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autunno anche per il cinema?

Pochi grandi titoli in attesa del Natale

Gio 27 Ott 2016 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
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Di solito nel cinema a questo punto dell’anno siamo in altissima stagione. Ma in attesa dell’infornata natalizia, si distribuiscono pochi grandi titoli. E noi ne approfittiamo per curiosare tra i film più “indie”.

7 minuti
Michele Placido torna al suo cinema migliore, quello sociale e lavorista, e lo fa con la storia di protesta e dolore di 11 operaie. Grande cast – Ambra Angiolini, Cristiana Capotondi, Violante Placido, Fiorella Mannoia, Ottavia Piccolo, Maria Nazionale tra le altre – e il lasso di tempo citato nel titolo è una minipausa pranzo che una multinazionale pretende in un accordo di acquisizione per salvaguardare i posti di lavoro. Sette minuti è una storia vera, accaduta in Francia, a Yssingeaux, nel 2012. Undici donne, tra operaie ed impiegate, di nazionalità diverse, vengono chiamate al tavolo di una trattativa di lavoro: hanno di fronte la nuova proprietà e capiscono immediatamente che quella richiesta, marginale, potrebbe nascondere una questione di principio, un punto di non ritorno. Su cui si dividono e riflettono aspramente. La discussione, le spaccature, la bravura interpretativa delle attrici ne fanno un’opera fondamentale. Per noi, come cittadini e come spettatori.

La ragazza del mondo
Per molti di noi i Testimoni di Geova sono solo quelli che il sabato mattina ci svegliano con la loro mal sopportata opera di proselitismo. Sono elementi folkloristici o della cronaca sanitaria, quando i loro precetti ostacolano guarigioni se non causano morti. Con quest’opera l’esordiente Marco Danieli si pone una sfida molto forte, con Romeo che è uno sbandato in cerca di redenzione e Giulietta che è una santa in cerca del peccato. La doppia pista di un amore potente che innerva il romanzo di formazione di una giovane donna e quella di un settarismo religioso interno all’Occidente e di cui sentiamo parlare in quantità inversamente proporzionale a quanto ne sappiamo davvero. Sara Serraiocco è eccezionale nell’incarnare un momento di crescita, consapevolezza ed emancipazione dolente e appassionato; Michele Riondino è la solita certezza. Il resto è fatto di una regia semplice e immediata, una storia lineare e coinvolgente, la ricerca e il desiderio di andare oltre gli stereotipi, ma senza ignorarli. 

Animali notturni
Il cinema di Tom Ford è un enigma elegante, un’oscurità luminosa, una ricerca del senso della vita e dell’arte molto particolare e personale. E forse anche per questo assume caratteri di universale originalità, soprattutto nel tratteggiare i sentimenti. Qui tutto viaggia su una storia d’amore finita e su un romanzo che arriva alla ex moglie dopo anni dalla conclusione del loro rapporto. Lui le chiede una revisione, perché non ha mai avuto critica migliore di lei. Lei, gallerista, entra dentro il racconto e non riesce ad uscirne, sempre più incatenata a un perverso intreccio tra realtà, finzione e possibile futuro. Amore e vendetta, forse minacce, abissi psicologici e vette creative, Tom Ford con il suo ritmo compassato ma deciso ti porta altrove per poi togliere, ai protagonisti e agli spettatori, la terra sotto i piedi. Amy Adams e Jake Gyllenhall, poi, sanno portare al lungometraggio una profondità e un disagio che ti rimarrà addosso a lungo. 

Falchi
Toni D’Angelo è uno di quei registi dal talento ruvido e delicato, capaci di indossare storie in chiaroscuro con trasporto e onestà creativa e intellettuale. E così un’opera di genere ammantata dell’atmosfera del suo esordio, “Una notte”, ma innestata sul cinema di genere più classico, ci offre un buddy movie noir che gode anche della bella intuizione di formare una coppia atipica e riuscita, come quella costituita da Fortunato Cerlino e Michele Riondino. è un lungometraggio sincopato e sensibile, che alterna l’universo lavorativo e privato dei due, fatto di imperfezioni umane e di personaggi di contorno di spessore. Un piccolo grande film, di quelli che in America, nel panorama indie, diventerebbero dei cult, dei casi cinematografici e che nel mercato asfittico italiano rischiano di rimanere nell’ombra. Ed è un peccato, perché come D’Angelo dovremmo averne di più.

Planetarium
Metti Natalie Portman e la figlia di Johnny Depp e Vanessa Paradis in un film esoterico e tormentato e avrai… un disastro. Non basta la prima, sempre bravissima, a salvare un’opera sconclusionata e pretenziosa, alla ricerca della magia del cinema e della vita. Quando si prova a prendere il volo a livello emotivo, si trova il morboso, quando si tocca l’ossessione, si piomba nel grottesco. La regia è scolastica, nelle scene migliori, e infelice in quelle peggiori, le interpretazioni non sono credibili né coinvolgenti, la scrittura arranca e persino la fotografia che insiste su particolari vezzosi è da bocciare. A giudicare dai talenti in campo si poteva e doveva fare di più, ma a volte si pensa che un po’ di illusionismo (cinematografico e non) possa nascondere difetti e pecche. Non è così. 


 



I magnifici 7 (in sala)

La ragazza del mondo: testimoni di Geova e un amore impossibile, Romeo e Giulietta tra il settarismo e la criminalità. Un bravo esordiente alla regia, Serraiocco e Riondino da premio.

Animali notturni: Tom Ford ti mette davanti al suo cinema senza compromessi con il pubblico e ti conquista. Ha anche il pregio e l’audacia di farlo con ottimi attori. Cinema elegante e feroce.

Falchi: un cinema di genere di quelli di una volta, con un cineasta originale e pieno di talento come Toni D’Angelo. Il poliziottesco diventa d’autore, grazie anche alla strana coppia Cerlino-Riondino.

Bleed for this - Vivo per combattere: film sui pugili se ne fanno parecchi. Forse perché non c’è perdente più affascinante di quello coi guantoni. Film di scuola, ma con il suo fascino. Da vedere.

7 minuti: sembravamo esserci dimenticati del buon vecchio cinema lavorista e invece ecco che Michele Placido, straordinario nel racconto civile, ci riporta in fabbrica. Con attrici clamorose.

Oasis Supersonic: i fratelli Gallagher, la fama mondiale, il primo vero fenomeno di massa musicale dopo decenni. Ora un documentario prova a far ordine tra arroganza, litigi e talento. E ci riesce. Forse.

Planetarium: prendere Natalie Portman e fare un film tra i più brutti di questo millennio è un reato contro l’arte per cui la regista non verrà mai perdonata. L’altro è aver fatto recitare la figlia di Depp.



I fantastici 4 (in dvd)

The boy: l’horror-thriller d’atmosfera con baby sitter e bambino è un grande classico. Meno che di mezzo ci sia una bambola (feticcio del genere). Opera interessante, da vedere a luce spenta.

The Neon Demon: Nicholas Winding Refn è un genio. Lo sa e si diverte a esserlo, esagerando e a volte sfiorando la cialtronaggine. Ma “The Neon Demon” è un film clamoroso, un Argento 3.0.

La battaglia di Algeri: Gillo Pontecorvo fece il suo capolavoro assoluto con il suo film più difficile e moderno. Vederlo oggi, vi sconvolgerà. C’è passato, presente, futuro. Del cinema e del mondo.

Where to invade next: Michael Moore o lo ami o lo odi. Non di rado fai entrambe le cose nello stesso film. Ma se non ci fosse, per ironia, arguzia e anche sfacciataggine, dovrebbero inventarlo.


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