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L’America made in Italy

Miami eletta capitale del turismo italiano per eccellenza. Ecco perché

Mer 01 Ott 2008 | di Stefano Cortelletti | Mondo
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Una volta erano gli statunitensi a venire in Italia a fare gli ‘americani’. Oggi siamo noi italiani ad andare negli Stati Uniti a fare gli ‘italiani’. Addio, dunque, al mito dello zio d'America col dollaro a portata di tasca. I veri americani, oggi, siamo noi. E così, Miami diventa la meta preferita delle nostre vacanze fuori stagione: una sorta di Rimini d'oltre oceano, dove incontri milanesi che fanno lo “struscio” sulla Lincoln Road, la strada fashion per eccellenza fatta di boutique e ristoranti, supermarket aperti a tutte le ore e gallerie d'arte. Oppure i romani, folkloristicamente seduti ai tavoli di qualche ristorante italiano, per sfidare il cuoco cinese e vedere come sa preparare un piatto di fettuccine, o ancora i siciliani sempre pronti a paragonare le loro spiagge a quelle degli States. Questa è oggi Miami, un pezzo del nostro Stivale (neanche a farlo apposta, si trova proprio sul “tacco” della Florida) dove è più facile parlare italiano che inglese. Vuoi questo euro che ci rende invulnerabili rispetto al dollaro, mettiamoci anche il clima sempre mite, prezzi convenienti – tranne a dicembre e gennaio, considerati dai tour operator 'altissima stagione' – e la sua posizione 'strategica' per raggiungere i Caraibi, Miami e la spiaggia di South Beach è meta sia delle vacanze mordi e fuggi, sia dei lunghi soggiorni. Molti italiani hanno scelto di avere qui la seconda casa, soprattutto i vip, così come tanti italiani a Miami hanno scelto di aprire ristoranti o di lavorare adattandosi. Le opportunità non mancano mai, dove c'è turismo. Specialmente in America, dove una crisi economica senza precedenti sta mettendo in ginocchio i risparmiatori, a tutto vantaggio degli stranieri che decidono di investire nel mattone, italiani in testa.
Considerata dalla rivista americana AskMen (agosto 2008) la spiaggia urbana più bella del mondo, prima di Dubai, Rio de Janeiro e Barcellona, South Beach è una lingua di sabbia dove si affacciano grattacieli, ristoranti, locali notturni, una pista ciclabile e la vita per eccellenza. Per arrivarci si attraversa un ponte (a pagamento, come quasi tutte le strade della Florida) sospeso sul mare, quasi una porta d’ingresso dal mondo reale al Paese dei Balocchi. South Beach non conosce orario, vive 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno, rendendo Ocean Drive una delle strade più rinomate degli Stati Uniti. È lì che Gianni Versace aveva scelto di vivere, ed è sempre lì che qualcuno ha deciso di farlo morire, assassinandolo barbaramente nel luglio di 11 anni fa. La sua residenza, Casa Casuarina, venduta nel 2000 dalla famiglia Versace al multimilionario Peter Loftin, oggi è un albergo di lusso visitabile all'interno per 'soli' 50 dollari. E lo stesso proprietario ha fatto rimuovere ogni riferimento a Versace, tra cui lo stemma sul cancello. Non un fiore, non una stele. I turisti ci si fanno la foto davanti, dimenticando che cosa sia accaduto su quelle scale. Gli unici a sottrarsi a questo rito sono proprio gli italiani.
D'altro canto, la vita su Ocean Drive scorre inesorabile. A pochi metri da Casa Casuarina il mondo gay si ritrova al Palace, dove si improvvisano spettacoli in mezzo alla strada, spesso bloccando anche il traffico, vero cruccio della polizia di Miami che non sa mai come far decongestionare auto e visitatori. Il Palace è anche il quartier generale dei sostenitori del candidato Presidente degli Stati Uniti Barak Obama: alle primarie, la Florida si schierò con l’altro candidato John McCain, ma nei sondaggi ora Obama sta risalendo. Per il resto, la città è un surrogato di apparenza. Girare su macchinoni rombanti con stereo a tutto volume, più che una moda è uno status. Locali nel caratteristico stile americano anni '30, fast food e discoteche sono lo svago per eccellenza, l'unico svago. Perché Miami vive di apparenza, di luce riflessa e di artifici visivi, indubbiamente belli ma senza consistenza. Forse anche per questo il turismo funziona così bene: le navi da crociera partono e arrivano in continuazione nel grande porto di downtown, e anche orde di anziani americani considerano un viaggio in Florida come la panacea a tutti gli acciacchi dell'età.
Miami è un po' caraibica, non solo per la vicinanza a Cuba e per il mare cristallino, ma anche per la gente che vi abita. Ad esempio, nel quartiere di Little Havana si parla solo spagnolo ed è abitato solo da cubani; si fumano sigari, si mangia moros y cristianos, riso e fagioli. ‘Aquì se habla inglès’ è il cartello che sovente si trova fuori dai negozi di Little Havana. Come se parlare inglese a Miami fosse un'opzione.
Ma mentre le serie tv tipo Miami Vice o CSI Miami ci descrivono una città superficiale, la realtà è un'altra: Miami cerca ancora una sua identità ben precisa, provando ad affermarsi come capitale della moda e dei business latino americani. Per il mondo, almeno fino ad ora, rimane la spiaggia più bella del mondo. E non è poco. Un po’ sfortunata, Miami, in questa stagione estiva, minacciata da almeno dieci tra uragani e tempeste tropicali. Nell’ordine: Arthur, Bertha, Cristobal, Dolly, Edouard, Fay, Gustav, Hanna, Ike, Josephine. Una curiosità: i nomi seguono un ordine alfabetico e vengono decisi dal National Hurricane Center di Miami, pronto a lanciare l’allarme se l’uragano diventa minaccioso per la popolazione. Miami per quest’anno l’ha scampata, ma paga le conseguenze di questo clima: dopo l’uragano che ha distrutto il Texas, la benzina è schizzata a 3,90 dollari al gallone, circa un euro al litro. Sempre poco, rispetto all’Italia, ma non dimentichiamo che fino a due anni fa costava un dollaro al gallone. Praticamente niente.


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