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Se una mela al giorno toglie davvero il medico di torno

Consumando più frutta e verdura, oltre a star meglio e a vivere più a lungo, si riduce l’affaticamento del sistema sanitario nazionale

Gio 28 Lug 2016 | di Barbara Savodini | Salute
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Una diminuzione delle malattie coronariche di oltre un terzo a livello mondiale, 135mila decessi in meno e una riduzione del numero di ictus dell’11%: non è fantascienza, ma cosa realmente accadrebbe nel nostro pianeta se tutti mangiassero 600 grammi di frutta e verdura al giorno.
È quanto emerso da una ricerca condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità che, risultati dello studio alla mano, ha lanciato una capillare campagna di sensibilizzazione affinché, chiunque ne abbia la possibilità, si impegni a mangiare le famose cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. Non è soltanto di vivere meglio e più a lungo che si tratta, ma anche di alleggerire i sistemi sanitari nazionali di mezzo pianeta. 

Le dosi raccomandate
La quantità minima consigliata, sempre secondo l’Oms, è di 400 grammi suddivisi in cinque pasti tra colazione, pranzo, cena e merende, ma chi riesce a raggiungere i 600 grammi può considerarsi, con buone probabilità, immune ad un’incredibile varietà di disturbi. In generale, per un adulto con una dieta da 2.000 calorie al giorno, il regime raccomandato dall’Oms, e subito rilanciato dalla Fondazione Veronesi, calcola 50 grammi di insalata, 250 grammi di ortaggi (a crudo) e 150 grammi di frutta per ogni porzione. E se, pur non conoscendo gli effetti positivi di tale alimentazione buona parte degli europei si sente al sicuro grazie alle salutari abitudini dei propri paesi, improntati sulla dieta mediterranea, nazioni come Gran Bretagna, Irlanda o Germania, solo per fare qualche esempio, dovrebbero cambiare radicalmente modo di mangiare. 

APPELLO ALL’ITALIA
L’appello dell’Oms, tuttavia, riguarda anche l’Italia che, pur essendo la terra in cui notoriamente si mangia meglio, sta subendo in maniera repentina gli effetti della globalizzazione. Succhi, anziché frutta genuina appena colta dall’albero, carboidrati a volontà, a discapito delle verdure troppo complesse da cucinare soprattutto per chi lavora o ha poco tempo a disposizione, e semi-lavorati, che perdono gran parte delle proprietà nutritive positive, stanno infatti prendendo il sopravvento. 

L’occhio vuole la sua parte
Come si suol dire, l’occhio vuole la sua parte, è per essere certi di aver assunto tutte le vitamine e le proprietà indispensabili, è importante preparare piatti più colorati che mai. Non è uno scherzo, ma un trucco suggerito dalla Fondazione Veronesi, per tenere sempre a mente l’importanza di un’alimentazione basata essenzialmente su frutta e verdura. «L’aspetto appetitoso e variopinto dei prodotti dell’orto – spiega infatti l’ente che dal 2003 sostiene la ricerca e la divulgazione scientifica - è dato dalla presenza di pigmenti e vitamine. Mangiare sempre le stesse cose, cioè essere monotoni col colore nel piatto, significa anche avere un apporto limitato di nutrienti». 
Ma allora, quale tonalità cromatiche scegliere? Semplice, ognuna ha la sua funzione: il blu-viola delle melanzane, dei mirtilli,  delle more, del radicchio o del ribes, per esempio, apporta considerevoli quantità di beta carotene, vitamina C, potassio e magnesio; il verde, così presente nei piatti tipici della dieta mediterranea sotto forma di basilico, asparagi, broccoli o carciofi, fa bene invece per la presenza di acido folico e luteinia (tra gli innumerevoli benefìci protegge la vista). 

ROSSO, ARANCIONE, GIALLO... MA ANCHE IL BIANCO FA BENE!
Non bisogna cadere però nell’errata convinzione che i prodotti ortofrutticoli bianchi non facciano bene, perché, al contrario, garantiscono l’apporto di polifenoli (attività antiossidante), flavonoidi (fanno bene al fegato e al sistema immunitario), composti solforati, potassio, vitamina C e selenio. 
Mai dimenticare, infine, cibi rosso-arancio, come le ciliegie, le barbabietole, le angurie, le fragole o i peperoni, perché contengono licopene e antocianine (sostanze che combattono la fragilità capillare e vengono considerati un vero e proprio antidoto naturale contro l’invecchiamento), e alimenti gialli, indispensabili per incamerare le giuste quantità di potassio e vitamina C.

 


 

No a lavorati e prodotti confezionati

Centrifughe e soprattutto i tanto di tendenza estratti, frullati, marmellate fatte in casa: ogni soluzione è ben accetta se serve per raggiungere l’obiettivo dei 600 grammi di ortofrutta al giorno, ma medici e dietisti sconsigliano vivamente di ricorrere a  prodotti industriali e confezionati. Il perché  è presto detto, dal momento che in una normale bottiglietta di succo o in uno brik, anche delle marche più costose, solo per fare un banale esempio, la percentuale di frutta presente è davvero irrisoria. Per raggiungere l’obiettivo, in sostanza, bisognerebbe bere litri di bevande finendo per assumere una quantità di zuccheri sproporzionata ed estremamente dannosa per la nostra salute. Lo stesso vale per gli yogurt alla frutta, per le barrette o per i gelati, che, nella migliore delle ipotesi, contengono anche un’incredibile quantità di conservanti. Insomma, sembra una banalità, ma per vivere sani e belli non resta che tornare alle vecchie maniere, quando la merenda si raccoglieva direttamente dall’orto e il pranzo si guadagnava arando e innaffiando la terra.


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