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Vogliamo treni ad alta puntualitā

Si tratta di salvare il salvabile e non fare la fine di alitalia

Mer 01 Ott 2008 | di Armando Marino | Soldi

Abolire gli slogan. Sarebbe questa la prima grande rivoluzione di cui ha bisogno il mondo dei trasporti italiano. è incredibile quanto è spessa la cortina fumogena che viene prodotta per nascondere i problemi enormi che abbiamo in questo settore. “Salvare l’italianità”, si dice per la compagnia aerea di bandiera. Ma che vuol dire? Ci spiegano che, se Alitalia finisce in mani straniere, non potremo decidere i flussi turistici. Posto che i flussi turistici già oggi non li decidiamo, come si farebbe a imporre le rotte a un proprietario italiano, se è una società privata? E ora ci si mettono anche le ferrovie, che hanno strombazzato la “rivoluzione” che partirà dal 14 dicembre: con la partenza della tratta ad alta velocità tra Milano e Bologna (un’ora per fare 182 km, in Spagna in un’ora fanno Madrid-Saragozza, oltre 300 km) scatterà anche l’aumento dell’offerta. Trenitalia ha annunciato che negli orari di punta, al mattino presto e al pomeriggio, tra Roma e Milano partiranno convogli ogni 15 minuti e solo uno su due si fermerà anche a Bologna e Firenze. Secondo Trenitalia dovrebbe essere una “rivoluzione” che trasforma il collegamento tra le due città in qualcosa di simile a una metropolitana, da “prendere al volo”. è una notizia positiva, ma piano con i toni trionfalistici. Innanzitutto la velocità del viaggio, 3 ore e 45, non è poi così diversa da quella dei treni che già oggi fanno Milano-Roma senza soste: 4 ore. La speranza vera è che almeno ora l’offerta sia sufficiente alla domanda e non si debba più vedere lo spettacolo indecente di passeggeri costretti a viaggiare in piedi sull’Eurostar perché non ha trovato posto. L’operazione avrà un costo per il passeggero: il prezzo dei biglietti è destinato ad aumentare ancora. La vera rivoluzione, in realtà, sarebbe quella di rispettare gli orari, perché il primo problema delle nostre ferrovie è la scarsa, scarsissima affidabilità.
La verità è che da parte di Trenitalia si tratta di mosse obbligate per salvare il salvabile e non fare la fine di Alitalia. Il passivo della compagnia aerea nel 2007 è stato di 495 milioni di euro. Quello di Trenitalia di 409 milioni (e nel 2006 aveva superato i 2 miliardi). La baracca regge perché non c’è alternativa, in mancanza di concorrenza. Ora che sulla Milano-Roma sta per arrivare anche un concorrente privato, cresce il timore di un altro crac, un’altra figuraccia della classe dirigente di questo Paese. Il tempo degli slogan è finito.


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