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Guerre stellari sotto l’albero

Molti regali sotto l’albero: un cane rock, un eroe civile e una storia meravigliosa di ricatto sociale

Ven 25 Nov 2016 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
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Mc Conaughey e Star Wars, un cane rock e un eroe civile del più trumpiano dei divi (e registi). E poi una storia meravigliosa di riscatto sociale, a Roma, a La Rustica. Sotto l’albero, quest’anno, troviamo molti regali.

Free State of Jones
Sessantacinque milioni di dollari di budget per un film sulla guerra civile americana è già una bella scommessa, incentrarla su un Cincinnato moderno che da contadino insolente e coraggioso si ribella, armato e solo, contro la Confederazione, è quasi una sfida impossibile. Ma vinta, sorprendentemente, perché, invece di dedicarsi all’epica di ideologie progressiste e conservatrici antagoniste, della guerra di liberazione, del conflitto tra antico e moderno, si concentra sull’umana solidarietà degli ultimi, di agricoltori e schiavi, che vogliono rispettare se stessi, tenersi la terra e la dignità. Lo stato libero di Jones è una enclave di libertà, di autodeterminazione, di Davide che batte Golia perché ha cuore e rabbia. E così, in un attimo, un film in costume diventa attualissimo e lacerante, grazie a una regia attenta e a un Mc Conaughey che in questa sua seconda fase di carriera ha saputo trovare in sé un talento e una potenza espressiva insospettabili.

Il più grande sogno
Ancora una storia di riscatto, ma nel quartiere romano periferico della Rustica, un singolo che riesce a prender su di sé una comunità e portarla dove non poteva neanche immaginare, solo con la forza di ciò che è giusto fare. E pazienza se l’antieroe non ha nulla per diventare il motore di una piccola rivoluzione, anzi. Frezza, che interpreta se stesso in questo biopic di un piccolo grande sogno divenuto realtà, ha saputo togliersi di dosso la galera, gli errori, le zavorre di un padre che lo ha sempre usato, per riprendere tra le sue mani ruvide e forti una vita sbagliata. E, non rinunciando ad aiutare se stesso, riesce a offrire un’opportunità a chi, fino a quel momento, era vittima di un quartiere che non ti dà scampo, quasi mai. Magari partendo da un semplice orto, da un centro sociale, dal rifiutare il destino che ti hanno cucito addosso. Il resto è la regia di Vannucci, delicata e diligente, quell’Alessandro Borghi che fa da contraltare malincomico, le interpretazioni emozionanti e grintose di Milena Mancini e Ivana Lotito. Ma “Il più grande sogno” è quello di un produttore indipendente come Giovanni Pompili, di un cast artistico e tecnico che ha messo tutto se stesso in un progetto che pochi avrebbero avuto il coraggio anche solo di cominciare. 

Rock Dog
Fare un film d’animazione con un cane che rinuncia ad essere cacciatore per cadere preda della sua passione per la musica, direbbe Adriano Celentano, è rock. “Rock dog”, per la precisione, quello che nasce in una graphic novel tibetana e diventa una coproduzione tra due superpotenze (Usa e Cina) per regalare una storia di formazione dolce e divertente. E pazienza se gli schemi narrativi sono prevedibili, fin troppo classici, e il tratto è ingenuo e senza guizzi. Certe opere vanno vissute emotivamente, apprezzando i comprimari - “ti credo, cane” è la battuta dell’anno e scoprirete vedendo perché - e lasciandosi cullare dal messaggio. Da quella battaglia generazionale tra padre e figlio, dalla volontà di sognare che va oltre il buon senso, dal talento che può sconfiggere tutti, anche nemici apparentemente invincibili. E se il buon Giò Sada, nell’adattamento italiano delle canzoni (quelle originali sono frutto di un megacontest fedele allo spirito del lungometraggio) fa il suo, la forza è tutta in questo Rock Dog che non puoi non amare per la sua simpatia e il suo entusiasmo. E per quel gatto pop star che ci ricorda tanti divi schiavi della loro immagine, ma pronti a tornare alle origini. Certo, poi, la supercolonna sonora aiuta parecchio.

