e al traffico di metanfetamine. Che anche Obama non sia caduto vittima della sindrome dell’abbandono?

I re Mida della tv e dell’editoria per la prima volta insieme
A migrare dal grande al piccolo schermo pare che non siano soltanto star di Hollywood, effetti speciali e finanziamenti, ma anche e soprattutto le materie prime: storie, brogliacci e copioni. In cima alla lista, il più celebre autore di letteratura fantastica al mondo, Stephen King, che dopo aver prestato i suoi libri per le sceneggiature di oltre 40 film, ha deciso di dedicarsi alle mini storie a puntate. Da vera e propria macchina del successo quale è, lo scrittore statunitense ha recentemente stretto un accordo con il re Mida della tv, J. J. Abrams, creatore delle tre serie più seguite di tutti i tempi: “Lost”, “Fringe” e “Alias”. L’ultimo potenziale capolavoro si chiama 26.11.63, in America è appena uscito mentre in Italia arriverà soltanto a primavera inoltrata con i fan che aspettano con ansia i rocamboleschi viaggi nel tempo di Jake Epping (James Franco).
 



IL FINALE PIU' ATTESO

Il finale più atteso in assoluto è quello di “Dexter”, il serial killer che cancella le tracce degli omicidi lavorando nella polizia scientifica di Miami.
 



RECORD DI COSTI

LA PUNTATA: LOST: L’EPISODIO PILOTA PIU' COSTOSO
La puntata più costosa di sempre è l’episodio pilota di Lost: 14 milioni di dollari in quanto l’aereo precipitato sull’isola era vero

LA SERIE: THE PACIFIC: LA SERIE PIU' COSTOSA
La serie complessivamente più costosa di tutti i tempi è invece The Pacific, prodotta da Tom Hanks e Steven Spielberg in collaborazione con Hbo per un totale di 180 milioni di dollari.

IL CAST: FRIENDS: GLI ATTORI PIU' CARI
Il cast più costoso è invece quello di Friends: tale fu la fama conquistata dal gruppo di amici che, per girare l’ultima stagione, i sei attori pretesero e ottennero un milione di dollari a puntata.


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