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Il ritorno della tv di servizio

Maria Pia Ammirati responsabile di uno mattina. Professionalità e sensibilità per una televisione credibile

Mer 01 Ott 2008 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Dal 1986 per milioni d’italiani la giornata inizia con la televisione sintonizzata su Uno Mattina. Rinnovare e migliorare un programma storico e di successo come il talk show mattutino di Rai Uno non era impresa facile: nell’ultimo anno c’è riuscita Maria Pia Ammirati, giovane e determinata capostruttura della maggiore rete nazionale. Noi, che apprezziamo e seguiamo attentamente chi si impegna per proporre una vera comunicazione al servizio della Persona, non ci siamo fatti scoraggiare dalla difficoltà di trovare uno spazio nella sua vorticosa giornata lavorativa, ed alla fine la nostra pazienza è stata premiata.

Dottoress Ammirati, le piace il suo lavoro, così impegnativo e stressante?
«Credo che sia il mestiere più bello che si possa fare, l’apice della mia carriera. Anche se, tra sollecitazioni, pressioni e la necessità di mandare in onda un messaggio pulito ed autorevole, si fa una gran fatica».

Come nasce il suo interesse per la realizzazione di programmi televisivi di grande ascolto?
«Ho sempre avuto la vocazione della comunicazione e sono quasi 15 anni che mi occupo di produzione tv. Nel 1992, già giornalista, sono stata assunta in Rai. Dopo aver imparato la grande burocrazia aziendale, ho voluto subito impegnarmi nella produzione, partendo dal basso, come assistente ai programmi. Da allora ho sviluppato la passione sul come si realizza il prodotto televisivo, conducendo anche dei programmi di Rai Educational».

Come si è evoluto il ruolo femminile nel mondo della comunicazione?
«Dagli anni ‘90 è notevolmente cresciuto il numero delle donne che lavorano in ambito giornalistico. Questo è senz’altro positivo, anche se corriamo il rischio di creare uno stereotipo: ora sembra che tutte le donne vogliano diventare giornaliste televisive. Però per giungere ad un vero cambiamento culturale deve mutare anche il ruolo femminile in quest’ambito. Ci sono molte donne che lavorano alla produzione delle notizie e sono spesso speaker che investono la loro immagine, ma quasi mai sono presenti nei vertici. Dove sono i capi redattori o i direttori di telegiornali donne?».

Cosa pensa di com’è rappresentata la femminilità sul piccolo schermo?
«La mia esperienza diretta in video mi ha portato a riflettere molto. Purtroppo si offrono spesso dei modelli sbagliati, che sono pieni di vecchi concetti e stereotipi mai morti e diseducativi. I responsabili del prodotto dovrebbero stare molto attenti, soprattutto per le adolescenti che attingono a piene mani da quello che va in onda».

Ritiene validi i messaggi che offrono oggi i mass media sulla sessualità?
«Non sopporto i bacchettoni, ma è indubbio che quello che a volte si vede in tv è paradossale. La sessualità non è solamente quella esplicita, ma può essere mediata anche da come è rappresentata la persona e la donna in particolare. Bisogna valutare tutto con attenzione, dalle parole ai gesti ed ai vestiti, senza cadere nell’eccesso di ingessare la tv. In ogni modo la migliore garanzia di mandare in onda un buon prodotto è di scegliere come collaboratori delle persone mature e lasciarle lavorare con ampia libertà. Che però deve essere ben utilizzata. Per questo ritengo fondamentale aumentare l’impegno nella formazione profonda del personale».

Qual è il ruolo della tv oggi?
«Chiariamo anzitutto che secondo me la tv non deve essere educativa; ci sono momenti in cui lo può diventare, ma in programmi o canali dedicati, come ad esempio Rai Educational. La tv è uno strumento di svago, di piacere ed anche d’apprendimento, ma di tipo leggero. Alla tv non si dovrebbe delegare l’educazione dei propri figli: per i bambini, dopo la fondamentale cura della relazione personale con i genitori, dovrebbero esserci la scuola, anche se oggi è molto in crisi, ed il gioco. Solo dopo viene la tv, che naturalmente deve essere curatissima perché ha molte responsabilità. Soprattutto l’emittenza pubblica che, pur garantendo il pluralismo di vedute, deve fondarsi su valori etici e morali».

Come si fa ad ottenere una tv di qualità?
«Non ho ricette magiche, ma posso dire quello che ho sperimentato nel mio piccolo con l’operazione di svecchiamento ed innovazione fatta su Uno Mattina. Insieme ai miei collaboratori abbiamo cercato la qualità concentrandoci su tre fattori: a) le persone invitate; b) gli argomenti trattati; c) la scelta di protagonisti di livello. Un’altra cosa è certa: fino a quando avrò questa responsabilità, ad Uno Mattina non ci sarà posto per il gossip. Naturalmente abbiamo dei momenti di alleggerimento, ma non scenderemo mai sotto un certo livello. La risposta del pubblico è stata molto positiva: la gente ci segue moltissimo e per tutto l’anno abbiamo ottenuto ottimi indici di ascolto, maggiori di quelli della concorrenza».