Sully
Ridevate fino a poche settimane fa di Clint Eastwood? Gli davate del rimbambito per il suo endorsement a Donald Trump? Come al solito aveva ragione l’ispettore Callaghan, purtroppo per noi. Per fortuna, per noi e per lui, rimane un grande regista e ci offre, con la storia di un pilota-eroe l’ennesima parabola umana, cinematografica e morale di una carriera che dietro la macchina da presa ha assunto dimensione artistiche, visive e creative di altissimo livello. Sully, che altro non è che il Capitano Sullenberg, è una nuova, potente indagine sul sogno americano, su cosa si nasconde dietro un’utopia che non di rado cela una complessità che solo lui riesce a semplificare senza banalizzarla. E questo perché oltre la politica, la morale pubblica e privata, l’immaginario Clint punta con la sua macchina da presa l’uomo. Quel Sully - ottimamente interpretato da Tom Hanks - che quella manovra assurda sull’Hudson la fa, contro ogni logica, contro ogni procedura, contro ogni convinzione di chi indagherà sui suoi gesti. E questo perché Eastwood, come i suoi personaggi, fa sempre la cosa giusta. Una lezione di vita e di cinema: un po’ retorica, secca, impeccabile.

Rogue One: A Star Wars Story
Otto film per una saga che ha percorso generazioni e rimane affascinante anche ora che ha perso forse la sua magia ma mantiene intatto il carisma. E questo nonostante George Lucas sia invecchiato e abbia affidato questo suo nuovo figlio a un cineasta come Gareth Edwards, talentoso ma senza le ambizioni epiche di un J.J. Abrams, o le sue. Prova, con Guerre Stellari, a cercare alter ego dietro la macchina da preso meno visionari e forse più diligenti, come fece con la prima mitica trilogia (che poi è la seconda, ma questo lo lasciamo ai filologi, non basterebbero due pagine a spiegarvi tutta la cronologia di questa tragedia greca moderna). I ribelli sono alla ricerca dei piani della Morte Nera, il salto temporale è imponente, così come la posta in palio, nel film e del film. Difficile dire se ne sia valsa la pena, c’è troppo di “Star Wars” in noi per essere sereni nel giudizio. Vi basti solo sapere che non dovrete resistere alla tentazione di vederlo: lo dobbiamo a noi, bambini stupiti, che ci atteggiavamo a Han Solo e sognavamo la principessa Leia. 

 



I magnifici 7 (in sala)

Il più grande sogno: Frezza, segnatevi questo cognome. A Roma c’è un eroe che non ha il fisico del ruolo, un orco buono che ha vissuto una favola dura e pura. Come questo film, un gioiello.

Rogue One - A Star Wars Story: Guerre Stellari è la nostra infanzia, la gioia della scoperta, il divertimento del cinema al suo meglio. Siamo al capitolo otto e no, non ci siamo ancora stancati.

Sully: la storia è vera, quella di un pilota eroe che fa la cosa più pazza solo perché è quella giusta. Clint ama gli uomini normali che diventano eccezionali. Non è questo, forse, il sogno americano?

è solo la fine del mondo: in tempi in cui Bob Dylan vince il Nobel e lo snobba, questa commedia urticante sulla dissacrazione del Nobel stesso e sulla ferocia della provincia è da vedere e gustare.

Free State of Jones: gli Stati Uniti hanno una storia breve ma intensa. Amano indagarla, ricordarla, pure smitizzarla. Qui c’è Matthew McConaughey a fare il Cincinnato ostinato e indomito.

Rock Dog: musica, animazione, il sogno di un cane che vuole diventare rockstar. Una storia semplice, forse anche troppo, ma che ci scalda il cuore. E che ci delizia le orecchie. Per tutti.

Natale a Londra - Dio salvi la regina: Volfango De Biasi, con Lillo & Greg, ha riformato e rivoluzionato il cinepanettone. Che non farà incassi monster, ma mette d’accordo pubblico e critica.

 



I fantastici 4 (in dvd)

This Changes Everything: il nuovo Presidente degli Usa nega che esista il riscaldamento globale, questo documentario provocatorio e bellissimo ci dice cos’è e perché è un’opportunità. Necessario.

Il camorrista: la Mustang Entertainment recupera questo cult sottovalutato e ce lo offre restaurato. Giuseppe Tornatore al suo meglio, prima dell’Oscar, racconta Cutolo. Film di una ferale potenza.

Mommy: Xavier Dolan è un genio che a meno di 30 anni ha già un posto nel pantheon dei più grandi. Sa essere dirompente emotivamente e artisticamente audace. E ti strappa il cuore, sempre.

Il Trono di Spade: cinque stagioni in versione Steelbook (una custodia raffinata e curatissima) in blu-ray. La serie televisiva che ha conquistato il mondo è il regalo di Natale inusuale e immancabile.

 


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