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Danny De Vito: Un camaleonte di nome Danny

A 70 anni è l’idolo di Twitter, fa parte della serie tv via cavo più longeva d’America e ha collaborato anche con i One Direction

Gio 28 Lug 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Avrei potuto annotare una sua battuta per giocarmela in seguito o prestare più attenzione a qualche frase illuminante e saggia, invece degli incontri con Danny DeVito ricordo solo due momenti. Il primo è quando un giornalista gli fa notare: “Finalmente a Giffoni hai trovato un festival dove puoi guardare il pubblico negli occhi”. Voleva fare lo spiritoso alludendo alla statura dei giurati, tutti bambini, e provocare una reazione per poi scriverci un titolone da prima pagina. DeVito lo ha guardato fisso, si è alzato in piedi, gli ha fatto un applauso, gli ha detto “genio” e si è seduto continuando l’incontro come se nulla fosse.
Il secondo ha sempre per protagonista un collega che lo ha interrotto, perché non ha capito l’argomento della conversazione. Anche in questo caso l’attore non ha battuto ciglio, si è tolto il cappello con su scritto “It’s always sunny in Philpadelphia”, titolo del telefilm oggetto del dibattito, glielo ha mostrato e ha continuato a parlarne.
Questi due episodi parlano più di cento descrizioni e la dicono lunga sullo stile e il temperamento dell’artista italoamericano. Autoironico sì, ma mai sopra le righe: ecco perché il pubblico lo ama, a tutte le età. Lo confermano, semmai ce ne fosse bisogno, gli oltre 3 milioni e mezzo di fan su Twitter che lui delizia con il famoso “trollfoot”, quel piedone irriverente che piazza in ogni foto pubblicata. Dal canto suo segue solo 15 persone, tra cui i familiari, il Presidente Barack Obama e una manciata di star, capeggiata dal grande amico Arnold Schwarzenegger, con cui sta pensando ad un seguito della commedia “I gemelli”, a quasi 25 anni dall’uscita. 

La sua carriera è piuttosto variegata e comprende persino i cartoon…
«Sono entrato nel mondo dell’animazione grazie a “My little Pony: the movie”, quasi trent’anni fa, perché mia figlia era piccola e mi piaceva l’idea di fare qualcosa per lei. Poi ho continuato fino a “Lorax – Il guardiano della foresta”, convinto che il doppiaggio sia un altro modo di dare vita ad un personaggio, anche senza la fisicità dell’attore. E lo dico da italiano, perché so che invece per noi che ci agitiamo e gesticoliamo il linguaggio del corpo è fondamentale».

Quanto è importante saper parlare ai più piccoli?
«La favola del Dr. Seuss spiega il catalizzatore delle nostre azioni, che spesso resta l’amore. Non è commovente a tutte le età? I miei figli sono cresciuti con le sue storie e anche se non è famoso come i fratelli Grimm resta attuale e profetico, anche a quasi mezzo secondo di distanza». 

Ad ogni età abbiamo bisogno delle favole?
«Certo, per esempio qui si dice che sono le donne a salvare il mondo ed io ne sono convinto, perché con una moglie e due figlie femmine so di cosa parlo. Mi hanno permesso di dar la voce al personaggio di Lorax anche in italiano e per me, che sono così legato alla mia terra natale e non vedo l’ora di tornarci, è stato un altro regalo». 

Cos’altro ha insegnato alle sue figlie, prendendo spunto da questo libro?
«Che il “cattivo” non è diverso dagli altri uomini, deve solo imparare a non prendere soltanto, ma a dare sempre qualcosa in cambio. È quello che facciamo tutti, cerchiamo qualcuno che ci venga in aiuto. Ci pensate che all’epoca il prologo del libro in America era stato bandito perché sembrava un attacco all’industria del legno?».

Lei ha uno spirito ecologista?
«Sì, lo sono, eccome. Se continuiamo a deturpare e depredare la Terra delle sue risorse finiremo con il non avere più nulla. Io guido una Nissan elettrica che si ricarica con una presa, così vado a spasso tutto il giorno e la sera la ricarico. Non so da quant’è che non vedo una pompa di benzina».

È diventato un idolo di Twitter: perché le piace tanto?
«Ai piani alti ci vogliono accondiscendenti e dormienti, invece con i social network la gente si sveglia e tiene gli occhi aperti, si moltiplica la curiosità di sapere e ci si attiva per migliorare».

Che rapporto ha con la tecnologia?
«Io amo la tecnologia, infatti porto sempre con me una piccola telecamera con cui faccio foto e video da postare su Twitter, adoro parlare con la gente di tutto il mondo e mi piace che mi risponda. Mi arrivano risposte e opinioni, sia che mi trovi in un posto cool come Roma che sia a casa malato, non importa: il social è un bel posto dove stare insieme».

Anche in “C’è sempre il sole a Philadelphia” racconta temi sociali in maniera dissacrante con i giovani…
«Sono i ragazzi a mantenermi giovane perché hanno un’energia contagiosa. Ti svegli felice, vai sul set e sai di far parte di qualcosa di bello, insieme costruiamo una cattedrale…».

E in un episodio fa anche il troll, vero?
«Sì, mettiamo in scena questo musical in cui facevo una specie di strano gobbi. Ma sai cosa ti dico? Lo vorrebbero fare tutti, da Brad Pitt a George Clooney, ma nessuno offre loro ruoli così… s’illudono sperando che prima o poi gli capiti questa fortuna, ma niente. (Ride - ndr)».

Ha partecipato ad un video degli One Direction, fenomeno nato in un talent. Lei che ne pensa?
«Il talento è talento e basta, non importa da dove venga, se da un concorso di bellezza o da uno show televisivo».

 


 

TALENTO MADE IN ITALY

Daniel Michael DeVito Jr., classe ’44, è figlio di un piccolo imprenditore di origini italiane (dalla provincia di Potenza), ha tre figli (Lucy, 32 anni, Grace, 30, e Jacob Daniel, 28), avuti dalla moglie Rhea Perlman, con cui è sposato dal 1982. Non solo attore, ma anche regista e produttore (tra le tante pellicole anche “Pulp Fiction” ed “Erin Brockovich”). Ha debuttato in “La mortadella” di Mario Monicelli e ha collezionato film cult, tra cui “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “L. A. Confidantial” e “Batman – Il ritorno” (in cui interpreta il perfido Pinguino). In tv produce e interpreta “C’è sempre il sole a Philadelphia”, in onda in Italia su Fox Comedy, che ha scelto di raccontare anche al Festival di Giffoni, dove ha parlato anche del suo marchio Danny DeVito’s Premium Limoncello. Ha prestato la voce a vari cartoon, da “Hercules” a “Lorax – Il guardiano della foresta”.


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