Il pubblico è ancora capace di apprezzare un programma di qualità?
«Certamente, anche se vorrei sottolineare che è necessario permettere ai telespettatori di apprezzare un programma di qualità. Ma come si fa se è tutto così veloce e si chiudono i programmi dopo due puntate se non ci sono buoni ascolti? Soprattutto nel servizio pubblico, si dovrebbe dare tutto il tempo necessario sia per pensare e creare un programma, sia per permettere allo spettatore di comprenderlo. Solo così ci può essere una tregua nella guerra tra i dati d’ascolto e la qualità dei programmi proposti».

Che riflessi ha la sua attività sulla vita privata?
«Ritengo indispensabile avere la cura di ritagliarsi del tempo per sé ed i propri cari, anche se è molto faticoso. Io provengo da una famiglia numerosa, sono la primogenita di 4 figlie e considero la famiglia il mio centro vitale ed anche la fonte del mio equilibrio. Negli ultimi anni la mia vita è sempre stata dedicata soprattutto al lavoro, ma poi, nel 2002, è nato mio figlio Nicola e la mia vita è cambiata! Non dovremmo mai dimenticare che ognuno di noi ha come dovere sociale non solo il lavoro, ma anche quello di tenere insieme le famiglie. Quando non lo facciamo rischiamo di perdere molto. Oggi nel nostro Paese c’è il gravissimo problema della denatalità, ma solo con i bambini c’è Vita in una famiglia! Purtroppo noi donne in Italia non siamo aiutate e supportate nella maternità e questo è il danno più grave che si potesse fare al nostro Paese».

Suo figlio guarda la tv?
«A mio figlio non faccio guardare la tv perché ritengo che, anche quando non trasmette cose esplicitamente violente, è di rado adatta ad un bambino. In ogni caso i genitori devono sforzarsi di non lasciare i propri figli da soli davanti all’apparecchio televisivo, aiutandoli eventualmente a guardare dei programmi realizzati per loro, come quelli molto validi di Rai Tre. Dal mio canto io m’impegno e sono molto fiscale affinché una trasmissione come Uno Mattina, compatibilmente con i temi trattati, possa essere vista anche da un bimbo come mio figlio di 6 anni».

Dona speranza vedere quanto spazio una trasmissione importante come Uno Mattina riserva ai problemi sociali ed alle sofferenze dei bambini.
«Non si possono ignorare i milioni d’individui che, più o meno vicini a noi, vivono nel disagio. Da adolescente ho fatto parte per molto tempo delle Comunità Francescane: da quelle esperienze sono stata profondamente educata ed ho imparato che esiste la sofferenza, soprattutto quella dei bambini».

Lei, che è una comunicatrice così attenta, come si spiega il grande malessere che pervade la nostra società?
«Purtroppo siamo diventati una collettività molto materialista ed aggressiva, con un forte individualismo che è estremamente deleterio. Se si è troppo chiusi e centrati sul proprio io, non s’incontrano gli altri e si rischia di perdere anche la propria spiritualità. Al fondo dell’odierna malattia sociale c’è la distanza di ognuno da Dio, dalla propria anima e, forse, anche dalla Chiesa».

C’è ancora posto per Dio nella nostra vita?
«La religione ha un valore molto alto, soprattutto perché il rapporto con Dio è un rapporto diretto e privato di ogni essere umano. Ritengo che la Chiesa Cattolica sia una sorta di catalizzatore del sociale ed in qualche modo io le delego la necessità di farsi carico, in Italia e nel Mondo, di alcune cose importanti, come il rapporto con le fasce sociali meno abbienti. Da diversi anni non sono più una cattolica praticante, ma vivo il rapporto con Dio in modo molto personale. Anche se c’è la Chiesa o varie forme di strutture ed intermediazioni, la verità è che chi è cattolico sente anzitutto la necessità di avere con Dio un contatto diretto e personale».

NON SOLO VIDEO
Maria Pia Ammirati, nata nel 1963 e laureata in Lettere, è stata autrice e conduttrice di vari programmi culturali della televisione pubblica. Attualmente è capostruttura di Rai Uno, responsabile, oltre che del programma “Uno Mattina”, anche di “Linea Verde” e del nuovo “Verdetto finale”. Ma la Ammirati coltiva anche un’altra passione: la scrittura. Infatti, collabora con diverse riviste come critico letterario, ha pubblicato saggi e raccolte di poesie ed ha ottenuto molti riconoscimenti con i suoi due romanzi più famosi:  “I cani portano via le donne sole” (Empiria, 2001) e “Un caldo pomeriggio d’estate” (Cadmo, 2006).


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